Cose che ci ha detto il secondo turno di Rugby Championship

A poche ore dalla fine della seconda giornata del torneo vediamo cosa è andato e cosa c’è da rivedere tra le protagoniste

ph. David Gray/Action Images

Nuova Zelanda: ai demeriti degli avversari vanno sempre sommati i meriti propri. Anche senza Cruden la squadra è girata, la sensazione è sempre quella del motore perfetto, i cui ingranaggi possono essere cambiati da una settimana all’altra. Taylor ha dato ordine ma soprattutto tranquillità, non ha mai dato impressione di non sapere cosa fare, anche perché è stato ben supportato e le sue terze linee l’hanno messo nelle condizioni di esprimersi al meglio. Rispetto alla prima partita comunque il dominio non è apparso così evidente, anche se gli uomini di Steve Hansen hanno sempre il merito di convertire in punti il gioco prodotto e di portare a casa il macinato.

 

Australia: certamente rispetto alla partita della scorsa settimana ci sono stati dei miglioramenti. I ragazzi di McKenzie sono riusciti a rimanere più a lungo aggrappati alla partita, anche se la sensazione è stata che gli All Blacks non abbiano premuto l’acceleratore fino in fondo. In attacco comunque i Wallabies sono apparsi più aggressivi, con sostegni più vicini e pulizie più veloci sul breakdown. Poi però, quando sarebbe stato il momento di accelerare, sono mancate lucidità e pazienza, i giocatori sono rimasti isolati vicini alla meta avversaria, tanto che l’unica segnatura pesante è arrivata su errore di Nonu, intercettato da Folau.
Genia non sta attraversando un bel periodo
, tre suoi calci sono stati ribattuti , non è mai riuscito ad aggirare le guardie e mettere i suoi in avanzamento. Note positive sono arrivate da Hooper, autore di un’ottima partita, e in parte dai ball carrier. Male le fasi statiche, sia in mischia ordinata che in touche, e male la difesa: nessuno pretende un’organizzazione impeccabile con un gruppo così nuovo, ma l’uno contro uno a questo livello deve essere una certezza imprescindibile.

 

Argentina: un’altra squadra rispetto a una settimana fa, ma a Soweto era stata davvero troppo brutta per essere considerata vera. La squadra sta comunque attraversando una fase di transizione e appare meno brillante e con meno alternative rispetto ai Pumas delle ultime stagioni. Probabilmente una sorta di crisi di crescita a cui non fanno bene anche le assenze dovute a certi infortuni, Lobbe su tutti.
A Mendoza i Pumas sono stati bravi a portare la gara su binari a loro congeniali e hanno giocato alla pari contro gli Springboks, costringendoli a girare spesso al largo dai propri 22 metri. In mediana non sempre le idee sono chiarissime con Sanchez che va a corrente alternata e un Cubelli (partito dalla panchina) che è sembrato più in palla di Landajo. Una volta sistemati questi problemi – di non facile soluzione – la squadra potrebbe riprendere a volare. Gran partita di Matera.

 

Sudafrica: molto meno brillante della prima uscita del torneo, ma qui paga dazio contro un’Argentina completamente rinata rispetto a quella affrontata al debutto e che gioca in maniera non molto diversa proprio dagli Springboks. Tanti errori di handling, un po’ di nervosismo quando le cose non vanno secondo i piani ma anche la capacità di non mollare mai, di portare a casa una vittoria che a un certo punto sembrava davvero complicata. A Mendoza il XV di Heyneke Meyer è riuscito solo raramente ad innescare le  sue frecce e Willie Le Roux, che sarebbe servito come il pane, si è reso protagonista di una prova molto lontana dai suoi standard.
Comunque, vincere giocando male è uno dei tratti caratteristici delle grandi squadre e questo Sudafrica ha margini di crescita davvero consistenti.

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