Tempo di British & Irish Lions: come si scelgono i pezzi di un puzzle da Storia

Un evento attesissimo, la consacrazione definitiva per un giocatore britannico. E Antonio Raimondi fa il suo XV…

ph. Jason O’Brien/Action Images

Il prossimo 30 aprile Warren Gatland comunicherà la lista dei giocatori convocati per il Tour dei British and Irish Lions in Australia. L’allenatore neozelandese, dopo il Sei Nazioni, ha senz’altro le idee più chiare e probabilmente una libertà di manovra, che un Grande Slam dell’Inghilterra, non gli avrebbe lasciato, se non a prezzo di grandi polemiche e quindi pressioni. L’attenzione che c’è nelle Home Union per il Tour dei Lions pareggia, se non addirittura supera, quella per la World Cup. Per i giocatori far parte dei Lions, equivale alla consacrazione, anche a fronte di una carriera importante con la propria nazionale, se non sei Lions ti manca il pezzetto più importante della storia. Non è un caso che nella cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra, ripercorrendo la storia non solo sportiva del Regno Unito, c’era una chiara presenza dei British Lions.
La costruzione di una selezione come quella dei Lions è molto affascinante, ci sono diversi libri a proposito, che girando per le librerie online si possono comprare facilmente. Si tratta di mettere insieme giocatori di quattro nazionali, che esprimo caratteri completamente diversi e rivalità anche molto accese, che non possono essere risolte semplicemente con il fatto, oggi, che siamo nel professionismo, figuriamoci in precedenza.

 

Il Tour in Australia è particolarmente sentito, perché vincere la serie in un tour, cosa che non riesce dal 1997 non è più negoziabile. In discussione c’è la credibilità sportiva della selezione britannica. I risultati economici delle ultime spedizioni, hanno dato forza ai Lions, ma una squadra capace di muovere non meno di ventimila tifosi in un viaggio da un emisfero all’altro, deve anche essere vincente. Non ci si può accontentare di competere, di vittorie isolate, per quanto il Tour del 2009 in Sudafrica, ci ha restituito dei Lions competitivi a confronto degli allora campioni del mondo. Il successo di quella spedizione, però, è aver restaurato il vecchio spirito Lions, grazie soprattutto alla gestione dello scozzese Ian McGeechan e non è un caso che i Lions del 2009 siano tornati a casa con una miglior reputazione, nonostante la vittoria nella serie sia andata agli Springboks. Nel 2005, in Nuova Zelanda, a fronte di un’organizzatissima, numerosa (e pletorica) delegazione, il campo non ha lasciato dubbi sulla superiorità degli All Blacks (3 a 0), mentre nel 2001 per la prima volta hanno perso una serie in Australia.
Il Tour del 2013 ha qualcosa in comune con quello del 2001, almeno nella scelta dell’allenatore. Dodici anni fa, per la prima volta è stato scelto un allenatore al di fuori delle isole britanniche: il neozelandese Graham Henry. Quest’anno c’è un altro kiwi Warren Gatland, che come Henry al momento della nomina a responsabile dei Lions, era il supremo del rugby gallese.

 

La gestione dei giocatori, la scelta del capitano, oltre che un argomento da dare in pasto ai mass media, sono elementi fondamentali nella riuscita della spedizione. Gatland probabilmente adotterà un approccio che è una via di mezzo tra quello “scientifico”, ma asettico, di Clive Woodward, e quello più “familiare” di Ian McGeechan, che lo stesso Gatland ha provato, avendo fatto parte dello staff nell’ultimo tour in Sudafrica. Lo spirito di squadra si costruisce a volte anche davanti a una pinta di birra, magari andando negli stessi pub frequentati da quell’armata in rosso, che sempre segue la squadra, giusto per far comprendere ai giocatori, anche il valore extra economico del tour e l’importanza che loro hanno per i tifosi.
Gatland si è trovato il compito semplificato dopo la vittoria gallese nel Sei Nazioni, perché nelle convocazioni e nella gestione delle persone, non è mai facile trovare l’equilibrio tra inglesi e gli altri. Sarebbe stato più complicato se gli uomini della rosa fossero stati al massimo della loro arroganza con un grande slam in tasca.
La maggior parte delle 35-37 caselle della rosa, sono al momento completate, anche se lo staff Lions, che si è riunito in questa settimana (Andy Farrell, Graham Rowntree e a Rob Howley) ha deciso di dare ancora tempo a quei giocatori che non sono stati visti, per varie ragioni, nel Sei Nazioni. L’ultimo banco di prova saranno i quarti di finale delle coppe europee.

 

C’è un dato che arriva dal Sei Nazioni e che potrebbe preoccupare Waren Gatland ed è la scarsa capacità di segnare mete delle squadre dell’emisfero nord, visto che il conto totale del torneo è sceso a trentasette in quindici partite, nove in meno rispetto la scorsa stagione, siamo quindi alla media di 2,4 a partita. Pur ammettendo tutte le attenuanti, molte partite sono state giocate sotto la pioggia, è un dato preoccupante, del tipo di gioco che si sta praticando dell’emisfero nord. Per andare a vincere in Australia, sui terreni veloci, bisogna pensare all’equilibrio tra attacco e difesa, ma bisogna avere le qualità per giocare anche un rugby di corsa e segnare mete.
Che ci sia la voglia di conservare, pur in epoca professionale, il vecchio spirito, si comprende anche dalla decisione di Gatland di non anticipare a nessuno la composizione della rosa. I giocatori stessi, sapranno di essere stati selezionati, durante la presentazione del 30 aprile, che si trasforma in un grande evento mediatico. In questa situazione di mistero, da oggi al trenta di aprile, ci sarà spazio per tutte le speculazioni giornalistiche e per il gioco più di moda nella stampa sportiva anglosassone: “i miei Lions”.

 

Chi sarà il capitano? Già questa è una decisione che condiziona e non poco. Ad esempio Paul O’Connell è uno di quei giocatori che Gatland spera di poter valutare nel prossimo mese, perché anche come capitano ha svolto un grande lavoro durante il tour del 2009. Da troppo tempo però è fuori, difficilmente farà in tempo a vincere la concorrenza ed è più probabile che in Australia ci possa andare come ospite. I nomi all’inizio della lista per il capitanato sono Brian O’Driscoll, Sam Warburton e Chris Robshaw. Il vero problema è che con il ruolo di capitano si assegna anche la maglia da titolare ed è difficile unire in una sola persona doti di leadership, la qualità di essere il migliore nel proprio ruolo ed essere in grande forma.
Il riferimento chiaro è a Sam Warburton, fuori forma all’inizio del Sei Nazioni, al punto di perdere posto e gradi di capitano. E’ tornato nelle ultime due giornate, senza essere capitano, con due prestazioni di alta qualità. L’ex capitano gallese, potrebbe avere i gradi con i Lions, più di O’Driscoll, per limiti di età, e di Robshaw, che sembra però avere limiti qualitativi nella leadership a confronto della concorrenza. Più difficile che esca un nome a sorpresa.

 

Partendo dal presupposto che mettere insieme i Lions è quasi più una questione di chimica, oppure se si vuole utilizzare un’altra metafora, equivale a un puzzle e bisogna vedere quali sono le tessere che s’incastrano meglio, proviamo a mettere ordine tra i candidati, indicando la prima scelta per il quindici titolare e la risultanza è di un blocco gallese in netto vantaggio.
15 – Halfpenny è probabilmente il giocatore su cui si potrebbe ottenere l’unanimità, se si andasse a una votazione. Contende (o ha conteso) ad Alessandro Zanni il titolo di miglior giocatore del Sei Nazioni. Giovane, completo, sicuro nel gioco aereo, pedata speciale, pure dalla piazzola, e capacità di attaccare. Quasi un prototipo dell’estremo moderno. L’alternativa potrebbe essere lo scozzese Hogg, ma anche l’irlandese Rob Kearney offre grandi garanzie.
14 – All’ala destra Alex Cuthbert è il nome più prepotente uscito dal Sei Nazioni, Tommy Bowe vive più di quanto ha fatto nel 2009, piuttosto che su una forma approssimativa, anche a causa degli infortuni, mentre Chris Ashton, sembra aver smarrito il senso della meta. Un’alternativa interessante potrebbe essere il neozelandese della Scozia Sean Maitland, non abbastanza forte per gli All Blacks, ma con qualità interessanti.
13 – Si diceva di Brian O’Driscoll, la sua esperienza è straordinaria, le sue qualità pure, solo la carta d’identità lo penalizza. Molto dipenderà dal tipo di rugby che vorrà giocare Gatland, ma aggiungere imprevedibilità in una linea di cavalloni, potrebbe essere la cosa migliore. Scegliendo uno come Manu Tuilagi, si andrebbe verso un rugby monocorde, che potrebbe non essere sufficiente per vincere in Australia. Il gallese Jonhatan Davies e lo scozzese Matt Scott sono altre scelte possibili, soprattutto se si pensa a come potrebbero combinarsi con l’altro centro e nell’economia generale della squadra.
12 – Jamie Roberts è la scelta naturale, sempre che possa garantire la condizione fisica ottimale, cosa che non sempre è accaduta nell’ultimo anno. L’alternativa potrebbe essere Brad Barrit che offre ottime qualità anche come organizzatore della fase difensiva.
11 – Il Sei Nazioni ha detto George North. C’è l’alternativa irlandese Simon Zebo, fuori per grande parte del Sei Nazioni, che porterebbe imprevedibilità e velocità, in una linea arretrata che potrebbe avere già il pieno di giocatori di potenza. E’ uno degli osservati speciali di questo periodo post Sei Nazioni.
10 – Il vero dubbio è legato alla condizione fisica di Jonathan Sexton. Ha saltato mezzo Sei Nazioni, ma per quanto fatto vedere nelle ultime stagioni è di gran lunga il miglior mediano d’apertura d’Europa. Owen Farrel è un giocatore solido, ma con una minore capacità di far giocare la propria linea.
9- Mike Phillips è tornato lui nella fase finale del Sei Nazioni. In queste condizioni di forma è facilmente la prima scelta. L’alternativa è Ben Youngs che offre caratteristiche differenti, che potrebbero essere più utili dopo il pit stop.
8 – Toby Faletau è uno di quei giocatori dei quali ti accorgi quando non ci sono. Il suo lavoro è premiato dalle statistiche e le qualità di grande lavoratore si combinano perfettamente con lo stile Lions e lo stile Gatland. E’ la prima scelta, ma non mancano le alternative come l’irlandese Jamie Heaslip e lo stesso Ben Morgan, che deve tornare dopo l’infortunio.
7 – Il Galles ha scelto Justin Tipuric, ma come visto Sam Warburton ha risposto, mettendo sulle spalle la maglia numero sei con grande classe, in campo e soprattutto fuori del campo, segno che si ha a che fare con un giocatore di elevate doti morali. Chris Robshaw potrebbe anche essere prima scelta per le statistiche globali del Sei Nazioni, ma in Australia un “Grillotalpa” serve e nella partita decisiva del Millenium Stadium era dalla parte perdente.
6 – Qui la selezione è complicata dagli infortuni. Dan Lydiate deve provare a recuperare da infortunio, Warburton ha fatto un gran lavoro con il sei. Tra gli specialisti c’è Tom Croft che con pochi minuti di gioco si è guadagnata la maglia dell’Inghilterra. L’altro inglese Tom Wood è un’altra scelta interessante, così come lo scozzese Kelly Brown.
5 e 4 – Il gallese Alun Wyn Jones guida le scelte, dopo la sua prova anche da leader nella demolizione delle speranze inglesi di Grande Slam. L’inglese Parling ha enormi competenze in rimessa laterale Richie Gray corre contro il cronometro per recuperare dall’infortunio. Tra quelli ai box c’è attesa come visto per Paul O’Connell, perché anche l’esperienza gioca un ruolo importante e allora perché no, nella rosa, uno come Jim Hamilton, che in fatto di ruvidezza non è secondo a nessuno.
3 – Altra scelta quasi facile, stando a quanto visto al Sei Nazioni. Adam Jones prima scelta e Dan Cole come eventuale seconda scelta.
2- Più incognite invece nella scelta del tallonatore, dove non c’è nessuna figura davvero dominante. Il gallese Hibbard o Rory Best, il secondo disastroso però contro l’Italia all’Olimpico.
1 – A sinistra della prima linea la figura emergente è sempre quella di Gethin Jenkins con Cian Healy che può portare la sua capacità nel gioco aperto, che potrebbe essere particolarmente utile sui terreni veloci australiani, in combinazione a un Adam Jones che demolisce in mischia ordinata, ma ha un work rate ridotto in giro per il campo.

 

E’ un gioco, per una selezione che comunque fa sognare e un tour che è un evento da vivere. Fortunatamente tutte le dieci partite del Tour in Australia si potranno vedere in diretta su Sky Sport.

 

di Antonio Raimondi

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