Italrugby con lo zaino in spalla, tra Irlanda e Inghilterra due settimane importantissime

La nazionale azzurra affronta i 15 giorni forse più importanti da qui al Mondiale. Due gare difficili per capire chi siamo e chi vogliamo essere

ph. Sebastiano Pessina

Ci sono le sfide contro Irlanda e Inghilterra, poi i tre test-match di giugno contro Fiji, Samoa e Giappone, quelli novembrini (Sudafrica, Argentina e una pacifica), quindi il Sei Nazioni 2015. Aggiungiamoci un paio di test nell’estate di quello stesso anno e capirete che la strada da qui alla Coppa del Mondo è piuttosto breve. I primi due step – Irlanda l’8  di marzo a Dublino e l’Inghilterra a Roma sette giorni dopo – sono forse i più importanti assieme ai tre test di novembre, perché sono quelli che “segneranno” maggiormente il cammino a seguire: non dovrebbe essere così, ma i tour estivi arrivando a fine stagione diventano generalmente poco probanti. E  il prossimo Sei Nazioni sarà già troppo a ridosso del torneo iridato. Irlanda e Inghilterra saranno importanti anche perché indirezzeranno pesantemente il mood con cui poi la Banda Brunel affronterà i successivi impegni.

 

Sabato andiamo ad affrontare una Irlanda che pezzo dopo pezzo, mattone dopo mattone, sta costruendo un gruppo che dirà la sua per diversi anni a venire, un mix di giocatori espertissimi e giovani ricchi di talento come non ce n’è altri, almeno qui in Europa. Forse nemmeno in Galles. Un squadra non perfetta ma che ha tante armi a disposizione. A Dublino sarà durissima ma l’Italia, ne siamo sicuri, farà una grande gara: non ha nulla da perdere e arriva da un ko che fa malissimo. Le nostre condizioni ideali – purtroppo – per dare il meglio.
La partita con l’Inghilterra è forse più facile, almeno sulla carta: Stuart Lancaster sta costruendo un vero carro armato e instillando una mentalità feroce nel gruppo che allena, ma le opzioni del XV in maglia bianca non sono tante. E’ una squadra tanto forte quanto di più semplice lettura rispetto agli irlandesi. Quello che di sicuro servirà sarà una Italia sicuramente diversa rispetto a quella vista in campo contro la Scozia, ma anche più fisica e “cattiva”. Basterà? No, ma senza quelle caratteristiche non si va davvero da nessuna parte.


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