“Imbarazzante”, “Protocolli ridicoli”, “Non biasimo Piardi”: il dibattito sul folle match Australia-Sudafrica
I commenti non accennano a placarsi, ma i tecnici non puntano il dito sull'arbitro
"Imbarazzante", "Protocolli ridicoli", "Non biasimo Piardi": il dibattito sul folle match Australia-Sudafrica
Il test match tra Australia e Sudafrica, giocato a Perth domenica 27 settembre, è stato oggettivamente un incontro senza senso. I Wallabies hanno vinto 42-38 dopo aver dominato per larghi tratti ma anche dopo aver preso 4 cartellini gialli nel finale e aver rischiato una clamorosa rimonta, con gli Springboks che hanno segnato a raffica nel periodo giocato in 15 contro 11 ma non sono riusciti a costruirsi l’ultima occasione per ribaltare il match.
Se a caldo sui giornali australiani sono state riportate critiche sulle decisioni arbitrali, ritenendo “discutibile” la decisione del direttore di gara Andrea Piardi di estrarre 4 gialli, nuovi commenti alimentano ancora il dibattito intorno alla partita.
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L’ex-allenatore del Sudafrica Nick Mallett, l’ex-allenatore degli All Blacks Steve Hansen e l’ex tecnico dei Wallabies Ewen McKenzie sono stati interpellati su diversi podcast a proposito di quanto visto nel test match Australia-Sudafrica.
“Imbarazzante”, “Protocolli ridicoli”, “Non biasimo Piardi”: il dibattito sul folle match Australia-Sudafrica
A differenza delle prime critiche, e dei commenti sui social, tutti e tre non hanno espresso biasimo verso l’arbitro Andrea Piardi. Al podcast Talking Boks, Nick Mallett si è concentrato sulla curiosa situazione di Piardi al telefono con l’assistente al TMO Matteo Liperini.
Per quanto “Non sempre d’accordo con le decisioni prese”, Mallett ha espresso solidarietà all’arbitro: “Comprendo perfettamente Andrea Piardi, davvero. Penso che debba essere una situazione molto scomoda trovarsi nel bel mezzo di un importante test match e non avere comunicazioni con il proprio TMO, e dipendere da chi a bordo campo ti urla che qualcuno ha parlato e che devi fermare il gioco per controllare”.
“È assurdo, con le comunicazioni e la tecnologia che abbiamo oggi nel mondo; non dovrebbe mai capitare in una partita internazionale che l’arbitro debba usare un cellulare per parlare con il suo TMO. È ridicolo”.
Al podcast Rugby Unity sono invece intervenuti gli allenatori Steve Hansen ed Ewen McKenzie. Il primo ha affermato: “Come possiamo permettere che una partita degeneri a causa di colpi alla testa? Lo capirei se si trattasse di veri e propri colpi di braccio o di azioni deliberate, ma nessuna di queste lo era”.
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“Ad oggi sembra che il portatore di palla non abbia alcuna responsabilità di badare a sé stesso – ha proseguito Steve Hansen – “Dobbiamo essere responsabili nel prenderci cura dei giocatori, ma lo devono essere anche i giocatori stessi. Se sono un portatore di palla, non posso abbassare la testa all’ultimo momento e aspettarmi di non beccarmi una botta in testa. Alcuni possono scivolare dal piede destro o sinistro davvero, davvero tardi, ed è semplicemente impossibile non farsi colpire. Quindi, di chi è la responsabilità?”
“Il problema è che all’arbitro verrà detto che ha fatto un ottimo lavoro perché ha rispettato i protocolli. Non possiamo biasimarlo; la questione non è il direttore di gara ma rivedere i protocolli perché così non è giusto”.
Inoltre, secondo Hansen, troppi cartellini possono addirittura creare la situazione opposta: “La cosa peggiore, e questo è l’aspetto che mi fa davvero arrabbiare, è che quando si arriva a due uomini in meno, a tre uomini in meno, tutti gli altri si disperano e iniziano a lanciarsi in giro ancora più spesso, quindi è più probabile che si verifichi un altro colpo alla testa perché ci si trova a giocare in situazione ancor più al limite”.
Sulla stessa linea d’onda anche l’ex-allenatore dei Wallabies Ewen McKenzie: L’Australia ha commesso di tutto per disperazione. È inutile, perché Steve parla della responsabilità del portatore di palla, ma lui da protocollo non ha alcuna responsabilità: è tutta sul difensore. Non sembriamo in grado di valutare. Diciamo: Sì, c’è stato un contatto di testa. Ok, ma qual era l’intenzione?”.