La rimonta, l’impresa sfiorata e la beffa finale: cosa è successo nell’ultima partita dell’Italia in Australia

Nove anni fa l'ultima volta degli Azzurri in casa dei Wallabies, in quel caso a Brisbane: quante cose sono cambiate in quasi un decennio, ma quel giorno la squadra di O'Shea rischiò un colpaccio clamoroso

La rimonta, l'impresa sfiorata e quella beffa finale: cosa è successo nell'ultima partita dell'Italia in Australia

La rimonta, l'impresa sfiorata e la beffa finale: cosa è successo nell'ultima partita dell'Italia in Australia (ph. Sebastiano Pessina)

Dopo 9 anni l’Italia torna a giocare in Australia per sfidare i Wallabies nella terza giornata del Nations Championship: nel 2017 gli Azzurri giocarono a Brisbane, mentre sabato 18 saranno di scena a Perth. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, se si pensa che in quel periodo parlare di rugby italiano significa dover leggere ovunque sondaggi del tipo “Italia fuori dal Sei Nazioni, si o no?” e il livello della discussione difficilmente andava oltre, mentre adesso l’Italia ha tutta un’altra credibilità, pur con tutte le difficoltà e dei limiti ancora da superare. Eppure, 9 anni fa l’Italia di Conor O’Shea sfiorò un impresa che sembrava incredibile, considerando che fino a quel momento gli Azzurri non avevano ancora vinto una partita nel 2017 e che di quell’annata sarebbe poi rimasta la celeberrima Fox di Twickenham, una vittoria non esaltante con le Fiji a novembre e poco altro.

Leggi anche: Italia, Louis Lynagh: “Giocare in Australia sarà speciale. Imparato molto dalla gara con gli All Blacks”

Anche in quel caso l’Italia veniva da un’estate negativa, e anche in quel caso quella contro i Wallabies era l’ultima partita del tour estivo. A Singapore contro la Scozia era arrivata la solita sconfitta all’italiana: 34-10 con il classico blackout tra fine del primo tempo e inizio del secondo, con 3 mete concesse in pochi minuti a indirizzare la partita. Contro le Fiji a Suva era arrivata una beffa atroce, con il drop di Volavola a tempo scaduto a regalare il successo agli isolani per 22-19. Insomma, non c’era grande fiducia nei confronti di quell’Italia che dopo la clamorosa vittoria dell’anno prima sul Sudafrica non era più riuscita a ripetersi. A Brisbane, però, fu tutta un’altra partita.

Rispetto alla sfida con le Fiji, O’Shea confermò quasi tutta la formazione titolare con soli tre cambi: davanti Van Schalkwyk per Steyn, in mediana spazio a Tebaldi al posto di Violi accanto al confermato Allan (uno dei due reduci di quella sfida insieme a Ferrari) mentre Venditti sostituì Sarto. Il capitano era Francesco Minto.

La partita

Il match viaggia tra alti e bassi, con l’Italia che parte bene e va in vantaggio col piede di Allan e si vede annullare una meta per un tocco sulla linea laterale di Venditti prima del passaggio all’interno su Budd (“Avremmo meritato quella meta” disse poi capitan Minto a fine partita) ma poi subisce una meta in prima fase da Naivalu. La tipica azione che spacca la partita, con l’Australia che al 16′ trova un altro linebreak e poi va a segno con Folau. L’Italia accorcia con Allan ma al 30′ si fa trovare totalmente scoperta dal lato sinistro, con Hunt che trova troppo facilmente ancora Folau per il 21-6.

Sembra già finita, ma l’Italia reagisce con il suo giocatore più talentuoso: Michele Campagnaro. Sponda interna di Boni per il primo break di Venditti che si porta a spasso Genia e poi serve il centro azzurro, che apre il gas e con una bellissima corsa va a marcare la prima meta. Gli Azzurri sono in partita, ma come troppo spesso accadeva in quel periodo dopo l’intervallo subiscono l’accelerazione degli avversari, con Naivalu che concretizza la prima opportunità della ripresa. Sul 28-13 il punteggio sembra non smuoversi più, ma dopo l’ora di gioco l’Italia (anche grazie ai cambi) si rivitalizza: gran cross-kick di Allan per Benvenuti, che impedisce la presa ad Haylett-Petty e permette a Padovani di arrivare sul pallone e andare a segno. Pochi minuti dopo, con l’Australia che – un po’ presuntuosamente – attacca dai propri 22, è lo stesso Benvenuti a trovare l’intercetto che vale il 28-27. L’Italia, incredibilmente, è a -1.

La beffa

L’impresa sembra davvero possibile: l’Australia è scossa e viene asfaltata anche dalla mischia ordinata azzurra, con i neoentrati Gega, Zani e Ceccarelli a dominare in prima linea e a costringere il pilone Toby Smith a crolli ripetuti, fino al cartellino giallo che arriva al 74′. Sembra il momento buono, ma purtroppo quell’atavica paura di vincere tipica di quel periodo azzurro colpisce ancora: l’Italia spreca tanti palloni e al 76′ subisce anche un giallo evitabile, con Steyn che gioca da terra e lascia i suoi in 14. Nel finale arriva la beffa più atroce: l’Australia segna due mete in tre minuti con Foley e Hodge, e il 40-27 finale non rende giustizia a una delle migliori partite dell’Italia di quel periodo così complicato.

Se a quei ragazzi – compresi quelli oggi ancora in campo come Allan e Ferrari – avessero detto che dopo tutte quelle delusioni sarebbero arrivate due vittorie (consecutive, peraltro) contro l’Australia stessa, due contro la Scozia, tre contro il Galles, quella storica contro l’Inghilterra, probabilmente non ci avrebbero creduto. Si scende sempre in campo per vincere, e lo faceva ovviamente anche quell’Italia, ma chiaramente con molte meno consapevolezze di quelle che ha oggi il gruppo azzurro. Oggi l’Italia non prepara più partite di questo tipo sognando l’impresa e basta, ma le prepara con l’obiettivo concreto di provare a vincerle: vero, non è il momento migliore degli Azzurri, che dopo il Sei Nazioni sono calati e hanno sul groppone una brutta sconfitta col Giappone che ha condizionato tutto il tour, ma non è una sconfitta a cambiare il valore di questa squadra. E a volte è bene ricordarlo, a prescindere da un tour che può andare storto o meno, e a prescindere da come andrà sabato.

Francesco Palma

Rivedi Australia-Italia del 2017

AUSTRALIA: 15 Israel Folau; 14 Dane Haylett-Petty; 13 Rob Horne; 12 Karmichael Hunt; 11 Sefa Naivalu; 10 Bernard Foley; 9 Will Genia; 8 Lopeti Timani; 7 Michael Hooper; 6 Ned Hanigan; 5 Adam Coleman; 4 Rory Arnold; 3 Allan Alaalatoa; 2 Stephen Moore (cap.); 1 Scott Sio.

Panchina: 16 Tatafu Polota-Nau; 17 Toby Smith; 18 Sekope Kepu; 19 Sam Carter; 20 Jack Dempsey; 21 Joe Powell; 22 Quade Cooper; 23 Reece Hodge.

Mete: Naivalu (14′,44′), Folau (18′,30′) , Foley 77′, Hodge 80′
Trasformazioni: Foley 15′, 19′, 31′, 45′, 78′

ITALIA: 15 Edoardo Padovani; 14 Angelo Esposito; 13 Michele Campagnaro; 12 Tommaso Boni; 11 Giovanbattista Venditti; 10 Tommaso Allan; 9 Tito Tebaldi; 8 Dries van Schalkwyk; 7 Maxime Mbandà; 6 Francesco Minto (cap.); 5 Dean Budd; 4 Marco Fuser; 3 Simone Ferrari; 2 Luca Bigi; 1 Andrea Lovotti.

Panchina: 16 Ornel Gega; 17 Federico Zani; 18 Pietro Ceccarelli; 19 Marco Lazzaroni; 20 Abraham Steyn; 21 Edoardo Gori; 22 Carlo Canna; 23 Tommaso Benvenuti.

Mete: Campagnaro 35′, Padovani 64′, Benvenuti 68′
Trasformazioni: Allan 36′, 65′, 69′
Calci di punizione: Allan 2′, 28′


CONSULTA LE SCHEDE BIOGRAFICHE DEI GIOCATORI DELLA NAZIONALE ITALIANA RUGBY

OnRugby.it © Riproduzione riservata

Cari Lettori,

OnRugby, da oltre 10 anni, Vi offre gratuitamente un’informazione puntuale e quotidiana sul mondo della palla ovale. Il nostro lavoro ha un costo che viene ripagato dalla pubblicità, in particolare quella personalizzata.

Quando Vi viene proposta l’informativa sul rilascio di cookie o tecnologie simili, Vi chiediamo di sostenerci dando il Vostro consenso.

Ultime notizie in La Nazionale

Copyright 2026 Keep Up di Francesca Lupoli - P.I. 07145340969 - C.F. LPLFNC71E44F205J - N. REA MB-1884541
Registrazione al Tribunale di Milano N° 366 del 28/09/2012 ISSN 2499-0817 - Tutti i diritti riservati