Junior World Championship: i 10 giocatori da tenere d’occhio in questo Mondiale under 20
Sta per aprirsi il sipario sul momento più importante per tanti giovani prospetti, in campo in Georgia dal 27 giugno: ecco i più interessanti
Junior World Championship: i 10 giocatori da tenere d'occhio in questo Mondiale under 20 (ph. World Rugby)
Il Mondiale under 20 è sempre uno spartiacque della carriera dei giovani più promettenti del rugby mondiale: c’è chi si è già imposto a livello di club e cerca una definitiva consacrazione – e magari una vittoria – nel torneo di categoria, e c’è chi invece ha tanta voglia di dimostrare di poter fare il salto di qualità e di conquistare un posto tra i grandi. L’allargamento del torneo a 16 squadre ha aumentato quindi le partecipanti, le partite e anche le opportunità di vedere tanti possibili futuri campioni all’opera: ne abbiamo scelti 10. Ecco allora i 10 giocatori da tenere d’occhio in questo Junior World Championship, l’edizione 2026 del Mondiale under 20 di rugby.
Leggi anche: Junior World Championship 2026: dove si vede il Mondiale under 20 in tv e streaming
Cheswill Jooste – Sudafrica, ala
Alto 1.75 per 75 kg e segna mete a raffica: praticamente in Sudafrica le ali le fanno con lo stampino. Almeno però lui si riconosce perché non ha il caschetto. Cheswill Jooste a soli 19 anni ha già esordito in URC e in Champions Cup con i Bulls, segnando ben 6 mete in 9 partite (due all’esordio assoluto nel professionismo, contro gli Ospreys) e sarà in finalizzatore principale del Sudafrica under 20 che vuole confermare il titolo mondiale vinto l’anno scorso in Italia. Accelerazione fuori dal comune, capacità di saltare il primo avversario degna delle altre ali sudafricane e tanta voglia di spaccare il mondo. Guai a fargli avere un pallone facile ai 5 metri.
Lucas Friday – Inghilterra, mediano di mischia
In Inghilterra lo considerano l’erede di Danny Care agli Harlequins, e a soli 19 anni ha giocato ben 15 partite su 18 della stagione regolare di PREM con i Quins, oltre a disputare da titolare tutte le 5 partite del Sei Nazioni under 20. Giocatore istintivo e agile ma capace anche di dare ritmo e precisione in fase di distribuzione, è considerato in Inghilterra il numero 9 del futuro. Il suo debutto in PREM risale addirittura nel gennaio 2025, a soli 18 anni.
Riccardo Casarin – Italia, centro
Grandi capacità di avanzamento, grande accelerazione in mezzo al campo e lavoro difensivo e nel breakdown degno di una terza linea: Riccardo Casarin, capitano dell’Italia, è un vero e proprio leader by example. Sempre nel vivo dell’azione, sempre pronto a dare il suo contribuito, ha deciso il test pre-Mondiale con gli inglesi con una gran giocata a sorpresa, dimostrando anche intelligenza tattica, e anche nelle partite più complicate del Sei Nazioni è sempre stato tra i migliori. In una squadra che fa dell’imprevedibilità il suo punto forte, lui è l’ancora alla quale aggrapparsi quando le cose non riescono: palla in banca a Casarin e via.
Steffan Emanuel – Galles, centro
Steffan Emanuel è uno che non ha problemi a bruciare le tappe: cresciuto nel vivaio di Cardiff, ha continuato a giocare a rugby e a studiare grazie a una borsa di studio completa ottenuta per meriti alla Millfield School, e in campo si è imposto subito come leader naturale. Cardiff lo ha sempre tenuto d’occhio e già nell’estate del 2024 (a 18 anni appena compiuti) gli ha offerto un contratto da professionista, facendolo esordire già in quella stagione. Emanuel è stato protagonista assoluto del podio conquistato dal Galles al Sei Nazioni U20 2025, e anche quest’anno – con i Dragoni in grande difficoltà – è stato sempre tra i migliori, confermandosi anche a livello di club. Per lui sarà addirittura il terzo mondiale, avendo esordito già in quello del 2024.
Mikheil Shioshvili – Georgia, terza linea
Ha già esordito sia in Top 14 con Tolone, diventando di fatto il numero 8 titolare da marzo in poi, sia con la Georgia Seniores nella semifinale di Rugby Europe Championship vinta con la Romania. L’anno scorso al Mondiale under 20 in Italia è stato il miglior marcatore assoluto con 7 mete, e dopo una stagione da protagonista giocata in questo modo l’impressione è che in un contesto under 20 possa essere davvero fuori categoria: averlo contro sarà durissima.
Luka Keletaona – Francia, mediano di apertura
Mentre gli addetti ai lavori discutono di Ntamack e Jalibert, molti pensano che il 10 del futuro della Francia sarà Luka Keletaona: devastante all’ultimo Sei Nazioni under 20 vinto – manco a dirlo – dai Baby Bleus, Tolone ci ha già messo gli occhi prelevandolo da Brive. È un giocatore molto avanti per l’età che ha: sa muovere il pallone, è fenomenale nel gioco tattico al piede e placca come una terza linea (ha chiuso il Sei Nazioni di categoria col 92% di placcaggi riusciti, percentuale assurda per un 10). Il suo unico difetto sono i calci piazzati, nei quali è poco preciso, ma ha tutto il tempo per mettere a posto anche quelli, ma in questo Mondiale potrebbero rappresentare un problema nella concorrenza con Diego Jurd.
Tomas Dande – Argentina, terza linea
Capitano dei Pumitas e flanker da 1.84 per 95 kg, Tomas Dande è uno che sa il fatto suo. È il capitano di un’Argentina che ha battuto i Baby Blacks al Rugby Championship under 20, ha grandi capacità non solo di attaccare la linea ma anche di trovare spazi al largo con la sua velocità: è un trascinatore, lavora tanto in mezzo al campo e a contatto si fa sentire. I Pumitas vivono di alti e bassi, ma nella giornata giusta possono fare molto male.
Lucas Andjisseramatchi – Francia, terza linea
Terza linea da 1.86 per 105 kg, capitano della Francia e già dentro alla rotazione professionistica dello Stade Rochelais, Lucas Andjisseramatchi è uno di quei giocatori che fanno impazzire – positivamente – gli allenatori: fa strada a contatto, vince la collisione, fa un gran lavoro a terra e in difesa è un armadio. La prestazione contro l’Italia nell’ultimo Sei Nazioni under 20 ne è la dimostrazione più evidente: 12 carries, 16 placcaggi riusciti e presente in 4 delle 5 metri francesi. In Top 14 aveva già esordito lo scorso anno con 4 partite, quest’anno ne ha giocate 10 più altre 4 tra Champions e Challenge Cup. Insomma, per i piani alti è già pronto, e intanto potrà giocare un Mondiale da protagonista assoluto.
Jake Dalziel – Scozia, mediano d’apertura
Basterebbe la data di nascita ad impressionare: 18 agosto 2008. Era l’unico minorenne al Sei Nazioni under 20, sarà l’unico minorenne pure al Mondiale. Ha un piede che mette in crisi tutte le linee difensive che se lo trovano davanti (e se lo ricorda bene l’Italia, contro la quale vinse anche il player of the match) ma sa anche attaccare la linea e rischiare la giocata – a volte anche troppo, ma si sa, i mediani scozzesi son fatti così – e la Scozia si affida soprattutto a lui per fare bene a questo Mondiale.
Bradley Tocker – Nuova Zelanda, terza linea
Nonostante i 192 cm per 101 kg che si porta dietro è in grado di passare dal Seven al XV con clamorosa disinvoltura, e proprio il Seven è stato un passaggio fondamentale nella crescita di Bradley Tocker, voluto apposta dallo staff neozelandese per renderlo un giocatore ancora più completo. Tocker ha la fisicità per farsi sentire in mezzo al traffico, la mobilità per difendere al largo e la capacità di attaccare gli spazi e di creare delle linee di corsa imprevedibili mutuata dal Seven. In una Nuova Zelanda che deve togliersi di dosso la finale persa l’anno scorso, uno così può fare la differenza sul serio.
Francesco Palma