La scioccante intervista di Merab Sharikadze sul caso “Doping Georgiano”

Le dichiarazioni dell'ex capitano dei Lelos stanno facendo molto discutere

Un totale di 36 anni di squalifiche per doping e un sistema, scoperchiato dalla WADA, che in questo momento mette sotto una lente grande e negativa non solo il rugby, ma tutto lo sport georgiano. Dopo il verdetto in tema di esclusioni dall’attività agonistica a parlare sulle pagine del Daily Mail è stato l’ex capitano dei Lelos: Merab Sharikadze.

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La scioccante intervista di Merab Sharikadze sul caso “Doping Georgiano”

Per lui 11 anni di squalifica e delle affermazioni che hanno lasciato molti sbigottiti. Si è sentito “pugnalato” da qualche ex compagno di squadra che ha parlato alle autorità innescando la scoperta della vicenda: Tutta la mia vita si è distrutta. Mia madre è morta in seguito allo stress generato da questa situazione e abbiamo ritrovato un bigliettino nella sua borsa dove scriveva “fa che Merab torni in campo come capitano”.

Poi ha ammesso di aver sostituito i campioni urinali in tre occasioni, ma ritiene che la sua squalifica sia stata eccessiva, nonostante si sia rifiutato di collaborare con le indagini in cambio dell’immunità totale: “È stata una stupidaggine, ma in quel momento pensavo che i ragazzi, i miei amici, fossero nei guai e che dovevo aiutarli”.

Sulle sostanze dice: “Era marijuana. So che succede. Ho giocato in Inghilterra, ho giocato in Francia e ho visto molte persone nel mondo del rugby fumare cannabis. Ovviamente, è stato un errore enorme: ho data le mie provette a una persona di cui mi fidavo e lo scambio non è stato difficile. Non stavo facendo niente di kamikaze. Ero semplicemente seduto in camera mia, i ragazzi sono entrati, ho fatto pipì nella loro bottiglia e l’hanno portata via”.

Successivamente ripete e spiega: “Ho commesso un errore e questo mi ha distrutto. Alcune persone sui social sembrano contente che la mia vita sia andata in rovina. Non ho tratto alcun beneficio da questo gesto. Non avevo alcun “movente”. Nessuno mi ha offerto soldi.

Continua: “Non stavo usando nulla di illegale che mi avrebbe reso più forte di chiunque altro. Se avessi corso quel rischio e fossi stato squalificato a vita, sarei stato in grado di accettarne le conseguenze. Ingenuamente: non avevo altra motivazione se non quella di aiutare i miei amici.”

Infine prova a ricostruire il percorso di scoperta della cosa da parte delle autorità sferrando un attacco a qualcuno di non specificato: “La cosa peggiore è come hanno ottenuto queste informazioni. Nessuno al di fuori di questa cerchia di persone è coinvolto in questa storia. Se si guarda al caso, la persona che ha fornito tutte le informazioni, che ha usato il mio campione di urina, l’hanno lasciata libera. Sono stati scoperti tutti, me compreso. Capisco di essere colpevole. Chi ho aiutato mi ha pugnalato alle spalle per salvarsi. Ha pugnalato anche tutti gli altri”.

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