Sei Nazioni Femminile 2026: verso Italia-Inghilterra, la conferenza stampa di Fabio Roselli
Le parole del ct delle azzurre in avvicinamento al duello con le britanniche
Sei Nazioni Femminile 2026: verso Italia-Inghilterra, la conferenza stampa di Fabio Roselli
Dopo la vittoria contro la Scozia che ha chiuso la prima parte del torneo, per l’Italia è tempo di ripartire nel Sei Nazioni 2026: all’orizzonte c’è il duello difficilissimo contro l’Inghilterra, in una gara valida per il quarto turno della manifestazione, con calcio d’inizio previsto al Lanfranchi di Parma per sabato 9 maggio alle ore 15.00.
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Sei Nazioni Femminile 2026: verso Italia-Inghilterra, la conferenza stampa di Fabio Roselli
Dopo aver comunicato la formazione Fabio Roselli, il ct delle azzurre, è intervenuto in conferenza rispondendo alle domande dei media. L’occasione per toccare diversi punti pensando a ciò che è stato e ciò che sarà.
Una fotografia sul torneo fino ad ora: “Noi pensiamo, per il contesto della nostra nazionale, di cercare di schierare e avere quantomeno la possibilità di schierare una squadra che stia prendendo sempre maggiore confidenza. Sicuramente dopo la partita con la Scozia, che era nella nostra quarta settimana di raduno, si sono visti molti miglioramenti negli allenamenti. La sfida era riuscire a portare quella prestazione anche in partita. La squadra ci è riuscita, quindi stiamo dando un po’ di continuità. Dove stiamo cercando di lavorare molto, ed è una sfida in questo momento per la nostra squadra, è avere una formazione equilibrata che permetta una buona prestazione sia nel primo sia nel secondo tempo. In questo momento è la sfida che cerchiamo di vincere, perché vogliamo giocare per 80 minuti ed essere competitive. Contro la squadra più forte del mondo è complicato, ma è quello che cercheremo di fare”.
Sulla fisicità contro l’Inghilterra: “Mi rendo conto che può essere riduttivo, visto il valore dell’Inghilterra, che conosciamo tutti bene, ma questo è un tema rispetto alle altre partite del Sei Nazioni. I modelli di gioco e le qualità della squadra inglese sono evidenti a tutto il mondo. Hanno grandissima confidenza, esprimono potenza, velocità, qualità, abilità e passaggi. Non sono arrivate nella posizione di squadra più forte del mondo per caso. Però noi, proprio perché le rispettiamo, consideriamo questa partita un’opportunità. Sappiamo che sarà una gara complicata e molto dura, ma proprio per questo il modo migliore per rispettarle è cercare di performare nelle aree che stanno andando bene dal primo all’ottantesimo minuto. Per avere la possibilità di farlo abbiamo bisogno di una squadra che ci dia equilibrio per qualità, fisicità, esperienza ed energia, sia nella prima parte di gara sia nella seconda. Questa è la sfida, ma non solo in campo: anche internamente. Per tanto tempo si pensava di giocare solo con 15 giocatrici, adesso stiamo aumentando la profondità e creando più competizione interna. Soprattutto, siamo focalizzati sul trovare un equilibrio che permetta alla squadra di essere competitiva per 80 minuti”.
Sul possibile esordio di Dosi e l’esclusione di Pilani e il fatto di avere 34 giocatrici a disposizione: “Subito dopo la prima settimana del torneo abbiamo insistito per avere questa opportunità, anche dovendo magari rinunciare a qualcosa in futuro, perché per questa squadra è fondamentale avere la possibilità durante la settimana di allenare linee complete, sia nei trequarti sia nei 15 contro 15. Altrimenti facciamo fatica. Con la Scozia ha coinciso anche il fatto di essere alla quarta settimana, quindi si è iniziato a vedere il lavoro. Poi c’è stata la settimana di pausa, che per noi è sempre una sfida. Ora affrontiamo la squadra più forte del mondo, quindi ne siamo consapevoli, ma allo stesso tempo è una grande opportunità per dimostrare dove e per quanto tempo saremo in grado di performare.
Per quanto riguarda Dosi, Gaia ha iniziato a lavorare nel gruppo da pochissimo tempo, ma ha subito dimostrato di avere le caratteristiche per dare il suo contributo. Lo sta facendo bene e ci permette di creare non solo profondità nel ruolo di prima linea, che è fondamentale, ma anche competizione interna, che può spingere i limiti e le prestazioni delle altre giocatrici. Alessia Pilani sta bene, quindi non è una scelta dovuta a un infortunio. Semplicemente Gaia si è guadagnata questa possibilità e vedremo come andrà la seconda parte di gara”.
L’idea di strategia: “Sapete che partiamo da una grande attitudine difensiva: questo è il nostro mattone, la nostra base. Poi c’è il discorso di generare penalità a favore o palloni da sfruttare. Abbiamo aggiunto qualcosa in più, senza poter svelare i dettagli, per evidenziare ancora meglio le caratteristiche del gioco italiano e delle giocatrici italiane, che potrebbero essere in contrapposizione a un gioco inglese più rigido. Nonostante tutto, l’Inghilterra è una grandissima squadra e ha dimostrato per tantissimo tempo di essere a un livello altissimo. Abbiamo cercato di inserire qualcosa che possa essere inaspettato. Bisognerà vedere se riusciremo a metterlo in pratica: questa sarà la sfida.
Sfidare l’Inghilterra guardando a quanto fatto dal Galles (che ha perso si 62-24, ma ha dato battaglia contro le Red Roses): “Il Galles ha fatto una grande partita, sta crescendo molto e ha dimostrato di poter mettere in difficoltà l’Inghilterra in alcuni momenti. Questo ha evidenziato dei piccoli punti vulnerabili della squadra inglese, che abbiamo identificato e che cercheremo di sfruttare. Chiaramente lo faremo con il nostro stile, perché abbiamo caratteristiche diverse da quelle del Galles. Però quella partita ha mostrato alcuni piccoli punti su cui si può lavorare contro l’Inghilterra”.
La vittoria con la Scozia ha portato la squadra fuori da un momento negativo: “Nessuno di noi si aspettava qualcosa di molto diverso nelle prime due partite. Anche l’anno scorso per noi le prime due gare furono molto complicate: incontrammo prima l’Inghilterra e poi l’Irlanda e facemmo fatica. Abbiamo bisogno di tempo da quando iniziamo a lavorare insieme, e noi iniziamo a lavorare insieme durante il Sei Nazioni. Non pensavamo di riuscire a fare tutto in una settimana o in dieci allenamenti. Stando lontani per tanto tempo e avendo giocatrici in Francia, in Italia e in campionati diversi, con culture diverse, abbiamo bisogno di tempo per ritrovare i nostri principi e creare confidenza all’interno della squadra. Non ci siamo mai sentiti in una bolla negativa. Siamo stati delusi da alcuni momenti delle gare con Francia e Irlanda, ma abbiamo continuato a lavorare per sistemarli. Contro la Scozia l’inizio di partita ha funzionato e questo ha dato fiducia alla squadra. L’Inghilterra però è l’Inghilterra: non è né la Scozia né l’Italia”.
Identità difensiva, ma Roselli è un allenatore conosciuto per il suo stile offensivo, quando si arriverà a un equilibrio: “In generale, considerando che abbiamo iniziato questo percorso da poco più di un anno, credo che qualcosa si veda già, anche se in maniera ancora grezza. Questa è una squadra che, quando riesce a costruire opportunità anche nel gioco rotto, è in grado di creare occasioni da meta e concretizzarle. Sette mete nel Sei Nazioni non sono scontate, così come non era scontato conquistare il bonus offensivo contro l’Irlanda nonostante le difficoltà del primo tempo. La squadra dimostra costantemente di saper creare occasioni per segnare. Anche la meta nel finale contro la Francia era ben costruita, nonostante il risultato fosse già deciso. Forse all’inizio dei tornei non abbiamo ancora la stessa confidenza nello sfruttare le opportunità create. Questo può dipendere dal bisogno di tempo per lavorare insieme. Però credo che questa caratteristica si veda: è una squadra che segna e che ha fiducia nelle proprie capacità offensive. Per noi è importante costruire occasioni e finalizzarle. Questo è un indice della nostra prestazione. Anche nel primo turno contro la Francia avevamo creato opportunità, senza concretizzarle. Dopo quattro settimane ci siamo riusciti meglio e contro l’Inghilterra vogliamo fare lo stesso: creare occasioni e provare a finalizzarle”.
Come coinvolgere tutto il gruppo delle giocatrici, anche quelle che non partecipano poi alle partite nelle 23: “È una grande sfida. La preparazione è centrale e fa parte della vita di una giocatrice, soprattutto quando hai la possibilità di lavorare con 30-34 ragazze. A un certo punto alcune vengono selezionate per la partita, ma allo stesso tempo bisogna riconoscere il ruolo e la responsabilità di chi non viene scelta. Se cala la loro energia, la loro attitudine o la loro capacità di mettere qualità negli allenamenti, allora anche le 23 che giocano saranno preparate peggio. È facile capirlo da fuori o dal punto di vista dello staff, ma per noi è vitale. Quando le 23 fanno una brutta prestazione, non parliamo solo con loro: il gruppo è sempre composto da tutte e 34. Dopo il successo con la Scozia, il merito non è stato solo delle 23 scese in campo, ma di tutte e 34 le giocatrici e di tutto lo staff che lavora attorno alla squadra”.
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