Thomas du Toit e la lezione dell’ex poliziotto: “Mi distrusse in mischia, ma è così che si cresce”

Il pilone sudafricano, uno dei protagonisti più attesi della semifinale di Champions Cup, ha raccontato come una delusione cocente abbia cambiato la sua carriera

Thomas du Toit e la lezione dell’ex poliziotto: “Mi distrusse in mischia, ma è così che si cresce”

Per spiegare quanto sia lungo e complicato il percorso di un pilone destro, bisogna partire dal riferimento mondiale del ruolo: Thomas du Toit. Il pilone sudafricano del Bath è nel bel mezzo di una stagione straordinaria, sia sul piano individuale che su quello di squadra. La sua parabola iniza da lontano, più precisamente da una giornata del 2018 e da un nome preciso: Jacques van Rooyen, ex pilone sudafricano con un passato anche da poliziotto, uno di quei giocatori solidi e concreti, che in mischia non hanno bisogno di fare scena per lasciare il segno.

All’epoca Du Toit era ancora un giocatore pieno di potenziale, appena spostato stabilmente da sinistra a destra con gli Sharks e davanti si ritrovò Van Rooyen, un veterano molto esperto. La sensazione, racconta oggi ai media inglesi, fu brutale: la prima mischia sembrò andare indietro di venti metri. Il resto andò anche peggio. “Mi distrusse completamente”, ha ammesso il sudafricano, ricordando una partita in cui subì una raffica di calci di punizione e un ridimensionamento tecnico e mentale durissimo da assorbire.

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Thomas Du Toit, un successo che arriva dal lavoro

Du Toit oggi usa quell’episodio come esempio per spiegare quanto sia ripida la curva di apprendimento dei piloni, soprattutto dei piloni destri. Il ruolo richiede tempo, esperienza, errori e anche giornate in cui si torna a casa con la sensazione di essere stati spazzati via. Non esiste una scorciatoia. Ecco perché il sudafricano invita ad avere pazienza con i giovani emergenti, all’inizio, tutti vanno indietro qualche volta. Fa parte del mestiere.

La sua carriera lo dimostra in pieno. Oggi Du Toit viene considerato da molti il miglior pilone destro del mondo, o comunque uno dei pochissimi in grado di incidere a quel livello con continuità. Ma non ci è arrivato subito. Ci è arrivato attraversando esclusioni, cambi di ruolo, delusioni (la mancata convocazione alla RWC 2023 ad esempio) e una lunga costruzione tecnica. Il presente da fuoriclasse è il risultato di un processo molto più lento di quanto spesso si immagini.

Nel racconto al Telegraph, Du Toit ricorda che i piloni non maturano come gli altri giocatori. Hanno bisogno di minuti, di maestri, di colpi presi e di tempo per capire le astuzie del ruolo.

Il ritorno agli Sharks e la voglia di vincere con Bath

A partire dalla prossima stagione Du Toit giocherà in Sudafrica con gli Sharks, un ritorno motivato da ragioni di famiglia. Prima di andarsene, però, c’è ancora la semifinale di Champions Cup contro il Bordeaux-Bègles e Du Toit ammette che a Bath si respira un’atmosfera diversa. La sua intraprendenza vicino al raggruppamento, come dice il coach Johann Van Graan, è “assolutamente incredibile” e lo ha aiutato a segnare 23 mete con il club inglese.

«Non potrebbe importarmi di meno se parto titolare o no, io voglio solo vincere la partita – ha dichiarato Du Toit – Quindi ovunque Johann ritenga che io debba essere inserito nella squadra, mi fido completamente del suo giudizio. I ragazzi che entrano dalla panchina sono importanti tanto quanto quelli che iniziano. Gliel’ho detto più volte: se non sto giocando bene, toglimi dopo 30 minuti. Se il pilone destro titolare non sta giocando bene, toglilo dopo 30 minuti. Non c’è nulla di cui vergognarsi. Tutti abbiamo giornate storte».

In questa stagione è partito dalla panchina in 13 delle sue 19 presenze, compreso il quarto di finale contro Northampton. In parte per la volontà di Van Graan di usarlo come parte della sua personale bomb squad, ma anche per accelerare la crescita di due prospetti cone Sela e Archie Griffin, considerati i suoi possibili eredi.


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