Il racconto di Maxime Mermoz: “Dal 2017 ho vissuto un calvario, ora mi hanno riconosciuto la disabilità”
Le parole dell'ex trequarti dei Bleus: una storia fatta di momenti difficili, consapevolezze dure da accettare e nuovi adattamenti.
Un post carriera tutt’altro che facile. Maxime Mermoz, ex trequarti della nazionale francese (35 caps al suo attivo) e due volte vincitore della Champions Cup con il Tolone (2013 e 2014), ha raccontato al sito Actu Rugby la sua “nuova” vita. Un’esistenza fatta di momenti difficili, consapevolezze dure da accettare e nuovi adattamenti.
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Il racconto di Maxime Mermoz: “Dal 2017 vivo un calvario, ora mi hanno riconosciuto la disabilità”
L’ex rugbysta, che oggi ha ottenuto il riconoscimento di una disabilità riconosciuta, racconta: “Tutto è iniziato nel 2017, ho avuto una lesione nella zona interna del labirinto dell’orecchio: immaginate una crepa che, con le emozioni e gli sbalzi d’umore, si apre progressivamente, causando una disfunzione che permette al liquido di passare dove non dovrebbe”.
“In precedenza avevo riscontrato, tornando dagli Stati Uniti, dove eravamo stati per dei Test Match, l’acufene. E’ stato un susseguirsi di eventi negativi. Ho vissuto costantemente con le vertigini, è stato l’inizio di un vero calvario”.
In quel periodo fra l’altro, Mermoz e sua moglie subirono uno choc legato alla perdita del secondo figlio della coppia: “Ci sono stati momenti in cui non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto. Crollavo durante gli allenamenti e non riuscivo più a sollevare pesi”.
Le vertigini, un senso di vuoto fisico e psicologico: “Per un anno mi sono chiuso in me stesso. Alcuni giorni non riuscivo nemmeno a guardare il telefono, lo schermo mi faceva girare la testa. Non riuscivo a fissare lo sguardo, cadevo. Anche solo andare in cucina a bere un bicchiere d’acqua era una vittoria”.
Poi sul suo ritiro avvenuto dopo due anni e mezzo di stop, spiega: “Non potevo più guidare, prendevo l’autobus per andare dagli specialisti. A volte, mentre ero in strada, tutto iniziava a girare e dovevo fermarmi: mettevo a rischio la mia vita ogni giorno”.
Nel 2022 una svolta: “Alcuni medici dopo esami approfonditi avevano trovato una strada, rischiosa. Il trattamento poteva causare la perdita dell’udito, ma avevo già perso quasi il 60% da un orecchio, quindi abbiamo deciso di provarci”.
Oggi una nuova vita, Mermoz spiega di stare meglio. Si è ricollocato nel mondo del lavoro come formatore a livello aziendale: ha ripreso una blanda attività fisica e non è sottoposto a trattamenti da quasi tre anni. Il suo obiettivo, di tornare alla normalità, è vicino al raggiungimento.