Rugby e soldi, la lezione che arriva dall’Australia. Forse.

Ripianare i debiti, organizzare un Mondiale, poter progettare il futuro. Una situazione invidiabile che può diventare una specie di laboratorio per il rugby di ogni dove

Australia (ph. Sebastiano Pessina)

Rugby e soldi, la lezione che arriva dall'Australia. Forse.

Ora il problema è spendere bene. E ok, siamo d’accordo, averne di dilemmi così, ma alla fine sempre quello rimane: un problema.

È quello che probabilmente stanno pensando negli uffici del Cricket Ground Trust Sports Precinct, area meridionale di Sydney.
Qui, all’incrocio tra Moore Park Road e Driver Avenue si trova infatti la sede di Rugby Australia, la federazione della versione a XV della palla ovale di quell’isola grande quanto un continente. Perché da quelle parti la cassa è tornata a sorridere dopo anni difficili, molto difficili.

I numeri li avete potuti leggere anche qui, su OnRugby, pochi giorni fa. Quelli principali dicono che la federazione down under ha potuto chiudere il bilancio 2025 con un attivo di 70 milioni di dollari (australiani). Una cifra che mette alle spalle i rossi di bilancio degli ultimi anni: 27 milioni nel 2020, 4 milioni e mezzo nel 2021, 9 nel 2022, altrettanti nel 2023 e 36 nel 2024.

Motore di questo salto davvero spettacolare è stato il tour dei British & Irish Lions della scorsa estate, con tre sfide ai wallabies e sei contro altre squadre e selezioni australiane. Nove match che hanno generato quasi 147 milioni di dollari che hanno consentito di chiudere un prestito da 80 milioni ottenuto nel 2023 e che pesava come un macigno sulle casse di quel movimento.
C’è di che essere felici, anche perché l’anno prossimo l’Australia ospiterà i Mondiali. E secondo le stime del comitato organizzare saranno circa 250mila tifosi che arriveranno dall’estero. Numeri notevoli per un paese che non è esattamente dietro l’angolo per nessuno, Nuova Zelanda esclusa.

Bene, tutto a posto? L’orizzonte del rugby australiano torna finalmente a illuminarsi dopo alcune stagioni di grande difficoltà economica e sportiva? Beh, forse.

L’Australia si trova oggi in una posizione invidiabile: ha ripianato i debiti e sta attendendo un torneo importantissimo in casa sua, che verosimilmente aumenterà il tesoretto a disposizione.
Spendere bene però è un lavoro molto più complicato di quanto non si possa immaginare e ritrovarsi con numeri che virano di nuovo verso il rosso è un attimo. Il fatto è che gli investimenti migliori sono spesso quelli che danno risultati sul medio-lungo periodo e che difficilmente sono immediatamente visibili. Dicendolo male: sono poco sexy. L’Australia deve scegliere se rifarsi il trucco o rendere più forte la struttura, lo scheletro di quel movimento.

Le scelte che farà Rugby Australia possono essere una lezione un po’ per tutta Ovalia, che negli ultimi anni ha visto diffondersi una sorta di gigantismo che però sembra avere i piedi d’argilla, con diverse federazioni in difficoltà economiche, per non parlare dei club (ne ho scritto qui recentemente), anche se non va dimenticato che l’Australia ha risanato la sua posizione proprio grazie a due dei prodotti più rilevanti di quel gigantismo: il tour dei Lions e il Mondiale.
Poi bisogna tenere conto che ogni realtà ha la sua storia, le sue caratteristiche, delle peculiarità che non si possono generalizzare, non sempre almeno. Osservare e separare quello che può essere applicato anche in casa propria e cosa invece va lasciato laggiù.

Se a Sydney devono capire come spendere bene quei soldi, il resto del mondo rugbistico deve dimostrare di avere la freddezza nell’esaminare quello che può essere considerato un laboratorio grande come un continente: vedi mai che una simile congiunzione astrale capiti anche ad altre latitudini.

Il Grillotalpa

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