Italia, Zuliani: “Siamo una squadra più matura, ora sappiamo gestire la pressione. E Lamaro è stato importante per me”

Il flanker azzurro verso il Sei Nazioni 2026: "Abbiamo sviluppato una mentalità diversa, e l'affetto di Roma ci aiuterà tanto in casa"

Manuel Zuliani ph. S.pessina

Italia, Zuliani: "Siamo una squadra più matura, ora sappiamo gestire la pressione. E Lamaro è stato importante per me" (ph. Sebastiano Pessina)

Il 2025 è stato l’anno dell’esplosione di Manuel Zuliani: sempre più impiegato in Nazionale e punto fermo del Benetton, il flanker è sempre uno dei grandi candidati a un posto in terza linea, nonostante la concorrenza di Michele Lamaro. E proprio di concorrenza, di Sei Nazioni e di crescita Zuliani ha parlato in una lunga intervista a Rugby World.

Zuliani è riuscito a giocare dei test match di alto livello, a novembre, nonostante un periodo di forma non ottimale: “Sono arrivato ai test in autunno giocando solo due partite dalla panchina col il Benetton, perché venivo da un infortunio. Quindi partire dall’inizio in due gare di alto livello contro Australia e Sudafrica non è stato facile. In termini di intensità e condizione fisica non ero al 100%, ma quelle prestazioni mi hanno permesso di ritrovare la fiducia che avevo costruito la scorsa stagione. Mi sento forte e fiducioso guardando al Sei Nazioni”.

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Si parla sempre più spesso della concorrenza con Michele Lamaro, che come spiega Zuliani è “una parte fondamentale del processo. Prima facevo più fatica su alcuni fondamentali come il passaggio e la sicurezza in generale nel tenere il pallone in mano, ma ci ho lavorato tantissimo, ed è qui che emerge davvero quello spirito di aiuto reciproco, perché Michele è stato di grande supporto per me. È molto bravo palla in mano e mi ha permesso di rubargli qualcosa: è un concorrente alla maglia, ma è anche pronto a condividere le sue conoscenze, e questo vale per tutte le terze linee del Benetton e dell’Italia. Ci alleniamo insieme tutto l’anno tra club e nazionale, quindi è più facile riconoscere punti di forza e debolezze e aiutarci a lavorarci. In ogni reparto, in ogni abilità, ci aiutiamo a vicenda. È un ambiente sano che spinge tutti a migliorarsi”.

Sulla competizione: “Sono abituato, perché c’è anche al Benetton, e mi piace, mi spinge a fare meglio. Non sono mai stato uno che va a bussare alla porta dell’allenatore quando non viene scelto. Mi sono sempre detto che avrei fatto del mio meglio per aiutare la squadra e migliorare le mie prestazioni. E quando arriva l’occasione la prendo al volo”

Gli idoli

Tra i i suoi idoli, Zuliani ricorda “Richie McCaw, Sergio Parisse e Simone Favaro. Mia madre dice che per giocare in terza linea serve una certa dose di incoscienza, e ha ragione. Ma io amo il mio ruolo. Amo quella sensazione di uscire dal campo a fine partita completamente distrutto e sapere di aver dato il 100% del mio spirito e del mio corpo per aiutare la squadra. Per me, questa è la più grande soddisfazione che un giocatore possa provare”.

“Ho sempre guardato a Richie McCaw perché era una star mondiale nel mio ruolo, mentre Sergio ha fatto cose incredibili, ancora più speciali perché non giocava per una delle tre o quattro squadre più forti” ha proseguito Zuliani: “Simone Favaro era al suo apice quando io stavo appena iniziando a capire il gioco e le dinamiche della terza linea. Era un vero cagnaccio e quell’approccio mi ha colpito molto”.

Sul Sei Nazioni 2026

L’Italia arriva al Sei Nazioni 2026 con tante aspettative, forte dei risultati ottenuti negli ultimi anni: “Siamo in un momento davvero positivo, siamo cresciuti molto e credo che cresceremo ancora. Negli anni passati soffrivamo quando eravamo messi sotto pressione, mentalmente non eravamo bravi a gestirla, ma abbiamo sviluppato una mentalità diversa e ci sentiamo una squadra più matura. Riusciamo a gestire meglio i momenti difficili. Adesso sappiamo rimontare, come si è visto con l’Australia”.

A proposito di rimonta, Zuliani vede proprio nella vittoria di due anni fa con la Scozia la partita della svolta di questa Nazionale: “Quel giorno contro la Scozia abbiamo dimostrato cosa questa squadra può fare, e ci ha fatto anche capire quanto affetto c’è nei nostri confronti a Roma, la nostra città e la nostra fortezza. Non dobbiamo più essere una sorpresa, ma diventare costanti: siamo abbastanza maturi per fare davvero un salto di qualità e ottenere ciò che vogliamo”.

“Sappiamo come vogliamo giocare, ma abbiamo anche flessibilità e diverse soluzioni da usare a seconda di come si sviluppa la partita. Questo è merito di Gonzalo e di come ci stimola ogni giorno. È molto preciso e dettagliato su ciò che vuole in ogni situazione, e in campo si tratta solo di replicare quello che facciamo in allenamento. Ci alleniamo con la stessa intensità con cui vogliamo giocare. La nostra coppia di centri (Menoncello-Brex) è una delle migliori al mondo, e ci sono altri giocatori pronti ad avere un’opportunità in quei ruoli. Dobbiamo creare spazio per i nostri migliori giocatori in attacco, e abbiamo Ange (che Quesada spera di recuperare il prima possibile dall’infortunio, ndr) che è uno dei migliori al mondo, è fenomenale”.


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