L’ex capo degli arbitri irlandese: “Le parole di Hooper e Hansen su Piardi sono fuori dal mondo”

Owen Doyle, ora editorialista dell'Irish Times, ha considerato 'inaccettabili' gli attacchi all'arbitro italiano, spiegando anche la validità delle sue decisioni

L'ex capo degli arbitri irlandese:

L'ex capo degli arbitri irlandese: "Le parole di Hooper e Hansen su Piardi sono fuori dal mondo"

A 10 giorni di distanza si continua a parlare dell’assurda partita tra Australia e Sudafrica: purtroppo, però, non è tanto il risultato a tenere banco, quanto le polemiche – a un certo punto anche stucchevoli – sull’operato dell’arbitro Andrea Piardi, che ha ricevuto anche attacchi pesanti, soprattutto da parte dell’ex capitano dei Wallabies Michael Hooper (“Non dovrebbe più arbitrare l’Australia”) e dell’ex allenatore degli All Blacks Steve Hansen, che ha tentato una discutibile difesa d’ufficio di Hooper (“Non stava attaccando l’arbitro. In realtà lo stava proteggendo”).

Ormai la polemica è diventata mondiale, e ad intervenire è stato anche l’ex capo degli arbitri dell’Irlanda, Owen Doyle, ora editorialista dell’Irish Times, sul quale ha difeso Piardi e attaccato duramente le dichiarazioni di Hooper e Hansen.

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Doyle ha iniziato ricordando la frase di Michael Hopper e riprendendo i quattro cartellini assegnati da Piardi. Per lui, 3 su 4 erano corretti, e sull’altro la colpa non era soltanto sua: “Alcuni, che dovrebbero saperne di più, hanno proposto che non venga più permesso a Piardi di arbitrare l’Australia. È come ‘sparare al messaggero’ (significa prendersela con chi porta una brutta notizia invece di affrontare il problema reale, una sorta di ‘ambasciator non porta pena’, ndr) ed è una critica pubblica nei confronti di Piardi, che invece è un ottimo arbitro.

Entrando nel dettaglio dei 4 cartellini di Piardi, Doyle spiega: “Sì, uno dei cartellini è stato un errore, ma la situazione è stata aggravata da un assistente eccessivamente zelante. Ma gli altri erano giusti. Uno dei cartellini ha addirittura portato il panel disciplinare ha infliggere 4 settimane di squalifica a Hunter Paisami per un placcaggio pericoloso su Sacha Mngomezulu. Senza dubbio questo darà agli opinionisti qualche altro ‘messaggero’ contro cui sparare, ma signori, siete completamente fuori dal mondo”.

Doyle prosegue: “Piardi stava applicando i protocolli di World Rugby e, se i giocatori non si abbassano nel placcaggio, corrono un serio rischio di finire nella panca dei puniti. Le proposte secondo cui i giocatori dovrebbero essere semplicemente messi a referto in caso di contatto con la testa – senza una sanzione immediata, ma eventualmente successiva, come nel rugby league – sono fuori bersaglio. Ignorano inoltre completamente la realtà secondo cui anche i colpi sub-concussivi alla testa possono provocare danni cerebrali a lungo termine”.

“Questo sistema del ‘report’, e non dovrebbe sorprenderci, arriva direttamente dal rugby league. A differenza del league, nel rugby union il gioco continua dopo un placcaggio e il cartellino giallo è necessario per mantenere un effetto deterrente” prosegue Doyle: “Se i giocatori sanno che non dovranno uscire dal campo, avremo placcaggi alti e frontali pensati per impedire al portatore di palla di passare, bloccandogli la parte superiore delle braccia. Questi placcaggi aumentano inevitabilmente il numero di collisioni testa contro testa. Senza una sanzione immediata come deterrente, il sistema non funzionerà”.

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