Jack Willis: “Mi manca giocare per l’Inghilterra. Ce l’ho sempre in testa, ma queste sono le regole…”
Il flanker inglese, nonostante sia uno dei giocatori più forti d'Europa, non può vestire la maglia della sua Nazionale per via delle regole interne sull'eleggibilità
Jack Willis: "Mi manca giocare per l'Inghilterra. Ce l'ho sempre in testa, ma queste sono le regole..." (Ph. Nathan Barange/AFP)
Per la seconda volta consecutiva è stato premiato come miglior giocatore del Top 14: è Jack Willis, flanker dello Stade Toulousain campione di Francia in carica, uno dei giocatori ormai più forti del panorama europeo e di quello che è considerato ad oggi il campionato per club più ricco e competitivo del mondo. Eppure, Willis non può giocare per la sua Nazionale, l’Inghilterra: “Le regole sono regole” ha ammesso lui stesso in un’intervista a Rugbyrama, ammettendo che quella maglia gli manca molto, ma che al momento non si può fare nulla.
L’Inghilterra, infatti, è uno dei Paesi più stringenti per quanto riguarda i giocatori impegnati all’estero: non possono essere convocati. Punto e basta. Dopo il fallimento di Wasps, Worcester e London Irish la Federazione inglese aveva concesso una deroga ai giocatori rimasti senza contratto, permettendo loro di andare all’estero. Willis, che era tra i giocatori più quotati del nuovo corso inglese a cavallo tra le ere di Eddie Jones e Steve Borthwick, fu chiamato addirittura da Tolosa, i più forti di Francia: ha sposato un progetto, fino a diventarne capitano.
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A quel punto, quando la deroga è finita, Willis ha deciso di rimanere a Tolosa, nella squadra che gli ha dato così tanta fiducia. Questo però ha significato rinunciare alla Nazionale inglese, che non ha fatto sconti. “Non poter giocare con l’Inghilterra è qualcosa che ho sempre in testa, e mi manca. Ma quando prendi una decisione devi assumertene la responsabilità. All’inizio non era stata una mia scelta andare via (i suoi Wasps erano falliti, ndr) ma è stata una mia scelta restare qui a Tolosa. Vorrei giocare con l’Inghilterra, ma le regole sono regole, e mi assumo la responsabilità della mia decisione”.
Willis ha poi raccontato il percorso che lo ha portato a diventare prima un punto di riferimento e capitano per Tolosa, e poi due volte vincitore del premio di miglior giocatore del Top 14: “Non mi aspettavo sarebbe successo tutto questo. All’inizio ero semplicemente molto grato per l’opportunità che mi aveva offerto lo Stade Toulousain. Dopo aver perso il lavoro ai Wasps quando il club è fallito è successo tutto molto in fretta. Tre settimane dopo vivevo in Francia e giocavo per Tolosa. Se ripenso a quattro anni fa, quando sono arrivato, ricevere ancora questo premio è qualcosa di cui sono molto orgoglioso. Ma è anche grazie alla mia famiglia, alla squadra e allo staff che ho intorno a me”.
Solo un altro giocatore ha vinto per due volte il premio di MVP del Top 14, il suo compagno di squadra Antoine Dupont: “È un giocatore davvero, davvero forte con cui ho la fortuna di giocare insieme. Non penso di poter mettere il mio nome nella sua stessa categoria di campioni, ma è davvero un onore ricevere ancora questo trofeo quest’anno. Se hanno premiato la mia costanza? Forse, ma faccio parte di una squadra incredibile e cerco semplicemente di fare il mio lavoro, che spesso consiste nel mettere la testa nelle ruck. Sono gli altri a fare le cose incredibili, non io. Diciamo però che adoro mettere la testa nelle ruck (ride, ndr)”.
Sull’essere capitano di Tolosa, e soprattutto sui discorsi in francese, Willis ha detto: “Non è difficile entrare nel contesto. Il problema è che, a volte, per esprimermi come vorrei, finisco per cercare a lungo le parole giuste in fracnese. Oppure dico delle cose in un modo imprevisto, perché tutte le parole mi vengono insieme. Bisogna trovare il giusto equilibrio, faccio del mio meglio. Ma è stato un grande onore essere capitano in alcuni momenti lo scorso anno. Abbiamo grandi leader in squadra, non ero sempre io e non sarò sempre io nelle partite che verranno. Per quanto riguarda i discorsi, è chiaramente una sfida. Ma do tutto e spero di non rendermi troppo ridicolo. Ci sono stati alcuni momenti in cui le parole non mi venivano e mi sono uscite un paio di parolacce, in inglese. Ho solo sperato che andasse bene comunque”.