Benetton: nel primo tempo si è vista la mano di Pivac, poi il blocco. Cosa è successo contro i Dragons?

Nei primi 40 minuti i biancoverdi hanno mostrato un'idea di gioco chiara e diversa da quella degli anni passati, poi è come se fossero "tornati indietro": cosa ci dice questa partita verso il futuro?

Benetton: nel primo tempo si è vista la mano di Pivac, poi il blocco. Cosa è successo contro i Dragons? (ph. Paolo Balest)

È stato un Benetton a due facce quello che ha esordito nello United Rugby Championship 2027 contro i Dragons: a Monigo è finita 19-19, dopo un primo tempo dominato dai biancoverdi (che avrebbero potuto andare negli spogliatoi anche con un risultato più largo) e una ripresa invece dove non sono riusciti a segnare punti, subendo la rimonta gallese e venendo graziati da un placcaggio miracoloso di Mey e poi dalla trasformazione sbagliata di De Beer. Un Benetton a due facce, anche dal punto di vista tattico.

Chiaramente non ci si poteva aspettare che alla prima ufficiale con un nuovo allenatore, uno staff rinnovato e tante assenze tra partenze (Menoncello e Fekitoa) e Nazionali assenti (Lamaro, i fratelli Cannone, Marin, Spagnolo) potesse essere tutto perfetto, eppure nel primo tempo la mano di Wayne Pivac si è vista eccome, con un gioco che – ovviamente adattato alle qualità degli interpreti biancoverdi – ricordava un po’ quello degli Scarlets resi grandi dal tecnico neozelandese.

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Come gioca il nuovo Benetton di Pivac

Pronti-via, il Benetton ha mostrato subito un’impronta di gioco chiara: passaggi di Uren molto lunghi per la carica diretta del primo ricevitore, alternando avanti e trequarti da una parte all’altra e cercando la larghezza del campo con Umaga solo quando se ne creava una reale opportunità. Tutto questo per sequenze molto lunghe che hanno portato i Dragons a sfilacciarsi e a lasciare spazi in difesa. E proprio così è arrivata la prima meta del match con l’ennesima imbucata, stavolta di Mey, dopo che i biancoverdi avevano dominato in mischia e creato l’abbrivio avanzante. E non è un caso che come secondo centro Pivac abbia scelto un giocatore come Mey che può fare anche l’estremo e che sa attaccare lo spazio, proprio per avere un’ulteriore opzione in attacco che si adattasse perfettamente al suo tipo di gioco, optando invece per un estremo più solido e dedito al gioco al piede come Gallagher.

Lo specchio della volontà di creare la superiorità numerica in mezzo al campo è un’azione che non ha portato a una meta, ma che ha reso benissimo l’idea: a un certo punto Uren decide di navigare in orizzontale per quasi metà campo, portandosi dietro 4 giocatori dei Dragons e poi aprendo la strada all’imbucata di Ruzza. L’azione poi sfuma all’ingresso dei 22 gallesi, ma fa capire che il Benetton ha un’idea di gioco chiara e sa come applicarla. Il risultato è stato un primo tempo dominato, con un parziale di 19-7 che poteva essere anche più ampio e l’impressione che i biancoverdi fossero in controllo del match, nonostante qualche problema in difesa.

I problemi del secondo tempo

Nel primo tempo però, anche nella mente di chi scrive è sorta una domanda: tutto bellissimo, il Benetton sa cosa fare e ha i giocatori per farlo (e figuriamoci come sarà quando ritroverà gli Azzurri a riposo dopo il Nations Championship), ma se dovesse mancare l’avanzamento cosa accadrebbe? La risposta, purtroppo, è arrivata già nel secondo tempo. Appena sono mancati i metri in avanzamento e soprattutto l’efficacia nel breakdown (tanti palloni persi o sporcati dai gallesi) il Benetton si è sfilacciato, non è più riuscito a seguire i dettami di gioco previsti nella prima frazione ed è parso tornare la squadra dello scorso anno, con un gioco molto più vicino al raggruppamento, tanto affidamento alle iniziative individuali ma poca continuità e tanti errori di handling.

Per quanto possibile il Benetton ha continuato a cercare i suoi ball-carrier, finendo però per risultare alla fine monocorde: tanti palloni su Odogwu, che però nella ripresa non è più riuscito a vincere la collisione come nel primo tempo, e su Ratave che ha volte ha esagerato nel tentativo di fare tutto da solo, mentre Mey si è visto sempre meno in attacco e gli avanti hanno fatto più fatica a fare metri.

Se a questo si sommano i tanti problemi al placcaggio (le statistiche URC parlano di 28 placcaggi sbagliati su 110, con solo il 66% di efficacia, una percentuale davvero troppo bassa) è chiaro che diventa tutto più difficile. Anche nel primo tempo i biancoverdi avevano sofferto i tentativi di imbucata dei Dragons (che chiuderanno con 7 linebreaks, 28 difensori battuti e 339 metri guadagnati) ma con gambe e fiato erano riusciti a metterci una pezza tutto sommato senza nemmeno soffrire troppo. Nella ripresa, però, quando le energie sono calate e i biancoverdi gallesi hanno creato tantissimo, e solo il salvataggio miracoloso di Mey (che ha poi portato all’annullamento della meta gallese dopo l’ennesimo break) e la trasformazione mancata da De Beer hanno evitato una sconfitta che sarebbe stata particolarmente beffarda.

Il futuro

Chiaramente si tratta della prima partita, con una rosa non ancora al completo e con un gioco particolarmente dispendioso e strutturato che richiederà tempo per essere assimilato e soprattutto portato avanti per 80 minuti. Rimane il rammarico sia per il risultato sia perché nel primo tempo si è visto un Benetton davvero diverso, anche tatticamente, da quello degli ultimi anni.

Dall’altra parte, il match di Monigo ha mostrato la prima bozza di quelli che potranno essere i Leoni del futuro a livello di gioco: una squadra con una bella idea di rugby e con gli interpreti giusti per applicarla. Servirà il giusto tempo per farlo, e forse all’inizio potrebbe mancare qualche punto rispetto alle aspettative, ma è chiaro che quello biancoverde è un progetto a lungo termine, con i suoi tempi. La speranza, chiaramente, è che questa squadra possa far divertire sempre di più come ha fatto nel primo tempo di Monigo.

Francesco Palma

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