URC: i 10 giocatori da seguire nella stagione 2026-27
Campioni affermati e giovani in rampa di lancio: ecco chi potrebbe realmente spaccare lo United Rugby Championship di quest'anno
URC: i 10 giocatori da seguire nella stagione 2026-27 (ph. Benetton Rugby)
Sta per ricominciare lo United Rugby Championship, con l’edizione 2026-27 che si presenta particolarmente interessante: sono arrivati acquisti di peso, giocatori che possono realmente alzare il livello delle squadre in cui giocano e di tutto il campionato, ma ci sono anche tanti giovani in rampa di lancio che possono giocarsi le proprie carte in un campionato che lascia anche un po’ di spazio agli esperimenti, essendo molto dilatato e con diverse pause. Ecco allora i 10 giocatori da seguire in questo United Rugby Championship 2026-27.
Cheslin Kolbe (Ala, Stormers)
Il folletto sudafricano torna a casa: dopo 10 anni in giro per il mondo tra Tolosa, Tolone e Tokyo Cheslin Kolbe torna agli Stormers, dove aveva cominciato. Ai tempi, però, la franchigia sudafricana giocava nel Super Rugby, ora invece è in URC: per Kolbe sarà quindi un esordio assoluto in un campionato molto più tattico rispetto a quelli nei quali ha giocato. Proprio per questo c’è tanta curiosità nel vederlo all’opera: in URC ci sono molti meno spazi, ma giocatori come lui possono fare la differenza ovunque.
Louis Werchon (Mediano di mischia, Benetton)
In un anno particolare per il Benetton, che ricomincia con un nuovo ciclo, la figura di Louis Werchon può essere fondamentale: il mediano di mischia australiano aveva fatto benissimo nel periodo in cui è stato in prestito dai Reds l’anno scorso, tanto da ritornare a Treviso – stavolta stabilmente – e giocarsi le sue carte lungo tutto la stagione. Werchon può far fare il salto di qualità ai biancoverdi in un ruolo dove nell’ultima stagione hanno fatto fatica, con Uren che è parso in fase calante e Alessandro Garbisi che invece aveva iniziato male, per poi ritornare ai suoi livelli nella seconda parte di stagione. Werchon può garantire quella continuità che gli altri 9 biancoverdi non sono ancora riusciti a dare, e può essere molto adatto al gioco di Pivac.
Marika Koroibete (Ala, Ospreys)
Dopo il fallimentare mondiale del 2023 è uscito dal giro dell’Australia, è andato in Giappone dove ha fatto il suo, seppur tra alti e bassi. Marika Koroibete può anche dare qualcosa al rugby di alto livello? Lo scopriremo quest’anno, anche perché l’ex Wallabie ha un obiettivo: essendo di origini figiane e fuori dal giro australiano dal 2023, può giocarsi la convocazione al Mondiale 2027 con gli isolani. Da qui la scelta di giocare in un campionato prestigioso come l’URC e in una squadra che può “giocare per lui”, mettendolo nelle condizioni di toccare tanti palloni e di segnare. Considerando le ultime stagioni non esaltanti degli Ospreys e il periodo delicatissimo che stanno affrontando (sono tra le franchigie a rischio taglio) la presenza di uno come Koroibete può fare la differenza in tante partite.
Tommaso Allan (Apertura/Estremo, Zebre)
Si fa fatica a tenere il conto delle partite perse dalle Zebre per una manciata di punti o per errori dettati dall’inesperienza. Proprio per questo l’acquisto di Tommaso Allan potrebbe fare seriamente la differenza nel bilancio finale della squadra di Brunello, che tante volte ha sfiorato delle vittorie che avrebbe anche meritato, e se l’è viste sfuggire quando sarebbe bastata un po’ di calma e precisione in più e la giocata giusta al momento giusto: esattamente quello che l’azzurro può garantire. Allan torna in URC dopo 5 anni (si chiamava ancora Pro14) e lo fa dopo aver vissuto forse il momento migliore della sua carriera, tra Harlequins e Perpignan, e ci torna molto diverso da com’era partito: molto più sicuro, un leader ormai consolidato e un cecchino dalla piazzola.
Ciaran Frawley (Utility Back, Connacht)
Qui siamo forse all’ultima spiaggia. Chiuso dalla tremenda concorrenza di Leinster e di conseguenza anche nell’Irlanda, Ciaran Frawley rischia di passare da astro nascente del rugby irlandese a uno dei tanti: il suo essere un utility back (apertura, centro ed estremo) non lo ha aiutato a giocare titolare con continuità, sballottato da una parte all’altra del campo, ma lui stesso non è riuscito a imporsi con costanza. Un grande guizzo, i due drop che stesero il Sudafrica nel 2024 a Durban, ma poca costanza. Quella costanza che potrebbe acquisire finalmente a Connacht, in una franchigia che può dargli spazio e opportunità di mettersi in mostra. E a sua volta, Connacht potrebbe fare un ulteriore salto di qualità con un giocatore così in regia.
Paddy McCarthy (Pilone, Leinster)
Uno dei piloni più promettenti del rugby irlandese, ma bersagliato dagli infortuni. Tanto da avere a momenti più presenze in Nazionale che a Leinster, dove se non fosse sempre in infermeria giocherebbe titolare. L’anno scorso 6 partite in URC, 4 in Champions (finale compresa, dove si fece male) e 4 con l’Irlanda, per rendere l’idea. Dopo l’ultimo infortunio che lo ha costretto a saltare tutta la fase finale dell’URC, Paddy McCarthy torna in campo agguerrito e con la voglia di conquistarsi un posto non solo a Leinster, ma anche nell’Irlanda che andrà al Mondiale, e con i suoi 23 anni può ringiovanire un pacchetto di mischia irlandese che comincia a sentire seriamente il peso dell’età.
Jeandre Rudolph (Terza linea, Bulls)
Uno così sarebbe titolare in qualsiasi nazionale del mondo, ma “purtroppo” per lui è sudafricano e gioca in terza linea, figuriamoci chi si ritrova davanti. Eppure Jeandre Rudolph è stato il principale protagonista della cavalcata che ha portato i Bulls a giocarsi l’ultima finale di URC. 32 anni, nell’ultima stagione è stato il giocatore che ha forzato più tenuti (21) e gioca spesso insieme agli altri Springboks: Louw, Van Staden e Hanekom. Solo che loro si alternano, Rudolph invece c’è sempre, e in mezzo al campo è fenomenale.
Tom Bowen (Ala, Cardiff)
Classe 2006, per Tom Bowen può essere la stagione della consacrazione: l’anno scorso ha giocato spesso titolare per Cardiff e contemporaneamente per il Galles under 20, chiudendo l’annata con 12 mete in 25 partite tra club e Nazionale. Bowen sa saltare l’avversario diretto e ha ottime capacità realizzative, e in un periodo di magra per il rugby gallese anche in Nazionale maggiore potrebbero iniziare a prenderlo già in considerazione, dopo due anni di under 20. Se esplode, sono dolori per tutti.
Quan Horn (Estremo, Lions)
In URC ha già dimostrato di essere un giocatore di altissimo livello, tra i migliori dell’ultima stagione dei Lions: bravo ad attaccare lo spazio, grandi capacità di impostazione, gran piede. Un giocatore completo e un estremo che potrebbe già proporsi come vice-Willemse nel Sudafrica. Certo, alla prima partita con gli Springboks Erasmus l’ha piazzato apertura, ruolo che non aveva mai ricoperto prima, ma dettagli, Rassie vede cose che noi non vediamo. Quel che è certo è che il tecnico sudafricano ci punta molto, e ancora di più i Lions.
Fergus Watson (Ala/Estremo, Glasgow Warriors)
Qui siamo alla scommessa: Fergus Watson è stato tra i migliori nelle ultime balbettanti under 20 scozzesi, però l’anno scorso Franco Smith l’ha fatto debuttare contro il Benetton e lui l’ha ricambiato con una prestazione da player of the match, e quest’anno il tecnico l’ha già schierato titolare nell’amichevole contro Bath, però da estremo, mentre le ultime due stagioni le aveva giocate principalmente da ala, dove però ai Warriors c’è molta concorrenza. Ha 21 anni e tutto il tempo per crescere, ma potrebbe esplodere già quest’anno.
Francesco Palma