Fiamme Oro, il vice-presidente Niglio: “Obiettivo quarto posto e finale di Coppa Italia. E sull’uscita di Viadana…”

Il dirigente cremisi ha affrontato a OnRugby diversi temi riguardanti la squadra e la Serie A Elite: dagli obiettivi ai nuovi acquisti, fino al caso Colorno e alle recenti polemiche con Viadana

(ph. Paolo Cerino)

Fiamme Oro, il vice-presidente Niglio: "Obiettivo quarto posto e finale di Coppa Italia. E sull'uscita di Viadana..." (ph. Paolo Cerino)

Una rosa consolidata e qualche nuovo arrivo di peso come Lorenzo Casilio e Flavio Pio Vaccari: le Fiamme Oro vogliono fare l’ultimo salto e conquistare quei playoff che negli ultimi anni sono sempre sfuggiti. In questo inizio di preparazione estiva però a tenere banco sono anche altri temi che riguardano tutto il movimento: dal fallimento di Colorno che ha scombussolato l’intero movimento alla decisione di Viadana di lasciare la Lega Italiana Rugby. Tutti temi affrontati dal vice-presidente delle Fiamme Oro Tommaso Niglio a OnRugby.

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Lo scorso anno aveva detto di voler dare largo spazio ai giovani. Come giudica la stagione 2025-26 delle Fiamme Oro?

“È un bilancio positivo, soprattutto per quanto riguarda il progetto che stiamo portando avanti di far crescere i giocatori del centro-sud, del Lazio e del nostro vivaio. Sul piano dei risultati avremmo voluto continuare il trend dell’anno precedente, dove eravamo arrivati alla finale della Coppa Italia, e migliorare il quinto posto che invece abbiamo consolidato. Quest’anno al primo giorno di raduno ho chiesto ai ragazzi quali obiettivi volessero raggiungere, e sono stati unanimi nel rispondere di voler arrivare almeno al quarto posto: siamo contenti di vedere così tanta convinzione, perché è un fattore chiave per arrivare a un obiettivo. Le qualità tecniche ci sono, il gruppo è consolidato proprio perché quest’anno non abbiamo fatto innesti in un numero cospicuo, abbiamo soltanto consolidato alcuni ruoli come quello del mediano di mischia più qualche altro acquisto”.

Come giudica la campagna acquisti? È felice della rosa che affronterà il campionato quest’anno?

“Siamo contenti in tutto. Lo staff ha visto il ritorno di Alessandro Castagna come allenatore degli avanti perché Andrea Castellani, per impegni personali, non ha potuto garantirci la sua presenza. Grazie ad Alessandro sono in ritiro con noi due giocatori di prima linea di Livorno e Avezzano, e ringrazio i club e i presidenti per la loro disponibilità: cresceranno con noi, faranno la Coppa Italia ma non rimarranno con noi durante la stagione. L’obiettivo è fare in modo che i ragazzi possano affacciarsi ad alti livelli ma rimanere comunque nei propri club. Come detto, avevamo bisogno di consolidare il reparto dei mediani di mischia. Il primo giocatore sul quale facciamo affidamento è Teodosio, che è del nostro vivaio, ma avevamo bisogno di inserire altri giocatori e abbiamo preso Lorenzo Casilio e Michele Artusio dopo lo sfortunato epilogo di Colorno: sono ragazzi che hanno voluto mettersi in discussione e ripartire dalle Fiamme, e ne siamo felici. Dopo il raduno e le prime partite faremo con loro una valutazione insieme. Stesso discorso vale per gli altri, compreso Flavio Pio Vaccari: anche lui è un esterno, ma è un ragazzo sul quale contiamo tanto e che non ha bisogno di presentazioni, è un valore aggiunto”.

Ha citato quanto successo a Colorno. Secondo lei come ha impattato quella vicenda su tutto il movimento?

“È stato innanzitutto un grande dispiacere perché comunque ci sono giocatori rimasti senza squadra – sia nel maschile sia nel femminile – che avranno delle difficoltà a trovare delle collocazioni. Su Colorno abbiamo provato più di una volta a introdurre l’argomento con il presidente dimissionario Arletti. Gli avevo chiesto di parlarne ancora prima dell’uscita di Colorno dal campionato, quando si sapeva già che c’erano dei problemi, ma non ha voluto affrontare l’argomento: l’epilogo di Colorno ha una linea di continuità con un modo di affrontare le questioni a mio modo di vedere non utile per il movimento. Più volte siamo stati chiamati in causa da Arletti, io però registro come fatto di cronaca che la Lega ha approvato un bilancio e il presidente di Lega dimissionario non ha partecipato a questa approvazione, sebbene il bilancio lo abbia realizzato lui. La Lega resta un’idea e un’istituzione utilissima, ma non deve esserlo solo con dichiarazioni che poi non portano ad altro: la Lega deve presentare progettualità e nominare persone in grado di poter affrontare gli argomenti. Io ho detto pubblicamente che non voglio avere più alcun ruolo all’interno della Lega se non quello di contribuire a delle riflessioni e dare il mio contributo di idee. Quindi non parteciperò come candidato né come presidente né come vicepresidente alle prossime elezioni, perché è giusto che ci siano persone nuove e idee nuove. Per concludere, sicuramente la vicenda di Colorno non ha fatto bene al movimento italiano ma può essere un’occasione per imparare e non ripetere dagli errori: si dice che il dolore è conoscenza. Se però continuiamo a recitare degli spartiti anziché assolvere delle funzioni istituzionali che ci vengono assegnate diventa difficile. La vicenda Colorno è la cartina al tornasole di un modello culturale che non appartiene a questo sport: questo è uno sport dove se ci sono dei problemi li si affronta, anche in maniera molto dura, e poi dopo, terminata la competizione, finisce tutto. Invece spesso ci sono stati degli strascichi”.

A cosa si riferisce?

“Anche a delle dichiarazioni fatte dal direttore generale di Viadana, il quale disse che chiunque ha a che fare con noi ci perde. Eppure il Rugby Viadana ha preso tre giocatori dalle Fiamme Oro: Davide Crea, Alessio Crea e Filippo Gigli. Quindi non credo che Viadana possa dire di aver avuto da perdere nell’avere a che fare con noi, visto che ha attinto sul mercato da noi con tre giocatori che sono andati lì e hanno fatto il loro dovere. Sono stati poco edificanti anche i diversi attacchi di Arletti nei confronti degli arbitri, anche perché – per dire – nell’ultima stagione Viadana ci ha battuti due volte su tre e si è dimostrata più forte di noi, quindi non ha bisogno di un certo tipo di dialettica. Così si avvelena solo il clima. Questo modo di fare non appartiene al mondo del rugby. È un modo di fare che appartiene ad altri sport, e se noi iniziamo a prendere dei comportamenti che appartengono ad altri sport non so più come riusciremo a distinguerci, visto che non siamo all’altezza degli altri sport sotto il profilo dei risultati e anche dell’attrattività degli sponsor. Quindi bisogna iniziare a parlare di fatti: noi siamo disponibili a sederci, a parlare, pensiamo ad esempio a uno dei temi principali che è quello dell’indennità di formazione. Ci sono tantissime mie dichiarazioni in cui dico ‘sediamoci, parliamo, affrontiamo l’argomento’. Tutte cose che però poi dopo non hanno portato ad alcun tipo di iniziativa, se non quella di leggere sui giornali degli attacchi gratuiti. Ci tengo a precisare inoltre, per completezza, che a livello burocratico l’uscita di Viadana potrà avvenire solo al termine della prossima stagione, poiché questa è già cominciata, per cui in realtà il club quest’anno farà comunque parte della Lega”.

Oltre all’addio di Colorno si parla molto anche della scelta del Petrarca di ripartire dai giovani con un modello sostenibile. Cosa ne pensa?

“I giovani sono la chiave. Il Petrarca è una società che ha una grande storia di vittorie nel campionato italiano giovanile, quindi non avrà assolutamente problemi a ricostruire una filiera che gli consentirà di stare ai massimi livelli. Però bisogna puntare sui giovani come scelta, non solo come un’esigenza nei momenti di difficoltà: quest’anno abbiamo fatto giocare due tallonatori di vent’anni, uno era del nostro settore giovanile, l’altro di quello della Lazio, non so quante squadre avrebbero fatto una scelta del genere. E poi bisogna lavorare insieme: il modello italiano può piacere o non piacere, ma se abbiamo due squadre che sono in URC – Benetton e Zebre – che sono la fucina della Nazionale, la quale è il vertice della piramide del nostro movimento, dobbiamo alimentare quelle due squadre creando un sistema anche di interesse per il campionato. Dobbiamo creare un sistema virtuoso in cui si alza la qualità del campionato e i giocatori dal basso possono arrivare all’alto livello: in questo modo ci sarà sempre un ricambio e le società potranno avere dei budget sostenibili”.

In che modo si può rendere maggiormente sostenibile la Serie A Elite?

“Ritengo si debba fare un accordo con giocatori e procuratori, in modo che non si vada oltre determinate percentuali per questi ultimi, e ciò consentirebbe di calmierare la parte economica. Allo stesso modo bisogna fare in modo che le società di Serie A Elite possano essere tutte competitive. Per me il modello è quello del draft, come negli Stati Uniti, dove l’ultimo ha la scelta migliore sui nuovi giocatori e così via: nel nostro caso chi si è classificato agli ultimi posti dovrebbe avere la priorità di scelta su determinati giocatori come quelli delle accademie di Zebre e Benetton e quelli che seguono il percorso Federale. Così i giocatori avrebbero la possibilità di giocare in club dove possono avere spazio e i club stessi non devono dissanguarsi per prendere giocatori di formazione estera o equiparabili. Questo è l’unico modo per poter agganciarsi a Benetton e Zebre perché il nostro movimento è costruito così: naturalmente questo non vuol dire avere una sudditanza, vuol dire creare un rapporto di reciprocità corretto dove in un dare e avere c’è sempre un bilanciamento al 50%”.

Si è parlato spesso del sistema di reclutamento delle Fiamme Oro come un vantaggio rispetto alle altre, come risponde?

“È stato detto più volte che noi alteriamo la regolarità del campionato perché abbiamo la possibilità di prendere dei giocatori arruolandoli nelle Fiamme. Ma assicuro che nella circolazione dei giocatori non tutti quelli che individuiamo vogliono venire direttamente alle Fiamme Oro: ce ne sono altri che hanno preferito andare in altri club, a testimonianza che ci sono delle affermazioni che non trovano riscontro. Anzi, credo sia meglio perché da un lato ci ‘costringe’ ad essere sempre più bravi nel reclutamento, dall’altro permette anche ad altre squadre di attrezzarsi di più. Dobbiamo avere un approccio laico, non ideologico: noi abbiamo un ruolo istituzionale che ci obbliga ad essere un ente di promozione sportiva e in alcuni casi anteporre gli interessi del club a quelli del giocatore, ma ci sono stati anche casi in cui abbiamo detto a dei giocatori ‘Se ritieni di dover fare una scelta di vita, falla’. E poi c’è un altro tema: quando alcuni giocatori finiscono di giocare con noi possono comunque andare ad arricchire altre squadre. Pensiamo a Cornelli: si è allenato per sei anni con noi come un professionista, ha giocato ad alto livello e ora tornerà al Piacenza Rugby. Non è un valore aggiunto, con l’esperienza che porta? Noi alimentiamo il sistema, e poi essendo un ragazzo che ha una professione sicuramente non ci saranno i costi che ci sarebbero stati se avessero preso un ragazzo che invece gioca a rugby per professione. Quindi bisogna ragionare quando si fanno certe affermazioni, perché le Fiamme Oro sono un valore aggiunto per tutto lo sport italiano e per il rugby lo hanno dimostrato più volte. Invito tutti a ragionare e ribadisco la piena disponibilità a sedersi e risolvere i problemi nell’interesse del rugby italiano, perché questa è la cosa principale”.

Francesco Palma


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