Cartoline dal Lanfranchi: I 100 di Sara Barattin, “Daje Scotland” dagli spalti e un torneo tutto da vivere

Il racconto di una giornata da ricordare, nonostante la sconfitta dell’Italia

Cartoline dal Lanfranchi: I 100 di Sara Barattin, "Daje Scotland" dagli spalti e un torneo tutto da vivere Ph. Luca Sighinolfi

Cartoline dal Lanfranchi: I 100 di Sara Barattin, “Daje Scotland” dagli spalti e un torneo tutto da vivere (Ph. Luca Sighinolfi)

La gioia, la tensione, la delusione, la speranza: nel giro di poche ore lo stadio Lanfranchi si è trasformato in un ottovolante di emozioni, che aleggiavano tra i seggiolini delle tribune e piovevano insieme al un diluvio che per metà pomeriggio si è alternato all’ultimo sole cocente di questa estate.

La gioia per i 100 caps di Sara Barattin: entra in campo davanti a tutte, e l’intero Lanfranchi si alza a darle il giusto tributo per una carriera straordinaria, e che avrebbe meritato una festa ancora migliore. Poi arriva Ilaria Arrighetti, che di caps ne mette insieme 50, dopo essere stata protagonista lunedì scorso della partita che ad oggi ci tiene aggrappati al biglietto per la Nuova Zelanda.

La tensione di una partita tirata, bloccata, indecifrabile: l’Irlanda passa davanti dopo mezz’ora di 0-0, le azzurre reggono, accompagnate da un pubblico che non molla un secondo. Ogni break, ogni avanzamento, ogni placcaggio, è seguito da un boato del Lanfranchi, che come i violini di un’orchestra scandisce i tempi dello spettacolo. Lanfranchi che esplode quando Beatrice Rigoni fa 5-5, e lo rifà un minuto dopo quando Michela Sillari ci porta davanti.

La delusione, perché alla fine l’Irlanda prende in mano il match e se lo porta a casa, ritornando in corsa per il mondiale e rendendo molto più difficile il percorso delle azzurre. Servirebbe una mano dalla Scozia, che sembra destinata anche stavolta al ruolo di agnello sacrificale al cospetto di una Spagna sempre più sorprendente. «E quando perdono queste…»: qualcuno lo dice, in tanti lo pensano, compreso chi scrive.

La Scozia, effettivamente, non è granché: va subito sotto e soffre contro una squadra che con l’ovale in mano fa quello che vuole. Eppure senza pallone non sono poi impenetrabili, e infatti al primo black-out iberico le scozzesi fanno due mete e ribaltano il risultato. La speranza inizia a trapelare nei volti dei – tanti – spettatori rimasti al Lanfranchi. Si, perché lo stadio non si è svuotato del tutto: c’è chi è rimasto, e sta tifando. Ascolta in piedi Flower of Scotland, esulta alle due mete scozzesi, si gode una partita che – al di là dell’interesse italiano – è davvero bella, tra continui ribaltamenti di fronte e di punteggio.

Dagli spalti parte un «Daje Scotland», l’ala scozzese Megan Gaffney si gira verso la tribuna ovest e sorride. Non sarà Murrayfield, ma la Scozia sente un po’ di giocare in casa. «Daje Scotland», allora, fino all’ultimo, mentre la Spagna tenta l’ultimo assalto, travolta probabilmente dall’ansia di ritrovarsi a sorpresa davanti a tutte le altre contendenti. No, non va: a 20 secondi dalla fine arriva il tenuto che chiude la partita, mentre sugli spalti tutti i coraggiosi rimasti esultano.

Sono tutte alla pari, tutte a 5 punti, a una sola giornata dalla fine. E l’Italia è davanti, ancora, grazie alla differenza punti. Italia-Spagna, sabato prossimo, diventa una finale: solo una delle due passerà il turno (da prima o seconda che sia), mentre l’altra dovrà inevitabilmente tornare a casa. E allora l’appuntamento è di nuovo a Parma, per sabato prossimo, per un’altra folle giornata di rugby.

Francesco Palma

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