Italia, Stephen Aboud parla di terza franchigia, azzurri all’estero e futuro

Il responsabile azzurro per l’alto livello fa un quadro della situazione attuale del rugby italiano, parlando di tanti argomenti di grande interesse

Stephen Aboud lavora in Italia dal 2016 ph. Sebastiano Pessina

Stephen Aboud lavora in Italia dal 2016 ph. Sebastiano Pessina

Una delle figure più importanti nel rugby italiano è ricoperta da Stephen Aboud, 58enne irlandese che dal 2016 è il responsabile azzurro per la formazione dei giocatori under 20 di alto livello, degli allenatori e delle Accademie. Tanti dei giocatori che hanno fatto parte degli azzurrini nelle ultime stagioni sono ormai parte integrante dell’Italia di Franco Smith impegnata nel Sei Nazioni, e Aboud ha raccontato il momento del rugby italiano parlando con la Gazzetta dello Sport in edicola.

L’urgenza più attuale del movimento ovale azzurro secondo Aboud è legata alla presenza del rugby e dello sport nelle scuole, un fattore che differenzia in maniera netta l’Italia dalle altre grandi nazioni ovali. Al netto delle difficoltà attuali del mondo della scuola, si sta allora lavorando per creare un sistema piramidale di eccellenza che passa attraverso i quattro centri di formazione permanente under 18 tra Treviso, Milano, Prato e Roma e all’Accademia nazionale under 20 di Remedello.

Leggi anche: Il gruppo dell’Italia verso la sfida all’Irlanda nel Sei Nazioni

Stephen Aboud ha poi detto come stia puntando molto anche sulla crescita dei tecnici, fondamentali per lo sviluppo di buoni giocatori, sottolineando però come questi ultimi possano “soffrire” il poco professionismo diffuso in Italia con solo le due franchigie che offrono certe condizioni. Interessante il passaggio relativo alla (spesso citata) terza squadra da affiancare a Zebre e Treviso nel Pro14: “Una terza realtà è prematura. Ma può diventare un ulteriore obiettivo per allargare la base. Persino la Scozia è scesa da tre a due franchigie in Irlanda, dove sono quattro, il Connacht beneficia della “sovrapproduzione” delle altre”. Aboud poi sottolinea quindi come potrebbe diventare realtà una Nazionale emergenti, che darebbe visibilità a giocatori dal potenziale interessante.

Sul fatto di avere giocatori di formazione non italiana (sei titolari nelle ultime due partite) impiegati in azzurro, Aboud ha sottolineato come ormai questo sia una prassi nel rugby moderno, dicendo anche come siano in tanti, grazie a lontani parenti italiani, a proporsi per il suo interesse. Riguardo invece alle esperienze di giocatori azzurri in club stranieri ha detto: “Dipende dalle situazioni, dall’esperienza dei soggetti, da quanto tempo di gioco può venir loro garantito, dal contesto nel quale si vengono a trovare. Per assurdo, comunque, noi siamo in controllo dei nostri giocatori, che invece in Inghilterra e Francia sono ostaggio dei club”.

Infine un passaggio sul futuro e su come lui vede i prossimi anni del rugby italiano: “I talenti ci sono, dobbiamo farli maturare. Serve pazienza, sono ottimista”.

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