Il punto di Manuela Furlan

Con la capitana azzurra, attualmente infortunata, abbiamo parlato del suo recupero e del Sei Nazioni appena iniziato

Manuela Furlan (ph. Sebastiano Pessina)

Nonostante non sia in campo al fianco delle compagne di mille battaglie, costretta ai box a causa di un’operazione alla spalla, Manuela Furlan, capitana della Nazionale azzurra, sta vivendo molto intensamente l’avvio di Sei Nazioni dell’Italia, sempre con un occhio vigile, ovviamente, anche sul suo percorso di recupero. L’abbiamo raggiunta per fare un punto della situazione sulle sue condizioni fisiche ed una prima analisi sul torneo italiano, a poche ore dalla sfida alla Francia.

Manuela, innanzitutto come stai a qualche mese dall’operazione?

L’operazione al cercine della spalla è andata bene. Dopo un periodo abbastanza noioso dal punto di vista sportivo, post operazione, sono finalmente nella parte più divertente del recupero, riuscendo finalmente a fare qualcosa di più attivo. Le mie giornate si alternano tra esercizi di riabilitazione, palestra e fisioterapia. Paradossalmente, sto facendo la vita da atleta. Non ti nascondo che è strano essere a casa a febbraio/marzo. Ho scoperto ad esempio dell’esistenza delle feste di carnevale (sorride, ndr).

Il fatto di avere obiettivi a breve termine, relativi al recupero, mentalmente mi sta aiutando molto. Nel complesso, direi che sto bene.

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Quando ti rivedremo in campo?

Il recupero effettivo è previsto per giugno, quando dovrei essere abile ed arruolabile in tutto e per tutto, contatto compreso. Al momento non ho ancora ripreso a correre perché oltre alla lesione alla spalla, ho anche un problema alla scapola. In pratica, è come se dovessi imparare da capo un movimento (la corsa, ndr), che ho sempre fatto nel modo sbagliato. Quella sarà la cosa più difficile: paradossalmente più del recupero in sé dall’operazione. A giugno comunque si tireranno concretamente le somme. Fisioterapista e preparatrice sono molto contente per come sta proseguendo il percorso di recupero sin qui, ma sono in attesa, a breve, di un check importante dell’ortopedico. In ogni caso, posso dire di sentirmi seguita al meglio e coccolata.

Come hai visto le ragazze a Cardiff?

Nelle ragazze ho visto una grande voglia di dimostrare a loro stesse, prima che agli altri, che il risultato ottenuto lo scorso anno non è stato occasionale, ma il frutto di un lungo lavoro. Forse, questo eccessivo desiderio, ha portato a qualche errore di troppa foga in alcune fase decisive del gioco. Abbiamo avuto veramente tante occasioni per marcare punti: se avessimo vinto con scarto più ampio nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.

Nonostante un avvio così così…

Nei primi minuti ci hanno messo in grande difficoltà. Comprensibile, anche perché il Galles aveva voglia di rivalsa, in un ambiente magico come quello dell’Arms Park. Una delle cose positive di domenica è stata proprio quella di non lasciare scappare nel punteggio le avversarie, a dispetto di un avvio del genere, prima di ribaltare in maniera egregia.

Nella ripresa le ragazze hanno gestito meglio la situazione, nonostante i brividi finali, ma se non li avessimo corsi, forse non mi sarei riconosciuta nella squadra (sorride, ndr).

La cosa che mi è piaciuta di più è stata l’inserimento di Vittoria Ostuni Minuzzi e Beatrice Capomaggi, che, al debutto da titolari in un palcoscenico così, si sono dimostrate capaci di maneggiare il tipo di pressione che ti mettono le gare internazionali.

Sono scese in campo senza paura, consapevoli di cosa potevano e dovevano fare, con la voglia di far vedere che anche loro ci sono, di dimostrare che sono pronte per far parte di questo gruppo che si allarga. Ho scritto un messaggio a Vittoria: ha dato sicurezza dietro, in fase di copertura, in fase d’attacco anche. Ha tutte le doti per mantenersi quel ruolo lì. Non vedo l’ora che ce ne siano anche tante altre di ragazze così.

Vittoria, nel tuo ruolo, a Cardiff ha trasmesso sensazioni non troppo dissimili da quelle che lascia in dote abitualmente Manuela Furlan…

Non so cosa riesco a trasmettere da fuori. Entro in campo sempre al servizio della squadra. Non riesco a descrivere cosa farei per le mie compagne sul rettangolo verde. Se sono in grado di far percepire sicurezza a compagne, staff e tifosi, forse il mio segreto sta nel fatto che nel mio ruolo mi sento come nel giardino di casa. Là dietro, tutto quello spazio è come se fosse la mia landa di terreno, da proteggere ad ogni costo. Per assurdo, se mi dovessi spostare in linea, o tra gli avanti, penso che mi troverei spaesata: perderei tutta la sicurezza che si percepisce vedendomi a giocare nel triangolo arretrato.

Cosa ti aspetti dalla gara in Francia?

So che le ragazze hanno la capacità di voltare immediatamente pagina. Lo abbiamo sempre fatto, anche dopo sconfitte crude, con un’analisi sulle cose da migliorare, lo dobbiamo fare anche dopo le vittorie. Siamo consapevoli della loro forza, del fatto che ci stanno aspettando dall’anno scorso, e che in casa loro ci hanno sempre battuto in modo netto. Non siamo mai nemmeno riuscite a stare in partita a lungo, per poterci rammaricare di un mancato risultato positivo.

Dobbiamo migliorare su questa cosa: quando giochiamo contro una squadra super competitiva, come una Francia o un’Inghilterra, il nostro obiettivo deve essere quello di scendere in campo con sicurezza, determinate ad impostare sin da subito il nostro gioco, senza farci intimorire. Lo dico perché, tante volte, purtroppo, subiamo la ferocia agonistica avversaria in avvio, quasi passivamente. Le nostre rivali sono le prime a prendere in mano con vigore la situazione, mentre noi iniziamo a giocare quando il punteggio è già con tono negativo.

Come ti spieghi la differenza di rendimento così marcata dell’Italia, contro la Francia, tra gare casalinghe ed esterne?

Il fattore casalingo pesa. Lo ripeterò sempre: non è un luogo comune. Soprattutto quando vai in stadi come quelli francesi, stracolmi. Quando non sei abituato a certe platee, questo aspetto è tutto fuorché semplice da gestire. Anche stasera ci sarà un clima spettacolare. Le ragazze dovranno essere brave a calarsi sin da subito nell’atmosfera. Sarebbe bello riuscire a tornare in meta, in Francia, dopo molto tempo (le azzurre non hanno marcato un singolo punto nelle trasferte transalpine dal 2010, ndr).

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