Italia femminile: le dichiarazioni in conferenza stampa

Dopo la partita vinta dalle Azzurre a Prato le parole dei due coach di fronte ai nostri microfoni

ph. Sebastiano Pessina

PRATO – Tutto secondo copione a Prato, ma non in maniera facile né scontata: la nazionale italiana femminile partiva con i favori del pronostico contro le avversarie sudafricane, ma ha poi dovuto rimboccarsi le maniche per raggiungere il risultato.

“Siamo contenti, dato che questa è sostanzialmente la nostra prima uscita” – dice Stanley Raubenheimer, tecnico della selezione sudafricana.

“Abbiamo avuto solo quattro giorni di preparazione prima dell’inizio del tour in Europa, e abbiamo visto un grande impegno, non posso lamentarmi di niente. Nel corso della tournée abbiamo capito a che punto siamo e cosa dobbiamo migliorare, ci ha insegnato alcune buone lezioni.”

In Sudafrica la nazionale femminile a XV è appena stata rimessa in piedi, dopo una mancanza dalle scene mondiali durata quattro anni, e quella di Prato è stata l’ultima partita di un giro nell’emisfero nord che ha visto le Springboks Women toccare Galles, Inghilterra e Spagna prima di arrivare in Italia.

“Stiamo crescendo individualmente e come squadra” aggiunge Babalwa Latsha, numero 1 della squadra sudafricana e vice-capitano.

“Il nostro obiettivo è quello di arrivare a competere nella Coppa del Mondo fra tre anni. Questo tour ci permette di tornare a casa e di modellare il nostro sviluppo per il futuro: adesso abbiamo le fondamenta, dobbiamo proseguire la costruzione.”

Le parole di Di Giandomenico

Quando la palla passa a Andrea Di Giandomenico, il tecnico azzurro si lancia in una digressione in lingua inglese, ringraziando gli avversari per il test giocato: “Grazie a chi si è speso affinché potessimo giocare, e grazie alla squadra sudafricana: una gran bella opportunità per noi e per voi di crescere. Penso che il movimento rugbistico femminile abbia bisogno del Sudafrica. Noi abbiamo cominciato un po’ prima a sviluppare il nostro settore femminile, e so che è fastidioso parlare di sviluppo quando si è perso, perché non piace a nessuno. Ma questa è la via per crescere e per migliorare.”

Poi il Commissario Tecnico torna all’italiano: “Siamo soddisfatti di questo 2018 in cui abbiamo giocato 7 partite, vincendone 4. Oggi abbiamo faticato a trovare ritmo, anche per meriti avversari. Dobbiamo lavorare nella gestione della partita: non sempre sviluppare il gioco che più ci diverte, ma concretizzare in maniera migliore secondo l’opportunità del momento.”

“In questo rientra anche la capacità di giocare con il piede che dobbiamo ancora sviluppare. Dobbiamo alzare le nostre qualità, perché l’utilizzo spesso viene meno per la poca confidenza delle ragazze. Un paio di volte lo abbiamo usato bene, altre volte meno.”

“Partite come queste sono importantissime per lo sviluppo, e lo sviluppo è un viaggio che non finisce mai. Non c’è mai un arrivo, in un attimo siamo di nuovo in viaggio verso nuovi traguardi e nuovi obiettivi. Cambiano le ragazze, ma non cambia lo spirito, e questa è una cosa importante della nostra squadra. La voglia di migliorare è sempre presente.”

L’attenzione si sposta quindi sullo specifico della partita, giocata dalle Azzurre con qualche balbettio in fase offensiva, ma con un pack davvero dominante: “Ottimo lavoro di tutto il reparto – sottolinea Di Giandomenico – che proviene da quanto fatto da Tito Cicciò, parte fondamentale del nostro staff che spesso non viene nominata. Ci prepariamo perché sappiamo che c’è sempre da migliorare e cerchiamo di essere più pronti possibile a ogni situazione di gioco.”

Infine uno sguardo in avanti: “Al Sei Nazioni ci portiamo la nostra consistenza difensiva: contro la Scozia non abbiamo subito punti, mentre oggi sono contento che abbiamo resistito all’ultimo assalto delle nostre avversarie. È quello su cui abbiamo lavorato tutto il mese. Siamo consapevoli di dover migliorare la gestione delle energie durante la partita, per capire quando accelerare e quando controllare. Come ho detto alle ragazze, tutte loro hanno tantissimo dentro di loro, a volte si scordano solo di tirarlo fuori. Questo passa dalla consapevolezza, ed ogni partita in più che giochiamo ci aiuta a costruire proprio questo aspetto.”

Lorenzo Calamai

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