Eben Etzebeth: numeri e meccanica di impatto di chi può diventare il numero uno

25 anni, 63 caps (McCaw era a 48) e quel modo di andare a contatto così difficile da difendere

rugby championship sudafrica all blacks etzebeth

ph. Reuters

Dopo un post Mondiale difficilissimo, dopo aver perso leader del calibro di Matfield, Habana, de Villiers, Pienaar, Burger, Bismarck du Plessis, du Preez, Steyn e Strauss, il Sudafrica ha rialzato la testa con una prima parte di 2017 più positiva che negativa. Prima la vittoria per 3-0 a giugno contro la Francia, poi un Championship chiuso con due vittorie, due pareggi e due sconfitte: l’ultima, di un solo punto, contro gli All Blacks sfiorando il colpaccio. La squadra guidata da coach Allister Coetzee sta attraversando un momento di profonda riflessione tecnica, mentre la federazione è alle prese con importanti cambiamenti culminati nella scelta di tagliare Cheetahs e Kings dal Super Rugby spalancando per loro le porte del PRO 14. In campo la squadra ha fatto gruppo attorno ai nuovi leader, che si stanno ritagliando un ruolo importante per il rugby Springboks: tra questi, un posto d’onore spetta a Eben Etzebeth. Capitan presente e futuro.

 

 

Numeri impressionanti e potenzialmente da numero uno

All’età di 25 anni, il seconda classe 1991 ha collezionato 63 caps, di cui 60 da titolare. Per azzardare un paio di paragoni, alla stessa età Matfield era a quota 13 e Botha 28. Allargando lo sguardo oltre la Rainbow Nation, prima del ventiseiesimo anno di età Richie McCaw era a quota 48. Numeri impressionanti quelli di Etzebeth e che di fatto lo proiettano in prospettiva in vetta alle classifiche mondiali. Quello appena concluso è il suo sesto Championship e i numeri sono impressionanti: in 6 presenze ha collezionato 53 carries, guadagnato palla in mano 107 metri, 9 offload e 10 difensori battuti, a cui si aggiungono 45 placcaggi.

Sotto gli occhi di tutti c’è il match di sabato scorso a Città del Capo contro gli All Blacks, nel corso del quale ha portato avanti 13 palloni, battendo 3 difensori e guadagnando 46 metri ovale in mano.

 

 

Dominio fisico e meccanica di impatto

Perché un solo giocatore è in grado contro gli All Blacks di collezionare questi numeri, tenendo conto che nel 90% dei casi riceve palla da primo o secondo uomo in piedi, a difesa schierata e con poco spazio tra sé e l’avversario? Il modo in cui Etzebeth impatta l’avversario fa tutta la differenza del mondo.

 

  • Il compasso delle gambe: lo strapotere fisico gli permette di poter andare a contatto non abbassandosi, ma tenendo il cilindro sbilanciato in avanti. Invece di abbassare il baricentro e pestare sulle gambe, rimane relativamente eretto, salvo buttarsi in avanti verso l’avversario al momento del contatto, come se si stesse tuffando. Le gambe restano indietro complicando terribilmente il lavoro del difensore: e l’effetto è accentuato se dietro c’è un compagno che lo spinge.
  • Il gomito alzato: è funzionale a quello strano modo di tenere indietro le gambe. La dinamica di impatto ruvida e così sudafricana di Etzebeth prevede una posizione dell’avambraccio destro ai limiti del regolamento: è il suo scudo con cui si tuffa addosso all’avversario.

 

Cane non potendo arrivare alle gambe decide di placcare alla cintura, ma subisce l’impatto

Da notare in questo caso l’uso dell’avambraccio destro ad allontanare l’avversario prima che questo possa impostare il placcaggio

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