Philippe Saint-André e il Top 14, ostacolo alla crescita della Francia
Il ct della nazionale francese lamenta l'eccessiva importanza che al di là delle Alpi viene data al torneo nazionale
ph. Sebastiano Pessina
Se l’Italia piange la Francia non ride: un anno fa la serie in Nuova Zelanda chiusa con un secco 3 a 0 per i campioni del mondo, i test-match di novembre con una sola vittoria (e le sconfitte con All Blacks e Sudafrica), un Sei Nazioni con tre vittorie e poi in queste settimane i tre ko (due davvero pesanti) contro l’Australia. Uno score di 4 vittorie e 10 ko nelle ultime 14 gare. Vero che i bleus sono stati fermati da Nuova Zelanda, Galles, Irlanda, Sudafrica e che hanno battuto l’Inghilterra ma Philippe Saint-André non è certo contento e meno di lui lo sono la stampa e gli appassionati d’Oltralpe.
Tanti i motivi di questo lungo momento di difficoltà ma il ct – che difende il gruppo di giocatori – punta il dito contro il Top 14: “Ci sono troppi stranieri, i nostri giovani hanno meno spazio. La Francia è l’unico posto dove la lega è più importante di tutto il resto. Mi preoccupano la tenuta fisica e gli infortuni: se non ci rendiamo conto che un atleta di quel livello non può giocare più di 28-30 gare in una stagione avremo continuamente problemi”.