Dan Carter, la RWC 2015 in testa. E tante porte aperte
La delusione del Mondiale 2011 e l'obiettivo del torneo iridato in Inghilterra. In mezzo il suo "sabbatico"
ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina
Sta per diventare padre e probabilmente per questa cosa Dan Carter non sta nella pelle. Se però deve ragionare a freddo il numero dieci di All Blacks e Crusaders ha solo una cosa in testa, almeno a lunga scadenza: il Mondiale del 2015. A confessarlo è lo stesso giocatore a L’Equipe. Al quotidiano francese l’apertura neozelandese parla apertamente “della enorme delusione” della RWC2011, alla quale ha assistito in gran parte come spettatore per colpa di un infortunio. Un ko che gli ha rovinato gran parte del 2012: “Sono stato triste a lungo, lo sono in parte ancora adesso, per come sono andati i miei Mondiali”. Un anno concluso con il premio di Miglior Giocatore IRB per il 2012, una cosa che ovviamente gli ha fatto piacere ma solo fino a un certo punto perché “il rugby è uno sport collettivo”.
Carter definisce questa sua sofferenza come una “cicatrice” e l’unico modo per curarla è la RWC2015. Un obiettivo verso il quale procederanno tutti i suoi sforzi e prima del quale troverà spazio anche il suo semestre sabbatico, come quello che sta trascorrendo Richie McCaw. Sul tavolo ci sono varie opzioni a partire da quello dello stacco completo dal mondo del rugby, anche se Carter preferirebbe “giocare tre mesi in Giappone”. Nell’intervista il giocatore conferma i contatti con dei club francesi, ma definisce anche il Top 14 come un “campionato duro fisicamente”. Di sicuro molto più che non quello giapponese.
Carter definisce questa sua sofferenza come una “cicatrice” e l’unico modo per curarla è la RWC2015. Un obiettivo verso il quale procederanno tutti i suoi sforzi e prima del quale troverà spazio anche il suo semestre sabbatico, come quello che sta trascorrendo Richie McCaw. Sul tavolo ci sono varie opzioni a partire da quello dello stacco completo dal mondo del rugby, anche se Carter preferirebbe “giocare tre mesi in Giappone”. Nell’intervista il giocatore conferma i contatti con dei club francesi, ma definisce anche il Top 14 come un “campionato duro fisicamente”. Di sicuro molto più che non quello giapponese.
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