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	<title>british&amp;irish lions 2017 Archivi - On Rugby</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Ovale Internazionale: una vita in rosso, una vita da Munsterman, una vita da O’Mahony</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Calamai - OnRugby.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 09:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[British & Irish Lions]]></category>
		<category><![CDATA[british&irish lions 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Capitano]]></category>
		<category><![CDATA[Irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[Munster]]></category>
		<category><![CDATA[Peter O'Mahony]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono i capitani tecnici: i più forti. Quelli a parole: gli hollywoodiani. Quelli silenziosi: parla l’esempio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2017/06/23/ovale-internazionale-omahony-capitano/">Ovale Internazionale: una vita in rosso, una vita da Munsterman, una vita da O’Mahony</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-143758" src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/06/omahony.jpeg?x71421" alt="o'mahony" width="900" height="450" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/06/omahony.jpeg 1400w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/06/omahony-120x60.jpeg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/06/omahony-230x115.jpeg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/06/omahony-1024x512.jpeg 1024w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/06/omahony-400x200.jpeg 400w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><br />
Un’assenza sicuramente eclatante ma in qualche modo annunciata: quella di Sam Warburton dal XV titolare del primo test match che sabato mattina, alle 9.35 italiane, vedrà i British &amp; Irish Lions affrontare la Nuova Zelanda. C’è infatti la maglia numero 20 per il capitano del tour, attardatosi nel raggiungimento della forma migliore a causa di un infortunio subito in pro12 con la maglia dei suoi Cardiff Blues.</p>
<p><strong>Per la prima volta dal 1930, non sarà il capitano designato a portare la squadra fuori dal tunnel degli spogliatoi e a guidarla in campo</strong>. A mettere al braccio la fascia di capitano sabato mattina sarà Peter O’Mahony, il capitano del Munster, che dividerà la terza linea con Taulupe Faletau e Sean O’Brien, rispettivamente numero otto e numero sette della squadra scelta da Warren Gatland.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leading by example</strong></p>
<p>Peter O’Mahony ha il carattere e la pasta giusti per essere quelli del capitano di una squadra di rugby, qualunque essa sia. E questo lo dicono i fatti: nella sua carriera, il terza linea irlandese ha portato la fascia del Presentation Brothers College (la sua scuola di Cork), ogni squadra del Cork Constitution dove ha giocato (giovanili e senior), l’Irlanda under-18, l’Irlanda under-20, il Munster, la nazionale irlandese (a soli 23 anni) e i British &amp; Irish Lions, anche se quello di sabato sarà il primo match ufficiale nel quale porterà la fascia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci sono quei giocatori che sono nati per essere capitani, ma non tutti lo fanno allo stesso modo</strong>. Ci sono i capitani hollywoodiani, il classico tipo che carica lo spogliatoio con uno splendido discorso pre-partita, che trasmette alla squadra una narrativa che li porta a trovare una motivazione comune per tendere al risultato. Ci sono capitani che impongono reverenza con la sola presenza, il solo esserci cambia le cose: quelli che zittiscono lo spogliatoio per il solo fatto di entrarci. <strong>Ci sono i capitani tecnici: quelli alla Parisse</strong>, che sono semplicemente, evidentemente troppo più forti di ogni altro giocatore nello spogliatoio per non essere universalmente riconosciuti come i numeri uno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci sono, infine, quei capitani la cui forza è l’esempio</strong>. Non sono le parole a testimoniare la loro leadership, ma la sensazione che comunicano in campo: la voglia che trasmettono a ogni compagno di non deludere le aspettative, la capacità di porre degli standard alti nel campo d’allenamento come in quello da gioco affinché i compagni non siano da meno. <strong>Questo è Peter O’Mahony, leader silenzioso</strong>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter">
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<p class="wp-caption-text">“Quale canzone sceglieresti al karaoke?” “Piano man, Billy Joel”. Grazie Pete, mi hai già conquistato ❤</p>
</div>
<p>Se fosse un personaggio di un libro, Peter O’Mahony sarebbe il Paddy Bawn di Maurice Walsh in <em>“Un uomo tranquillo”</em>, dal quale venne poi tratto anche il film con protagonista John Wayne. Quel Paddy Bawn era un uomo tranquillo, per l’appunto, uno che di battaglie ne aveva viste, e che fosse stato per lui si sarebbe ritirato a godersi la gioia della sua collina irlandese coperta di erica<strong>. Eppure, per quanto tranquillo, un uomo che, per la giusta causa, allergico al torto, orgoglioso dei propri valori, era pronto a dar battaglia</strong>.</p>
<p>Nelle speculazioni che hanno preceduto le convocazioni del 19 aprile, c’era chi diceva: &#8220;Sarebbe una buona idea portare O’Mahony&#8221;. &#8220;Potrebbe essere un ottimo capitano nei midweek&#8221;. &#8220;O’Mahony potrebbe guidare le truppe fuori dai test match riuscendo a tenerle concentrate&#8221;.<br />
La verità è che tutti, già alla vigilia del test, conoscevano le caratteristiche di Peter O’Mahony<strong> ed era riconosciuto universalmente che sarebbe stato un ottimo leone</strong>, una pedina fondamentale per Warren Gatland. Pochi, però, pensavano che O’Mahony avrebbe potuto far parte del XV del primo test, soprattutto dopo una stagione 2016–17 difficile, costellata di infortuni più o meno gravi che lo hanno costretto a saltare praticamente la totalità del Sei Nazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poi, improvvisamente, il 18 marzo Jamie Heaslip si infortuna nel riscaldamento di Irlanda-Inghilterra, ultima del torneo. <em>Sliding door:</em> <strong>O’Mahony gioca titolare con la numero 6 ed è fenomenale</strong>. Distrugge la rimessa laterale inglese da solo (uno dei migliori al mondo nelle rubate da touche), è ovunque, è l’epitome della terza linea dal lato chiuso: un giocatore silente, dedito con la totalità delle sue energie e del suo fisico al lavoro sporco, e duro, ricevendo la totale ammirazione dei compagni, tirandoseli dietro grazie alla sua abnegazione.</p>
<p>L’Irlanda trionfa sulla scia della sua prestazione. Gatland riapre gli occhi, e li punta su Limerick: <strong>c’è una squadra da veder giocare, e la porta in campo un capitano che parla con l’esempio</strong>. Sulle spalle porta la maglia numero sei, e quella maglia è rossa, come quella dei Lions. Per Warren Gatland è quasi una visione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Munsterman</strong></p>
<p>La stagione del Munster si è infranta nel finale. Una squadra corta, che è arrivata stanca agli appuntamenti decisivi: la finale di Pro12 contro gli Scarlets, altra squadra in maglia rossa; la semifinale di Champions Cup contro i campioni uscenti dei Saracens, che si sarebbero poi confermati.</p>
<p><strong>Una stagione, quella dei ragazzi della provincia di Limerick, che aveva dentro qualcosa in più, qualcosa lasciato dalla prematura scomparsa di Anthony Foley, l’head coach della formazione irlandese</strong>.</p>
<p>Il 16 ottobre scorso, alla vigilia del primo match stagionale di Champions Cup che avrebbe visto il Munster ospitato dal Racing Metro, Foley perdeva la vita nel sonno, vittima di un’edema polmonare. La partita non si giocherà, e la salma dell’allenatore ed ex-giocatore del Munster, capitano nei suoi ultimi giorni da giocatore fra il 2006 e il 2008, verrà riportata qualche giorno dopo in Irlanda.</p>
<p>A Limerick, nella prima conferenza stampa dopo la morte dell’amato Foley, capace di restaurare quel Munster Pride perduto negli anni recenti, sarà Peter O’Mahony, il capitano nei quali tanti hanno rivisto le stigmate dello stesso Foley, a prendere la parola a nome dei giocatori.</p>
<div class="wp-caption aligncenter">
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<p class="wp-caption-text">E come avrebbero potuto perdere questa partita, contro Glasgow? La curva mostra il numero 8, quello di Anthony Foley, e il soprannome Axel, tratto dal film Beverly Hills Cop (Eddie Murphy è Axel Foley). CJ Stander indossa la 24, lasciando negli spogliatoi la otto di Foley. Guardate O’Mahony: la mano che stringe il collo di un commosso Simon Zebo durante il minuto di silenzio, la risolutezza di chi, nel dolore, ha oltrepassato il lutto e vede davanti agli occhi la possibilità di offrire un tributo. Non c’è dubbio che Peter O’Mahony sia stato, quest’anno, un uomo in missione</p>
</div>
<p>E’ stato chiaro a tutti quanti che la stagione del Munster, dalla dipartita dell’allenatore in poi, abbia avuto una ferocia e un ardore inevitabilmente collegati alla tragedia subita. Nel dramma, è bello vedere come certi <em>intangibles</em> abbiano ancora un valore importante all’interno di una partita, di un’intera stagione ovale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Peter O’Mahony è stato un capitano esemplare, sulla scia dello stesso Foley e su quella del suo erede, Paul O’Connell</strong>. Tutta la storia della sua formazione, della sua carriera, dei momenti che la hanno popolata sono profondamente intrisi dalla cultura della appartenenza tipica della provincia di Munster. Appartenere alla squadra di quella particolare porzione d’Irlanda infonde una sorta di urgenza, <strong>di bisogno di non deludere le persone che conosci</strong>, quelle che ti hanno sempre supportato e sostenuto fin dove sei arrivato, con la precisa coscienza di sapere da dove sei venuto, senza mai credere di essere arrivato.</p>
<p>Un concetto che per certi versi Munster ha in comune con la Nuova Zelanda: gli All Blacks parlano spesso del fatto che indossare la maglia nera significhi giocare per tutti coloro che l’hanno indossata in precedenza. Anthony Foley la maglia dei Lions non l’ha mai indossata, eppure, quando O’Mahony se la calerà addosso, non potrà non passare nei suoi sensi una reminiscenza della casacca rossa del Munster, quella che indossa da una vita, per elezione naturale. La stessa con cui indossa, da sempre, la fascia di capitano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Lorenzo Calamai</strong></p>
<p><a href="https://medium.com/ovale-internazionale" target="_blank">Ovale Internazionale</a></p>
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		<title>British &#038; Irish Lions 2017: una squadra con pochi inglesi?</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2017/04/18/british-irish-lions-2017-gatland-pensa-a-una-squadra-con-pochi-inglesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 07:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Test Match]]></category>
		<category><![CDATA[british&irish lions 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Dylan Hartley]]></category>
		<category><![CDATA[George Ford]]></category>
		<category><![CDATA[James Haskell]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Lanchbury]]></category>
		<category><![CDATA[mike browm]]></category>
		<category><![CDATA[Warren Gatland]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gatland potrebbe tagliare alcuni protagonisti dell'ultimo Sei Nazioni </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2017/04/18/british-irish-lions-2017-gatland-pensa-a-una-squadra-con-pochi-inglesi/">British &#038; Irish Lions 2017: una squadra con pochi inglesi?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Scopriremo mercoledì 19 aprile le convocazioni per il tour 2017 dei British &amp; Irish Lions e Oltremanica il toto chiamate sembra aver rivelato una clamorosa indiscrezione secondo la quale Warren Gatland starebbe pensando di ridurre al minimo gli inglesi presenti nella sua rosa, escludendo più di un grosso calibro della squadra di Eddie Jones, vincitrice del Sei Nazioni 2016 e 2017.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<hr />
<p>Le convocazioni Lions secondo OnRugby: <a href="https://www.onrugby.it/2017/04/09/i-british-irish-lions-dopo-il-sei-nazioni-chi-volera-in-nuova-zelanda-1-8/" target="_blank">mischia</a> e <a href="https://www.onrugby.it/2017/03/30/i-britishirish-lions-dopo-il-sei-nazioni-chi-volera-in-nuova-zelanda-15-10/" target="_blank">trequarti</a>.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il Telegraph </em>infatti riporta che <strong>l&#8217;estremo Mike Brown, il centro Jonathan Joseph, l&#8217;apertura George Ford, il terza linea James Haskell e il seconda linea Joe Lanchbury dovrebbero essere &#8220;gli epurati&#8221; dall&#8217;avventura kiwi</strong>. A questi potrebbe aggiungersi anche la figura di Dylan Hartley, capitano e tallonatore dell&#8217;Inghilterra, che nell&#8217;ultimo periodo &#8211; secondo Gatland &#8211; non avrebbe dimostrato canoni di forma e disciplina all&#8217;altezza degli impegni contro gli All Blacks. Una situazione questa che potrebbe rimescolare ampiamente le carte e aprire spazi, nel caso in cui si verificasse, ad altri giocatori delle Home Union.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La presenza di giocatori inglesi nella selezione <strong>è andata calando nel corso degli anni</strong>: 17 nel 1993, 22 nel 1997, 20 nel 2001, 20 nel 2005, 10 nel 2009 e 14 nel 2013.</p>
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		<title>Ovale Internazionale: di padre in figlio Gatland</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2017/04/16/ovale-internazionale-di-padre-in-figlio-gatland/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Calamai - OnRugby.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2017 13:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rugby Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[all blacks]]></category>
		<category><![CDATA[british&irish lions 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lions, Nuova Zelanda e la nuova vicenda familiare di Ovalia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-139219 " src="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/04/gatland.jpeg?x71421" alt="gatland" width="848" height="424" srcset="https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/04/gatland.jpeg 1400w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/04/gatland-120x60.jpeg 120w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/04/gatland-230x115.jpeg 230w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/04/gatland-1024x512.jpeg 1024w, https://www.onrugby.it/wp-content/uploads/2017/04/gatland-400x200.jpeg 400w" sizes="auto, (max-width: 848px) 100vw, 848px" /><br />
Come altri sport, più di altri sport, il rugby è un fatto genetico. Qualcuno dice si trasmetta attraverso i globuli rossi: quelli di chi ha giocato sono ovali. Certe volte padre e figlio si trovano lontani, ma continuano a sostenersi. E’ successo a Mike Ford, il quale ha recentemente rescisso il proprio contratto con il Tolone ma ha ricevuto il pubblico plauso del figlio George, <a href="https://www.onrugby.it/2017/04/10/george-ford-in-sostegno-del-padre-mike-il-miglior-coach-che-abbia-avuto/" target="_blank">che ne ha esaltato le qualità di allenatore</a>. Certe volte, invece, si trovano dalla parte opposta della barricata. Quante volte nell’ultima giornata del Sei Nazioni le telecamere sono andate a cercare<strong> l’espressione di Andy Farrell, padre di Owen</strong> e allenatore della difesa irlandese che ha messo sotto scacco l’Inghilterra. Da qualche giorno sappiamo che un’affascinante nuova saga familiare si è affacciata ad Ovalia: <strong>Bryn Gatland è stato selezionato per rappresentare i New Zealand Barbarians</strong>, una selezione di giocatori delle province che saranno i primi ad affrontare i British &amp; Irish Lions su suolo kiwi il prossimo 3 giugno.</p>
<p><strong>L’orgoglioso padre siederà qualche fila di poltrone più su al Toll Stadium di Whangarei</strong>, impegnato più a capire lo stato di forma della sua prima formazione in maglia rossa che a valutare l’operato del figlio 22enne, che ha da poco celebrato la prima volta in campo con la maglia dei Blues, nella sfida contro gli Hurricanes.</p>
<div class="wp-caption aligncenter">
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<p class="wp-caption-text">Il più grande successo fino a questo momento di Bryn Gatland: un drop che vale una stagione</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Warren Gatland: il giocatore</strong></p>
<p>Warren Gatland, molto tempo prima di essere il coach dei Lions, è stato un tallonatore solido e abrasivo. Ha ottenuto 140 presenze con Waikato prima di lasciare gradualmente il rugby giocato per diventare un allenatore. Se le sue presenze con il club sono a lungo state un record, e ancora oggi solo in pochi hanno superato quel traguardo, meno fulgida è stata la sua carriera internazionale: <strong>All Black numero 892, Gatland non ha disputato un singolo test con la maglia della nazionale neozelandese,</strong> ottenendo solamente 17 presenze da in match non ufficiali. Alla fine degli anni ottanta, infatti, le sostituzioni erano previste solamente per i giocatori infortunati e Gatland rimase in panchina per innumerevoli partite, chiuso dalla leggenda Sean Fitzpatrick.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Warren Gatland: l&#8217;allenatore</strong></p>
<p>Il curriculum vitae arricchito dall’esperienza con i tutti neri, però, lo ha portato a farsi un nome in Europa, dove nel 1996<strong> ha accettato il primo incarico da head coach per il Connacht</strong>. Dopo la franchigia, è stata la nazionale irlandese a volerlo immediatamente, in seguito alle dimissioni di Brian Ashton. Dal ’98 al 2001 Gatland riuscì a risollevare una squadra irlandese in crisi di risultati, ma questo non bastò a mantenere a lungo il posto. Fu esonerato nel 2001 e rimpiazzato da Eddie O’Sullivan, precedentemente suo assistente, concludendo con un bilancio di 18 vittorie, un pareggio e 19 sconfitte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I successi veri che ne hanno fatto l’allenatore di successo da tutti conosciuto sono arrivati in seguito, con <strong>la firma per i London Wasps nel periodo d’oro della squadra</strong>: tre Premiership consecutive, la Challenge Cup e l’allora Heineken Cup fra il 2003 e il 2005. E pensare che l’allenatore neozelandese era entrato in carica quando la squadra languiva ultima in classifica. Dal 2007<strong>, Gatland è head coach della nazionale gallese e con i Dragoni ha ottenuto tre Sei Nazioni</strong>, di cui due ottenendo il Grande Slam, e una semifinale mondiale.<br />
La ciliegina sulla torta di questa brillante carriera da allenatore, migliore di quella avuta sui campi da gioco neozelandesi, sarebbe replicare in Nuova Zelanda<strong> la vittoria alla guida dei Lions ottenuta nel 2013 in Australia</strong>. Il primo a mettergli i bastoni tra le ruote sarà proprio il figlio Bryn, che nel frattempo si sta affacciando con insistenza al rugby che conta.</p>
<div class="wp-caption aligncenter">
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<p class="wp-caption-text">O&#8217;Driscoll non ha ricevuto un plauso sufficiente per il suo comportamento esemplare in Australia, dice Gatland</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bryn: buon sangue non mente</strong></p>
<p>Del padre, Bryn ha il collo robusto e la faccia squadrata, e anche se gioca mediano di apertura annovera fra le sue qualità freddezza e lucidità mentale che devono essere un tratto familiare, se si pensa a quanta mostra di tali caratteristiche ha fatto Warren Gatland lasciando Brian O’Driscoll fuori dall’ultimo test dei Lions contro l’Australia. <strong>Il piede destro è l’arma principale del giovane numero 10 neozelandese</strong>, ed è con quello che ha ottenuto la promozione del North Harbour nella prima divisione di Mitre 10 Cup, il campionato delle province neozelandesi: un drop a dieci secondi dal termine della finale contro Otago ha consegnato il successo alla squadra di Auckland.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un club glorioso, il North Harbour, da cui sono passate leggende come Buck Shelford e Jonah Lomu, ma anche alcuni grandi del rugby di oggi come Luke McAlister, Nick Evans e Rico Gear. Caduto recentemente in disgrazia, la squadra è finalmente riuscita a risalire nella prima divisione del campionato domestico, dove il suo retaggio prevede. <strong>Bryn Gatland, fuggito da Waikato in cerca di minutaggio, ha collegato le sue fortune a quelle del club come chi lo ha preceduto</strong>, e adesso spera di riuscire a bucare il muro di gomma che in questa stagione lo ha lasciato fuori da qualsiasi rosa per il Super Rugby. Le prossime settimane serviranno a vedere di che pasta è fatto il ragazzo, quando probabilmente i Blues gli concederanno del game time. Intanto, a giugno, la visita di quel padre spesso lontano gli offrirà un palcoscenico che nessuno ha mai osato concedergli prima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Lorenzo Calamai</strong><br />
<b><a title="Ovale Internazionale - Rugby for ruggers" href="http://medium.com/ovale-internazionale" target="_blank">Ovale Internazionale</a></b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2017/04/16/ovale-internazionale-di-padre-in-figlio-gatland/">Ovale Internazionale: di padre in figlio Gatland</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>All Blacks: match con Samoa per preparare i Lions</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Apr 2017 07:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Test Match]]></category>
		<category><![CDATA[all blacks]]></category>
		<category><![CDATA[british&irish lions 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Confermato l'incontro di preparazione prima della serie</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Primo Ministro samoano Tuilaepa Sa’ilele Malielegaoi ha confermato che gli All Blacks affronteranno Samoa in preparazione dei tre Test Match contro i Lions. Malielegaoi, che è anche Presidente della Federazione, lo ha rivelato al <em>Samoan Observer</em>: &#8220;Per noi è importante avere la possibilità di sfidare gli All Blacks&#8221;. Nel giugno 2015 le due squadre si sono sfidate per la prima volta in casa isolana, con vittoria kiwi 25-16.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle scorse settimane, il tecnico dei tutti neri Steve Hansen aveva proprio richiesto <a href="https://www.onrugby.it/2017/03/19/britishirish-lions-hansen-serve-un-match-di-preparazione/" target="_blank">la possibilità di disputare un Test</a> prima dell&#8217;inizio della serie.</p>
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		<title>I British &#038; Irish Lions dopo il Sei Nazioni: chi volerà in Nuova Zelanda? (1-8)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Apr 2017 07:05:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[british&irish lions 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quantità e qualità pazzesca in terza linea. In prima invece premono Owens e Furlong</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mancano 10 giorni esatti all&#8217;annuncio dei convocati British&amp;Irish Lions per il tour in Nuova Zelanda, in calendario il 19 aprile. <a href="https://www.onrugby.it/2017/03/30/i-britishirish-lions-dopo-il-sei-nazioni-chi-volera-in-nuova-zelanda-15-10/" target="_blank">Dopo i trequarti</a>, vediamo quali avanti potrebbero avere un posto sull&#8217;aereo e pure in lista gara.</p>
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<p><strong>Terza linea</strong></p>
<p>Uno dei reparti con il tasso di competitività più alto, anche per le diverse combinazioni a disposizione di Gatland. Partiamo dal ruolo del numero otto: il Sei Nazioni non ha offerto grandi indicazioni in questo senso, anche perché il probabile titolare risponde al nome di <strong>Billy Vunipola</strong> e l&#8217;inglese si è visto soltanto per poco più di una partita (ma per il gioco di Gatland è perfetto). Il nome di <strong>Jamie Heaslip</strong> è sempre uno dei più gettonati per leadership e presenza fisica, mentre Taulupe Faletau potrebbe pagare un torneo giocato da riserva e in generale una stagione condizionata dagli infortuni.</p>
<p>Il discorso diventa molto più ampio per quanto riguarda i flanker, per i quali <strong>Gatland potrebbe affidarsi al lancio della monetina e cadere praticamente in piedi ad ogni nome estratto</strong>. La rosa dei nomi da cui attingerà il neozelandese dovrebbe essere composta da<strong> Sam Warburton, CJ Stander, Sean O&#8217;Brien, Justin Tipuric e James Haskell</strong>, solo per citare i più quotati e i più brillanti dell&#8217;ultimo torneo.</p>
<p>Ad aver rubato l&#8217;occhio è stato soprattutto Warburton, autore di cinque prestazioni sontuose per rendimento difensivo e in fase di breakdown, dove ha quasi sempre fatto la voce grossa in collaborazione con Tipuric <strong>(da verificare però l&#8217;infortunio subito venerdì al ginocchio nel match contro Ulster)</strong>. Sul taccuino di Stander spiccano invece le tre mete realizzate contro l&#8217;Italia, ma se il terza linea di Munster è considerato uno dei migliori d&#8217;Europa nel ruolo è <strong>anche per l&#8217;enorme quantità di lavoro oscuro compiuta in ogni partita</strong>. Al momento O&#8217;Brien, Tipuric e Haskell appaiono un passo indietro rispetto al capitano dei Lions 2013 e al nativo sudafricano, non tanto per demeriti propri quanto più per meriti dei colleghi/rivali. Gatland, inoltre, potrebbe puntare anche su mastini come <em>Peter</em> <em>O&#8217;Mahony, Hamish Watson </em>e<em> Tom Wood</em> e, anche se assente dal torneo per infortunio, <em>Chris Robshaw</em>.</p>
<p><strong>Potenziali titolari</strong>: 8 Billy Vunipola, 7 Sam Warburton, 6 CJ Stander</p>
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<p><strong>Seconda linea</strong></p>
<p>Insieme alle terze, il reparto che potrebbe creare i maggiori dubbi a coach Gatland. Il Sei Nazioni ha in parte confermato che la coppia titolare per la sfida agli All Blacks potrebbe essere composta da <strong>Alun-Wyn Jones e Maro Itoje</strong>, nonostante quest&#8217;ultimo abbia giocato sempre da flanker per tutte e cinque le partite. Le qualità del gallese (una seconda linea tradizionale, ruvido e che fa del lavoro oscuro la dote principale) si sposano con quelle della stella inglese, più estroso e <strong>molto più simile &#8211; per l&#8217;appunto &#8211; ad una terza aggiunta</strong> per la sua mobilità, per la capacità di cacciare i palloni a terra da grillotalpa e per un ball handling superiore alla media.</p>
<p>Il torneo però ha anche messo in luce <strong>un Joe Launchbury in condizioni fisiche ed atletiche straordinarie</strong>: il 25enne dei Wasps si è spesso caricato l&#8217;Inghilterra sulle spalle nei momenti di maggiore difficoltà (vedasi le partite con Galles e Italia, in cui non a caso è stato eletto Man of the Match) e avrebbe tutte le carte in regola per fronteggiare dal 1&#8242; la coppia Whitelock-Retallick. Sul gradino inferiore troviamo Jonny Gray, giocatore dalle grandi potenzialità ma il cui rendimento è in parte scemato nelle partite conclusive del torneo, e un Courtney Lawes sempre in grado di dire la sua. Occhi puntati anche su <em>Richie Gray, Iain Henderson</em> e soprattutto su come e quando recupererà dall&#8217;infortunio <em>George Kruis</em>.</p>
<p><strong>Potenziali titolari</strong>: 5 Alun-Wyn Jones, 4 Maro Itoje</p>
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<p><strong>Tallonatore</strong></p>
<p>In un Sei Nazioni che non ha detto molto sulle gerarchie del ruolo, <strong>a scombinare i possibili piani di Warren Gatland ci ha pensato Ken Owens</strong>. Il tallonatore gallese era stato anche inserito nella lista dei 12 candidati al premio di miglior giocatore (unico tra i Dragoni insieme a Webb), dopo un torneo in cui si è distinto soprattutto per <strong>il grande lavoro svolto in campo aperto</strong>. Il 30enne potrebbe avere un impatto maggiore rispetto a <strong>Rory Best</strong>, che a quasi 35 anni ha comunque dimostrato di poter essere ancora un fattore grazie alla sua leadership, ma allo stesso tempo anche di non essere costante nelle touche.</p>
<p>E <strong>Dylan Hartley</strong>? Non è escluso che possa riproporsi lo stesso scenario di quattro anni fa, quando l&#8217;allora capitano dell&#8217;Inghilterra, Chris Robshaw, non trovò spazio sull&#8217;aereo per la Nuova Zelanda. Il tallonatore dei Saints è inferiore ad Owens per work rate, ma sembra avere una maggiore influenza in mischia e una maggiore precisione nelle rimesse laterali rispetto a Best. In Inghilterra, inoltre, continua ad essere molto quotato il nome di <em>Jamie George</em>, riserva di Hartley finora e quasi una terza linea aggiunta per mobilità e capacità di correre palla in mano. Sembra essere destinato a restare nell&#8217;ombra, invece, lo scozzese <em>Fraser Brown</em>.</p>
<p><strong>Potenziale titolare</strong>: 2 Ken Owens</p>
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<p><strong>Prima linea</strong></p>
<p>A sinistra il confronto potrebbe essere tutto inglese: <strong>Joe Marler e Mako Vunipola si contenderanno la maglia numero uno</strong>, con il secondo probabilmente favorito per le sue doti di ball carrier. Alle loro spalle si posiziona Jack McGrath, giocatore sempre prezioso nello scacchiere irlandese di Joe Schmidt. A destra, la sfida sarà essenzialmente tra<strong> Tadhg Furlong e Dan Cole</strong>: se entrambi dovessero presentarsi a giugno con l&#8217;attuale stato di forma, per Gatland la scelta del tighthead titolare potrebbe rivelarsi più dura del previsto. Con WP Nel ancora fuori per un infortunio al collo, dalla Scozia potrebbe spiccare il volo anche <em>Zander Fagerson</em>, classe 1996 ma autore di un Sei Nazioni sulla cresta dell&#8217;onda con i Dark Blues. Non è da escludere anche una chiamata per il 23enne <em>Kyle Sinckler</em>, ottimo rincalzo dalla panchina nell&#8217;Inghilterra di Eddie Jones.</p>
<p><strong>Potenziali titolari</strong>: 3 Tadhg Furlong, 1 Mako Vunipola</p>
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<p><strong>La rosa dei British &amp; Irish Lions (37)</strong></p>
<p><strong>Estremi</strong>: Stuart Hogg, Leigh Halfpenny</p>
<p><strong>Ali</strong>: George North, Tommy Seymour, Liam Williams, Elliot Daly</p>
<p><strong>Centri</strong>: Jonathan Joseph, Jared Payne, Jonathan Davies, Owen Farrell, Robbie Henshaw</p>
<p><strong>Mediani</strong>: Jonathan Sexton, Finn Russell, George Ford, Conor Murray, Rhys Webb, Greig Laidlaw</p>
<p><strong>Terze linee</strong>: Billy Vunipola, Jamie Heaslip, Sam Warburton, CJ Stander, Sean O&#8217;Brien, Justin Tipuric, James Haskell</p>
<p><strong>Seconde linee</strong>: Alun-Wyn Jones, Maro Itoje, Joe Launchbury, Jonny Gray</p>
<p><strong>Prime linee</strong>: Tadhg Furlong, Dan Cole, Zander Fagerson, Ken Owens, Rory Best, Dylan Hartley, Mako Vunipola, Joe Marler, Jack McGrath</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>British &amp; Irish Lions</strong>: 15 Stuart Hogg, 14 George North, 13 Jonathan Joseph, 12 Owen Farrell, 11 Liam Williams, 10 Jonathan Sexton, 9 Conor Murray, 8 Billy Vunipola, 7 Sam Warburton, 6 CJ Stander, 5 Alun-Wyn Jones, 4 Maro Itoje, 3 Tadhg Furlong, 2 Ken Owens, 1 Mako Vunipola<br />
<em>A disposizione</em>: 16 Rory Best, 17 Joe Marler, 18 Dan Cole, 19 Joe Launchbury, 20 Sean O&#8217;Brien, 21 Rhys Webb, 22 Elliot Daly, 23 Jared Payne</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Daniele Pansardi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2017/04/09/i-british-irish-lions-dopo-il-sei-nazioni-chi-volera-in-nuova-zelanda-1-8/">I British &#038; Irish Lions dopo il Sei Nazioni: chi volerà in Nuova Zelanda? (1-8)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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