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	<title>La storta e la furba</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Alcool, pittura fresca, discorsi e panini da ko: quando il rugby fa autogol</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/04/19/alcool-pittura-fresca-discorsi-e-panini-da-ko-quando-il-rugby-fa-autogol/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 09:07:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[la storta e la furba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fallimenti, papere, disastri, gaffes, guai, disfatte ovali. Antologia di Marco Pastonesi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Kukris-Panaga. Per dirla tutta: The Flying Kukris Rugby Football Club, di Seria, Brunei, che sulla sua pagina Facebook si autocertifica come “probabilmente la più grande squadra dell’Esercito inglese di rugby a sette e a dieci nell’Asia del sud-est”; e il Panaga Crocs Rugby Union Football Club, fra Seria e Kuala Belait, Brunei, con squadre di rugby a sette, dieci e quindici, formate da locali, militari e dipendenti della compagnia petrolifera Shell. Kukris-Panaga è una partita sentita e combattuta, anche se – aggiungerebbero quelli di Kukris – probabilmente non di altissimo livello. Infatti, Dick Dover è un avanti di Kukris: quando intuisce la possibilità di ripartire da una mischia, con il pallone blindato sotto il braccio, scatta e va. E va. E va. Una memorabile corsa di una settantina di metri. Che si conclude trionfalmente in mezzo ai pali. Ma quando si volge verso i compagni, Dover si accorge che c’è qualcosa di strano. E capisce che quel qualcosa di strano l’ha fatto proprio lui: correndo sì in mezzo ai pali, ma quelli della propria squadra, disorientato dalla mischia che si era girata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fallimenti, papere, disastri, gaffes, guai, disfatte, cotte, contrattempi, coincidenze negative, fatalità sfortunate. I momenti-no capitano, piovono, succedono. Sul momento, sembrano insopportabili. Con il tempo, diventano argomenti da terzo tempo, addirittura materia letteraria, forse il bello dello sport, e ci si ride su.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gaston Vareilles: selezionato per giocare nella Francia contro la Scozia, nel 1911, se la gode sul treno con i suoi compagni internazionali fino a quando è assalito dalla fame, alla prima fermata scende dal treno, fa la coda al bar, compra un panino e quando torna indietro, il treno è già ripartito. Non solo non giocherà quella partita, Vareilles, ma non sarà mai più convocato nei Bleus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E Gordon Brown: scozzese, nei British Lions in tour in Sud Africa, in squadra nel terzo test-match, prima del match si sottopone al consueto rituale, con il capitano irlandese Willie John McBride che colpisce al petto ogni giocatore e intanto lo chiama ad alta voce (un metodo che McBride ritiene utile per caricare i giocatori e creare senso di appartenenza), solo che quando tocca a Brown, McBride – non si sa perché – lo colpisce due volte, e Brown, che si aspettava il primo pugno ma non il secondo, crolla a terra. E’ il primo caso in cui l’uomo con la spugna e il secchio d’acqua deve intervenire prima dell’inizio della partita, poi posticipato, per permettere a Brown di riprendersi dal k.o.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualcosa del genere accade a un francese, Jean-Pierre Salut: mentre fa le scale che separano lo spogliatoio dal campo – si gioca Francia-Scozia a Parigi, nel 1969 – inciampa, cade e si rompe la caviglia. Risultato: per lui, k.o. per intervento medico, trasportato via in barella prima ancora di entrare sul prato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il k.o. è invece collettivo per il Lindo Rugby Sports Club di Munkebo, Danimarca, opposto al Comet, nel 1973: 0-194, risultato degno di entrare nel “Libro Guinness dei primati”. Il bello è che il Lindo, fondato nel 1960, continua ancora oggi la sua attività giovanile e, con l’Odense, anche fra i seniores, invece il Comet si è sciolto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Meno pesante, ma forse più umiliante, la sconfitta del Corby a Whitby, in Inghilterra. Dopo sette minuti dall’inizio del secondo tempo, l’arbitro decide di sospendere la partita per manifesta superiorità del Whitby sul punteggio di 80-0. Secondo il giudice di gara, molti giocatori del Corby sono troppo ubriachi per continuare. Uno del Corby ammette, “in effetti stanotte abbiamo bevuto un po’”, poi crolla a terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma l’alcol è così, gioca brutti scherzi. Come per quella squadra canadese scortata fuori da un aereo dopo che durante il volo a Londra ha urlato canzoni oscene e organizzato giochi volgari, tirandosi giù anche i pantaloni. All’aeroporto di Gatwick la polizia si sorprende nel constatare che la squadra del Brampton Rugby Club è femminile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A volte, quando il disastro incombe, giunge insperata la salvezza. Come per un match fra Uganda e Kenya, a Entebbe, in Uganda, nel 1935. Tutte e due le squadre si presentano in campo con le maglie bianche. E non esistono mute di riserva. L’arbitro sta per decidere di rinviare la partita causa mancanza di maglie adatte, quando interviene una spettatrice, che porge una bottiglia di tintura nera. Gli ugandesi si sacrificano per dovere di ospitalità e, siccome non c’è più tempo da perdere, giocano con le maglie ancora bagnate di pittura fresca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Marco Pastonesi</strong></p>
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		<title>La Rugby World Cup 2011 raccontata da Marco Pastonesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2019 06:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settimo appuntamento con le letture tratte dal libro "Ovalia. Dizionario erotico del rugby"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/08/07/la-rugby-world-cup-2011-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2011 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la prima sperimentale edizione del 1987, vinta dagli All Blacks, la Coppa del Mondo torna in nuova Zelanda e i padroni di casa, favoritissimi come (quasi) sempre, riescono a riconquistare quella Webb Ellis Cup che non hanno mai più vinto da allora. Anche la finale è déjà vu di quella dell&#8217;edizione inaugurale: Nuova Zelanda &#8211; Francia. Ma questa volta il risultato finale è ben più del stretto del 29 a 9 di 24 anni prima. Gli All Blacks vincono 8 -7 grazie al calcio di Stephen Donald che a pochi giorni dalla finale non faceva nemmeno parte della rosa dei tutti neri.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnC" target="_blank" rel="noopener">Sudafrica 1995</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnH" target="_blank" rel="noopener">Galles 1999</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnL" target="_blank" rel="noopener">Australia 2003</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnR" target="_blank" rel="noopener">Francia 2007</a></strong></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/x3ce0eizEsc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La Rugby World Cup 2007 raccontata da Marco Pastonesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 06:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 2007]]></category>
		<category><![CDATA[RWC2007]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continua il nostro viaggio attraverso la storia della Webb Ellis Cup con le letture della nostra prestigiosa firma  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/31/la-rugby-world-cup-2007-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2007 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La débalce dei favoritissimi All Blacks, la sorpresa Pumas &#8211; squadra che &#8220;vive da dilettanti e gioca da professionisti&#8221; &#8211; e poi gli Springboks &#8220;un&#8217;orchestra di potenza nella mischia e dinamite nei trequarti&#8221;. Questa la rugby World Cup 2007 raccontata da Marco Pastonesi in questo sesto episodio del viaggio attraverso la storia della Webb Ellis Cup.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnC" target="_blank" rel="noopener">Sudafrica 1995</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnH" target="_blank" rel="noopener">Galles 1999</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnL" target="_blank" rel="noopener">Australia 2003</a></strong></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Dxe-rxekjac" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/31/la-rugby-world-cup-2007-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2007 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>La Rugby World Cup 2003 raccontata da Marco Pastonesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 06:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Jonny Wilkinson]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 2003]]></category>
		<category><![CDATA[rwc2003]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quinto appuntamento le letture tratte dal libro "Ovalia. Dizionario erotico del rugby"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/24/la-rugby-world-cup-2003-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2003 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rugby World Cup 2003: &#8220;l&#8217;Inghilterra conquista in Australia e contro l&#8217;Australia la quinta edizione della Coppa del Mondo&#8221;. Questa la sintesi di quella Webb Ellis Cup nelle parole di Marco che sono quasi interamente dedicate alle due protagoniste della finale: i Wallabies padroni di casa e l&#8217;Inghilterra allenata da Sir Clive Woodward e trascinata anche nel drop decisivo (tra l&#8217;altro realizzato nel corso dei tempi supplementari)da Jonny Wilkinson.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnC" target="_blank" rel="noopener">Sudafrica 1995</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnH" target="_blank" rel="noopener">Galles 1999</a></strong></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/PDLx9kxjhuQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/24/la-rugby-world-cup-2003-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2003 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>La Rugby World Cup 1999 raccontata da Marco Pastonesi</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/07/17/la-rugby-world-cup-1999-raccontata-da-marco-pastonesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 23:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 1999]]></category>
		<category><![CDATA[rwc1999]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la Coppa del Mondo si trasformò da "teatro per eroi dilettanti, a palcoscenico per attori professionisti".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/17/la-rugby-world-cup-1999-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1999 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarto appuntamento con le letture dedicate alla Coppa del Mondo tratte da &#8220;Ovalia. Dizionario Erotico del rugby&#8221;. Un viaggio attraverso le storie più significative e gli episodi più curiosi dell&#8217;edizione 1999 ospitata dal Galles (con alcuni match anche in Francia, Inghilterra, Irlanda e Scozia). Le squadre partecipanti diventano 20 e il rugby sta cambiando e da qualche anno in alcuni paesi è diventato uno sport professionistico. Marco esordisce con una citazione molto significativa di Gerald Davies che afferma &#8220;finora la Coppa del mondo era un teatro per eroi dilettanti, adesso lo è per attori professionisti&#8221;.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnC" target="_blank" rel="noopener">Sudafrica 1995</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/ltSVgMJGjYI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/17/la-rugby-world-cup-1999-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1999 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>La Rugby World Cup 1995 raccontata da Marco Pastonesi</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/07/10/la-rugby-world-cup-1995-raccontata-da-marco-pastonesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2019 22:33:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[Nelson Mandela]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 1995]]></category>
		<category><![CDATA[RWC1995]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terzo appuntamento con le letture tratte dal libro "Ovalia. Dizionario erotico del rugby"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/10/la-rugby-world-cup-1995-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1995 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Coppa del Mondo 1995 fu un&#8217;edizione così piena di protagonisti e di episodi che solo la sapiente penna di Marco poteva riassumerli in poco più di 4 minuti. Partendo da Nelson Mandela che sembra ricevere la Webb Ellis Cup da Pienaar, anziché consegnargliela, passando per Marcello Cuttitta (cresciuto in Sudafrica) che segna la sua terza meta in altrettante edizioni della Coppa del Mondo fino ad arrivare alla &#8220;Montagna Umana&#8221;, quel Jonah Lomu che diventerà protagonista e simbolo del rugby.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/q7SvaFXDeDc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/10/la-rugby-world-cup-1995-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1995 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>La Rugby World Cup 1991 raccontata da Marco Pastonesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 15:51:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 1991]]></category>
		<category><![CDATA[rwc1991]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall'exploit di Western Samoa al pugno di Pascal Ondarts, fino alla stella David Campese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/03/la-rugby-world-cup-1991-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1991 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo appuntamento con Marco Pastonesi e la lettura dei brani estratti dal suo libro &#8220;Ovalia. Dizionario erotico del rugby&#8221;. Questa volta Marco ci porta alla World Cup 1991 la prima disputata nel Vecchio Continente e, per usare parole sue, il rugby per la prima volta diventa business, anzi &#8220;rugbusiness&#8221;. Anche se non viene citato nel racconto, per aggiungere un po&#8217; di ulteriore mito al storia ma anche per testimoniare la folta presenza di pubblico di quel mondiale, abbiamo dedicato la foto di apertura a una indimenticata leggenda azzurra che fu protagonista di quell&#8217;edizione: Ivan Francescato.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/jlovrNYNPcs" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La Rugby World Cup 1987 raccontata da Marco Pastonesi</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/06/26/la-rugby-world-cup-1987-raccontata-da-marco-pastonesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 06:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[Rugby world cup 1987]]></category>
		<category><![CDATA[rwc 1987]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'imperdibile narrazione della prima, sperimentale edizione della Coppa del Mondo </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tanti modi per raccontare la storia della Rugby World Cup. Si può farlo attraverso una ricostruzione giornalistica con risultati e numeri, si può farlo raccontando squadre e protagonisti. Ma solo una penna sopraffina come quella di Marco Pastonesi può farlo in maniera così poetica da catapultarci nell&#8217;atmosfera della manifestazione raccontandocela al tempo stesso.</p>
<p>Dopo aver letto questi brani che fanno parte dal suo libro &#8220;Ovalia. Dizionario Erotico del rugby&#8221; non abbiamo potuto non chiedergli di leggerli e interpretarli perché, come sa chiunque abbia assistito a una delle sue numerose presentazioni e incontri, Pastonesi che interpreta Pastonesi non ha prezzo.</p>
<p>Buona visione!</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/fgr5Ogw7_AE" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Una strada sempre in salita: Marco Pastonesi racconta il Rugby Lucca</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/03/12/una-strada-sempre-in-salita-marco-pastonesi-racconta-il-rugby-lucca/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2019 14:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dagli esordi piuttosto difficili e improbabili fino ai giorni d'oggi e al festival in cui è stato invitato anche George Biagi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/03/12/una-strada-sempre-in-salita-marco-pastonesi-racconta-il-rugby-lucca/">Una strada sempre in salita: Marco Pastonesi racconta il Rugby Lucca</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>La prima partita poteva anche essere l’ultima. Per il campo: a Siena, al Sabbione, polvere desertica in tempi di siccità, fanghi mobili dopo un’oretta di pioggia. Per i preliminari: arrivati in quindici contati, uno si è presentato senza il certificato medico e un altro senza un documento d’identità. Per l’inferiorità numerica: entrati in campo in tredici, uno si è infortunato dopo neanche cinque minuti, e hanno continuato in dodici. Per il punteggio: sotto di quattro mete – i senesi, in casa, dove hanno la stessa familiarità dei tuareg nel Sahara e dei cercatori d’oro nell’El Dorado, non perdonano -.</p>
<p>Senonché, accreditati di un calcio a favore, Valerio Raschioni, mediano di mischia, l’ha giocata veloce per se stesso e, sorprendendo la difesa avversaria, è andato in meta. Così il Rugby Lucca non si è sciolto o dissolto, ma si è fortificato e moltiplicato. E da quel match Under 18 dell’ottobre 2006, a quasi tredici anni di distanza, oggi si gode i suoi oltre duecento tesserati, dai bimbi (dai quattro anni in su) ai grandi (dai quarant’anni in giù), dalle donne (le Duchesse) al touch (soprattutto i genitori del minirugby).</p>
<p>Colorito (bianco, rosso e nero, che poi sono i colori di Lucca) e simbolico (una pantera, come una di quelle due che sulla Porta Santa Maria reggono fra le zampe le armi della Repubblica), con sito Internet (poco aggiornato) e pagina Facebook (aggiornatissima), il Rugby Lucca ha avuto il suo William Webb Ellis in Paolo Barsotti, professore di educazione fisica all’Itis Enrico Fermi, che reclutava gli studenti distribuendo volantini in classe e predicando libertà in campo.</p>
<p>C’è chi ricorda l’approccio anarchico: sotto le mura, Barsotti lanciava un pallone e ai discepoli diceva “giocate”, e a chi azzardava chiedere come, cioè come giocare, almeno una regola tanto per regolarsi, lui insisteva ribadendo semplicemente “giocate”. Il Rugby Lucca ha avuto anche il suo Maci Battaglini in Bernardo Romei, allenatore, trascinatore, prematuramente morto, oggi ricordato con il campo e un torneo a suo nome e cognome.</p>
<p>Il Rugby Lucca ha anche una passione da villaggio gallese, da club scozzese, da pub irlandese. Ma per campare non è tutto. Infatti, meno felice è la situazione impianti. Dopo gli esordi in palestra, nel cortile della scuola o nella zona del Pontetetto (“Un campo di patate”), due bei campi all&#8217;Acquedotto, in un parco fluviale, con tutti i vantaggi (la bellezza della natura, la presenza dell’erba, con tutta quell&#8217;acqua nelle falde non c’è neppure il bisogno di innaffiare), ma anche con tutti gli svantaggi (i limiti nel costruire le infrastrutture). Tant&#8217;è che l’obiettivo non è scalare le classifiche (be’, anche, potendo), ma edificare una club house, migliorare gli spogliatoi, aprire una palestra.</p>
<p>Ottenere i permessi non è facile. Però i lucchesi non sono certo i tipi che mollano l’osso. E non lo mollano neanche con gli sponsor: Sinergest (sistemi gestionali aziendali: il rugby non è, non fa squadra per eccellenza?), Akeron (altri sistemi gestionali, ma per grandi aziende), Nutrifree (senza glutine, senza conservanti e senza coloranti), nonché De Cervesia (le migliori birre artigianali italiane, due pub a Lucca: vogliamo chiamarlo sponsor tecnico?). Più altri piccoli sponsor, appassionatissimi, dal barbiere al farmacista, dal macellaio alla pizzeria, Marameo, bel nome. Un modo per fare spogliatoio anche quando quello vero sarebbe tutto da rifare.</p>
<p>Insomma, qui, nella città di Giacomo Puccini e Mario Pannunzio, anche di Mario Cipollini e Enrico Ameri, il rugby è ancora una missione. Andrea Lombardi, il presidente: “Per questo curiamo i rapporti con le scuole, elementari, medie e anche il liceo sportivo. Per questo organizziamo due o tre ‘open day’ l’anno, il più importante in settembre. Per questo allestiamo un torneo per gli Under 18 il 14 settembre, giorno della festa patronale. Per questo non perdiamo occasione per ringraziare mamme e papà che, grazie alla loro buona volontà, tengono in vita questo patrimonio umano”.</p>
<p>Per questo, nell’ambito del festival cittadino “Dillo in sintesi”, fondato sul dono della brevità, è stato invitato George Biagi, seconda linea delle Zebre e della nazionale: nella chiesa di San Cristoforo il rito ovale ha sostituito quello religioso, e così Biagi, tra confessione e comunione, tra atto di fede e di dolore, ha ricordato i valori (“Rispetto e umiltà”), i comandamenti (“Sostegno e responsabilità”) e i piaceri del rugby (“Vincere non è tutto, ma aiuta”).</p>
<p>Le pantere gli hanno regalato le immagini di due match vincenti in cui Biagi c’era, contro la Scozia a Edimburgo nel 2015 e quello contro il Sudafrica a Firenze nel 2016. Biagi, che ha origini lucchesi (Barga, per la precisione), ha promesso di procurare piccoli grandi premi per la cena di fine anno: una maglia o un pallone, firmati dagli azzurri. Il rugby, e a Lucca lo sanno, è anche una questione di eredità.</p>
<p><strong>Marco Pastonesi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/03/12/una-strada-sempre-in-salita-marco-pastonesi-racconta-il-rugby-lucca/">Una strada sempre in salita: Marco Pastonesi racconta il Rugby Lucca</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Se fosse una casa, le fondamenta. Se fosse guerra, una trincea</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2018/06/05/se-fosse-una-casa-le-fondamenta-se-fosse-guerra-una-trincea/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 11:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[ASR Milano]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio calenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marco Pastonesi ricorda Maurizio Calenti, pilone simbolo dell'Asr Milano venuto a mancare di recente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2018/06/05/se-fosse-una-casa-le-fondamenta-se-fosse-guerra-una-trincea/">Se fosse una casa, le fondamenta. Se fosse guerra, una trincea</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Se fosse una casa: le fondamenta. Se fosse un albero: le radici. Se fosse terra o acqua o aria: terra. Se fosse guerra: guerra di trincea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se fosse una canoa: la canoa. Se fosse una bicicletta: povera bicicletta. Se fosse un pallone: ovale, ovviamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se fosse una birra: tanta. Se fosse una pizza: a metro, o alla pala. Se fosse un dolce: il panettone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se fosse un gesto: l’abbraccio. Se fosse una parola: il silenzio. Se fosse un suono: lasciamo perdere. Se fosse un mese: agosto, perché agosto è il mese in cui si suda anche stando fermi, è il mese in cui anche il sudore suda.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E se fosse un colore: il nero. Perché il nero racchiude, comprende, unisce tutti i colori. E se ci è stato chiesto di non indossare nulla di nero, ma tanti colori, così com’è successo, è perché non ci deve essere tristezza. I piloni – si sa – vanno in paradiso, perché l’inferno lo hanno già vissuto sulla Terra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ morto un pilone: Ciccio: Maurizio Calenti, detto Ciccio. Calenti Amore Dornetti era la nostra preghiera della domenica, il nostro Sarti Burgnich Facchetti. Asr Milano, dalla Ferrochina Bisleri (“l’antico liquore che fa sciogliere i palati”) alla Maa Assicurazioni, ma sempre Asr, che prima era solo Città Studi e poi anche Amendola Fiera, dilettanti che certe domeniche, nonostante la preghiera del mattino, trascorrevano pomeriggi poco dilettevoli, prendendole di santa ragione, ma anche vincendone, e quelle vittorie si trasformavano, si sublimavano, si ingigantivano – giustamente &#8211; in trionfi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quella volta a Bucarest. Tournée estiva. La prima partita a Pancevo, vicino a Belgrado, allora Jugoslavia. Serviva a spezzare il viaggio in pullman e, soprattutto, a vincere almeno una partita per salvare la spedizione. Poi i match a Petrosani, gente di montagna, duri a morire, a Costanza, con il grande Farul, e a Bucarest, con i poliziotti del Grivitia Rosie, intervallate da una crociera nel delta del Danubio, dove l’intera squadra prese e si trasmise il male di Montezuma seppure in forma balcanica. Chi guarì in tempo, entrò in campo. Chi non ce la fece, non uscì neppure dal gabinetto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A metà del secondo tempo, mentre i due pacchetti di mischia si erano spostati per una touche, Ciccio era rimasto dall’altra parte del campo. Solo. Immobile. Come impietrito. Giorgio Monaco, il nostro mediano di mischia, richiamò l’attenzione dell’arbitro su quella statua di sale. I due corsero verso Ciccio. “Ciccio?!”. Ciccio non muoveva neanche le palpebre. “Ciccio, che cos’è successo?”. Ciccio sembrava impegnato a non spezzare un equilibrio precario e drammatico. “Ciccio, mi senti?”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Finalmente Ciccio, nella sua immobilità, si riscosse, volse gli occhi verso Monaco e sussurrò, come avrebbe fatto Dino Zoff, come avrebbe fatto anche Gustav Thoeni, cioè senza muovere le labbra: “Mi sono cagato addosso”. Siccome era un duro, aveva tenuto duro al male di Montezuma, almeno fino a quel fatidico momento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci vollero sette minuti e mezzo perché, muovendosi impercettibilmente, Ciccio raggiungesse un luogo privato di evacuazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciccio era un pilone sinistro, ma ha giocato in tutti i ruoli della mischia – escluso tallonatore – un po’ per versatilità, come sostiene ancora Lino Maffi, un po’ per indigenza, o carenza, o assenza. Incassava, restituiva. Sopportava, supportava. “Lentigrado”, nel neologismo coniato proprio da Maffi. “Prop”, pilone, in inglese, che significa puntello, appoggio, sostegno. Le fondamenta di una casa, appunto, se il rugby, o almeno la mischia, è una casa, oltre che una comunità, un clan, una famiglia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che sia una famiglia, lo si è capito anche l’altra sera, al Curioni, all’Idroscalo, a Milano. Canti di montagna e ballate blues, confessioni e confidenze, foto e maglie, testimonianze e omaggi, birra (tanta) e pizza (non a metro, neanche alla pala, ma comunque a teglie), e un “teghelè” degli Old (i Bislunghi) che oggi chiamano “touch”. E poi quel ritrovarsi, quel rivedersi, quel riunirsi. Sì: più segnati. Sì: più suonati. Sì: più commossi. Ma vivi. Tutti. E anche, ancora, per quanto possibile, Ciccio.  </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2018/06/05/se-fosse-una-casa-le-fondamenta-se-fosse-guerra-una-trincea/">Se fosse una casa, le fondamenta. Se fosse guerra, una trincea</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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