Benetton: il paradosso di una squadra che potrebbe essere prima in classifica e invece è 15esima
Può sembrare una provocazione, ma non è così: i biancoverdi avrebbero potuto fare 4 su 4 ed essere in cima all'URC. Ecco perché
Benetton: il paradosso di una squadra che potrebbe essere prima in classifica e invece è 15esima (ph. Paolo Balest)
Dopo 4 partite di United Rugby Championship il Benetton è 15esimo in classifica con 6 punti, frutto di un pareggio e 3 sconfitte con bonus. In testa c’è Edimburgo, a quota 19 punti e prossimo avversario dei biancoverdi. Eppure, il Benetton potrebbe essere primo in classifica. No, non è una boutade, né una provocazione: è quello che ha fatto vedere il campo. Perché i biancoverdi avrebbero potuto vincere tutte e 4 le partite di questo avvio di URC (lasciamo per un attimo da parte la Challenge, dove comunque l’andamento del match è stato simile per certi versi) ed essere lì davanti, a giocarsi le posizioni di testa.
Il pareggio coi Dragons, poi le sconfitte di misura contro Connacht, Scarlets e Glasgow. Tutti risultati maturati allo stesso modo: Benetton davanti, in controllo del gioco, con tanta qualità, e poi improvvisamente un black-out che occupa parte del secondo tempo. Non tutta la ripresa, perché a volte i biancoverdi hanno subito i punti decisivi nel finale – come anche in Coppa – altre invece dopo il momento complicato sono tornati a giocare e a fare punti, ritrovandosi a perdere perché quando si arriva negli ultimi 5′ punto a punto, queste partite diventano praticamente un testa o croce, come accaduto contro Connacht e Glasgow.
Quattro black-out in quattro partite che si potevano vincere
Contro i Dragons il Benetton era avanti 19-7 all’intervallo, e nonostante la fisiologica sabbia negli ingranaggi della prima ufficiale di un nuovo ciclo, era parso in pieno controllo del match. Poi si è spento, di colpo, ha cambiato persino modo di giocare – ritornando a un piano di gioco molto simile a quello degli anni precedenti, col pallone giocato molto più vicino al punto d’incontro – fino a prendere due mete e buttare via la prima vittoria. Poi contro Connacht la squadra di Pivac ha dominato in mischia e ha avuto diverse possibilità per portare a casa la partita, ha avuto dei momenti di black-out che hanno tenuto gli irlandesi attaccati nel punteggio (e anche davanti a volte) alla fine ha perso 22-19 con la meta di Ciaran Frawley a pochi minuti dalla fine. A Llanelli contro gli Scarlets i Leoni erano avanti addirittura 21-7 all’intervallo, poi si sono fatti rimontare e hanno perso 27-26 per un piazzato di Sam Costelow al 78′, dopo un secondo tempo al limite del surreale.
A questo punto, tutti pensavano che contro la corazzata Glasgow non ci sarebbe stata partita. Invece il Benetton ha tirato fuori la miglior prestazione di questo inizio di stagione, dominando per 50 minuti la squadra di Franco Smith e costruendo un vantaggio di 17 punti. Poi il giallo a Midena e l’inferiorità numerica hanno provocato un black-out che non è spiegabile nemmeno con quelle che sono le normali difficoltà di giocare in 14: 3 mete subite in 6 minuti non possono avere una spiegazione razionale. E poi, dopo il buio, il Benetton ha riacceso la luce, è tornato davanti e avrebbe meritato anche di vincere la partita, subendo la meta di Oguntibeju a 2 minuti dalla fine.
In tutte queste quattro partite il Benetton ha giocato meglio degli avversari e lo ha fatto per più tempo rispetto a loro, ha mostrato più qualità, più capacità di creare occasioni, e di fatto ha buttato via 4 partite per una gestione sbagliata di singole fasi della partita: periodi di 5, 10, 15 minuti, non di più, che però hanno rovinato tutto il lavoro degli altri 65, 70, addirittura 75 minuti contro Glasgow. E il problema è che questi black-out sono arrivati tutti nel secondo tempo. La differenza puramente statistica tra i primi e i secondi tempi delle prime 4 partite di URC (come detto, mettiamo un attimo da parte la Challenge) è tanto evidente quanto clamorosa: il parziale dei primi 40′ in 4 partite è 62-31 per i biancoverdi, quello dei secondi 40′ è 22–61 per gli avversari.
La squadra di Wayne Pivac ha già una propria identità. Il tecnico neozelandese, insieme a Rhys Patchell, sta costruendo un attacco diverso rispetto al passato, con più giocatori coinvolti nella manovra, tante opzioni per il primo ricevitore e una continua ricerca degli spazi. Si è visto in tutte le partite ,ma soprattutto contro gli Scarlets, probabilmente la miglior partita offensiva del Benetton fino a questo momento, con Jacob Umaga e Leonardo Marin che si alternavano come primi ricevitori togliendo punti di riferimento alla difesa gallese. E poi c’è una mischia sempre dominante, che garantisce calci di punizione (che forse bisognerebbe iniziare a piazzare un po’ più spesso) e palloni di qualità. Pivac sta lavorando anche sulla struttura dei POD, sempre con l’obiettivo di avere più opzioni possibili per giocare: in alcune situazioni di ritorno del pallone dal lato chiuso verso il centro del campo il Benetton utilizza un primo gruppo di quattro avanti e un secondo di due. L’obiettivo è avere più possibilità per il primo ricevitore, che può mandare un compagno a caricare direttamente, servire un altro avanti oppure giocare dietro la schiena dei portatori per innescare la seconda linea d’attacco. E non è un caso che Leonardo Marin (al secondo anno di reale utilizzo con continuità) stia diventando particolarmente importante in questo sistema: l’utility back azzurro è bravissimo ad avvicinarsi alla linea difensiva, aspettare il momento giusto per passare e costringere gli avversari a scegliere fino all’ultimo se salire sul portatore o sulla seconda opzione.
Il grande problema: la gestione dei momenti caldi
Nelle prime tre giornate, quelle giocate contro avversarie alla portata, il Benetton ha avuto più possesso e più territorio in tutte e tre le partite, ma ha anche concesso loro un numero maggiore di linebreak. In sostanza, la squadra di Pivac ha tenuto tanto il pallone, ha passato molto tempo nella metà campo avversaria ma ha sprecato tantissimo in zona rossa. Viceversa, gli avversari dei biancoverdi hanno dato l’impressione di poter essere pericolosi ogni volta che avevano il pallone in mano. Questo a causa soprattutto del numero abnorme di placcaggi sbagliati: contro gli Scarlets i Leoni hanno placcato con il 68% di efficacia. Un dato che normalmente porterebbe a un’imbarcata, e invece il Benetton quella partita stava per vincerla. Questo fa capire quanto questa squadra abbia delle potenzialità e quanto non le stia sfruttando.
Il dato sui placcaggi, però, non va preso singolarmente, anche per non far passare il messaggio – che sarebbe sbagliato – di una squadra che non placca per mancanza di voglia o di capacità. Quel dato è lo specchio di una squadra che al primo episodio negativo perde la bussola: a Llanelli, ad esempio, l’intercetto subito da Lamaro ha completamente ribaltato una partita che sembrava sotto controllo, ma che avrebbe potuto esserlo anche dopo quella meta subita, pur con 7 punti di vantaggio in meno. Contro Glasgow il problema è stato ancora più evidente: dopo il giallo a Midena i Warriors hanno segnato 3 mete in 6 minuti, approfittando di una difesa che improvvisamente non è più riuscita a fare quello che aveva fatto prima e che poi sarebbe tornata a fare subito dopo quei 6 minuti senza senso. Non è un caso che dopo la partita contro Connacht Michele Lamaro abbia sottolineato come ogni volta che il Benetton aveva commesso due errori consecutivi fosse stato immediatamente punito. E non è un caso nemmeno che Lynagh, dopo la sconfitta con gli Scarlets, abbia insistito sulla necessità di non accontentarsi del vantaggio e di non abbassare la testa dopo una meta subita.
A questo punto la domanda è inevitabile: perché il Benetton crolla così tanto nei secondi tempi? La risposta non è semplice, ed è difficilmente attribuibile a una sola questione fisica. Anche perché, ad esempio, in Challenge Cup contro Castres il Benetton è cresciuto col passare dei minuti, tanto da tenere botta in una prima frazione dominata dai francesi, rimontare nella ripresa e poi – col solito errore al momento sbagliato – regalare il match agli avversari. Allo stesso modo, come detto, anche contro Glasgow dopo quei 6 minuti il Benetton è tornato a giocare, è andato di nuovo a marcare e ha tenuto fino alla fine.
Il Benetton deve imparare a gestire meglio i momenti della partita: capire quando si può attaccare, quando invece è meglio conservare il possesso, quando si deve calciare per guadagnare territorio (e farlo bene, perché gioco il piede non sempre ha funzionato bene) e soprattutto quando bisogna accettare di essere un po’ più conservativi. È fondamentale non perdere fiducia nel lavoro fatto, perché Pivac sta dando al Benetton un’impronta nuova e anche performante: la squadra a tratti gioca un bellissimo rugby, è pericolosa e aggressiva e ha dimostrato di poter mettere in difficoltà anche uno squadrone come Glasgow, che a Monigo avrebbe meritato di uscire sconfitto. Il nuovo attacco sta cominciando a funzionare, la mischia dà garanzie, la touche può diventare un’arma importante e diversi giocatori stanno interpretando bene le richieste di Pivac: tutto questo è stato finora vanificato da dei cali tanto piccoli quanto sanguinosi. Ma questo Benetton non è da penultimo posto, assolutamente no.
Francesco Palma