Italia femminile, Francesca Sgorbini: “Si è aperto un nuovo ciclo. Ora pensiamo a ritrovarci dando il massimo”
Le considerazioni di una delle leader della squadra azzurra in un mese fondamentale per la preparazione delle prossime partite
Italia femminile, Francesca Sgorbini: "Si è aperto un nuovo ciclo. Ora pensiamo a ritrovarci dando il massimo" (Ph. Sebastiano Pessina)
Le WXV Global Series 2026 sono lontane, ma non lontanissime. La nazionale italiana femminile, in raduno a Merano, è pronta a ripartire – in tutti i sensi – in vista di una nuova avventura. All’orizzonte ci sono le partite di settembre, contro Giappone e Sudafrica in casa, e di ottobre, due volte contro gli Stati Uniti in trasferta.
Italia femminile, Francesca Sgorbini: “Si è aperto un nuovo ciclo. Ora pensiamo a ritrovarci dando il massimo”
A fare il punto della situazione in casa azzurra è stata una delle leader del gruppo, quella Francesca Sgorbini che, intervenuta in videoconferenza con la stampa, ha toccato diverso temi sia dal punto di vista tecnico-tattico sia da quello legato alla nuova conduzione tecnica della formazione tricolore.
Sul momento della squadra, dopo l’avvicendamento in panchina tra Fabio Roselli e Plinio Sciamanna: “Stiamo un po’ ripartendo da zero perché iniziamo un nuovo ciclo. Non c’è più Fabio Roselli, quindi partiamo con un nuovo piano di gioco e la voglia di imparare tante cose nuove. Penso che faccia bene a noi più esperte, alle veterane, ma anche alle nuove giocatrici, ripartire da basi nuove e creare insieme un sistema nuovo. La squadra si sta allenando molto bene. Secondo me c’è un buon clima e, poi, siamo a Merano, dove c’è anche fresco (ride, ndr), quindi è un’ulteriore nota positiva”.
Gli allenamenti: “Adesso non stiamo ancora preparando le partite, ma ci stiamo concentrando prima di tutto su noi stesse. Penso che nei raduni successivi, a partire da quello del 12 settembre, ci concentreremo maggiormente sulle avversarie. Il grande focus che abbiamo in questo momento è costruire qualcosa per il futuro, che non duri per il prossimo appuntamento fra settembre e ottobre, ma che possa arrivare anche fino al Sei Nazioni”.
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Gli inserimenti di nuovi elementi nel gruppo: “Sono ragazze che sono “salite” dall’Under 20, quindi hanno già svolto il lavoro necessario e arrivano preparate. Hanno già avuto modo di conoscere l’alto livello. È chiaro che si tratta delle loro prime esperienze con la nazionale maggiore, ma non stanno sfigurando”.
Sul suo modo di vivere nel gruppo azzurro dopo essere stata in nomination per il premio assoluto di MVP del Sei Nazioni Femminile 2026: “Riconoscimenti di questo calibro fanno sempre piacere. Era qualcosa che sognavo fin da bambina e, se dieci anni fa mi avessero detto che sarei stata nominata tra le migliori giocatrici del torneo, non ci avrei mai creduto. Detto questo, penso che ci sia un po’ più di pressione, perché ormai sono sempre più conosciuta a livello internazionale e magari anche le altre squadre mi aspettano. Non credo, però, che questo cambi il mio modo di lavorare o di allenarmi. Se sono riuscita a esprimermi a questi livelli grazie agli allenamenti che ho fatto e alla mentalità che ho avuto, non vedo perché dovrei cambiare”.
I dettagli degli allenamenti: “Abbiamo lavorato soprattutto sul sistema di gioco in attacco e sull’organizzazione. Per quanto riguarda le fasi statiche, come la mischia e la touche, abbiamo avuto modo di lavorarci, ma le abbiamo messe un po’ in secondo piano perché sono reparti che stanno già funzionando. In questo momento, il focus principale è soprattutto sull’attacco e sulla difesa, sul tornare a giocare insieme e sul lavorare come gruppo. Tra l’altro, ci sono tante giocatrici che non giocano insieme dal Sei Nazioni. È vero che continuano ad allenarsi, a fare atletica e palestra, ma ritrovarsi e recuperare determinati meccanismi di squadra non è così scontato”.
Sui tanti cambi di allenatori negli ultimi anni, un elemento da analizzare anche per il gruppo delle giocatrici: “Penso che prima di pensare al cambio di allenatore, la cosa principale sia ritrovarsi come squadra. Ci siamo poste tante domande e ci siamo confrontate molto tra di noi. Quando si instaura un rapporto, però, è sempre difficile mantenerlo nel tempo. Noi abbiamo come esempio ideale Andrea Di Giandomenico, che è rimasto quasi 13 anni, ma con il rugby moderno non è più così. Si va per cicli: probabilmente alcuni durano meno, ma questo non significa necessariamente che siano migliori o peggiori. Di base, però, penso che noi giocatrici abbiamo costruito una squadra solida. Cerchiamo di dare il massimo e pretendiamo il massimo da tutti”.