Matteo Mazzantini, ItalSeven: “Ad Amburgo e Spalato abbiamo fatto due tornei consistenti confermando i risultati dello scorso anno. La soddisfazione è alta”
OnRugby ha intervistato il capo allenatore della Nazionale di rugby a 7 maschile: dal 2° posto in Croazia alla crescita del movimento azzurro
Matteo Mazzantini, ItalSeven: "Ad Amburgo e Spalato abbiamo fatto due tornei consistenti confermando i risultati dello scorso anno. La soddisfazione è alta"
L’ItalSeven di Matteo Mazzantini ha chiuso il Rugby Europe 7s Championship al secondo posto, cedendo solo in finale alla Francia e raccogliendo un risultato importantissimo e che ha garantito nuovamente la qualificazione al SVNS3: ” La cosa importante che abbiamo fatto a Spalato è che abbiamo confermato un risultato già raggiunto l’anno passato, forse per molti a sorpresa, ma che in realtà è stato più che meritato” ha detto il coach toscano in un’intervista esclusiva a OnRugby.
“Quest’anno è stato ancora più difficile perché le squadre che si sono presentate all’Europeo erano molto agguerrite perché con la riforma fatta dei tre livelli delle Sevens Series è possibile vincere anche il Campionato del Mondo partendo dalla posizione in cui è partita l’Italia. Molte Nazioni hanno investito soldi per costruire squadre competitive e in questi due tornei di Rugby Europe potevi perdere con chiunque. Abbiamo fatto due tornei consistenti e quindi la soddisfazione è ancora più alta. Abbiamo fatto fatica ad Amburgo ma poi siamo andati sempre in crescendo.
Leggi anche: SVNS 2027: World Rugby ha annunciato il calendario della nuova stagione internazionale
Matteo Mazzantini a tutto tondo: dal rugby a 7 in Italia alle commistioni con il rugby a 15
“Questa estate ho visto tanto movimento di tornei di rugby a 7 come non c’era da anni, tanta volontà da parte dei ragazzi di partecipare. Credo sia dovuto al fatto che stiamo lavorando da diversi anni con i settori giovanili per far vivere il seven ai ragazzi soprattutto agli U14 e U16 e anche qualche U18 facendo percepire come questa disciplina garantisca a tutti, anche a chi magari ha meno spazi nella prima squadra a XV, nuove opportunità di confronto e partecipazione”” ha detto il tecnico livornese commentando lo stato del movimento seven italiano.
Entrando più nello specifico della disciplina e rapportandola al rugby a 15, Mazzantini ha sottolineato come il Seven possa dare degli spunti che permettono di capire il gioco molto più facilmente e velocemente: “Il rugby a 7 ti porta a giocare diverse partite in una sola giornata o in un weekend, a livello psicologico ti pone alla difficoltà di entrare in partita sempre. Questo aiuta ad affrontare momenti simili anche quando li hai sbagliati perché magari giochi una partita ogni 3-4 ore e riesci a trovare la chiave giusta per approcciare il match”.
Il Seven come strumento, anche, per trovare nuovi appassionati e praticanti: “Essendo un sport veloce con partite brevi, è abbastanza facile da comprendere a chi non conosce molto da vicino il rugby e in generale può avvicinare sempre più appassionati. E’ un’opportunità anche per far avvicinare nuovo pubblico: penso all’opportunità di organizzare tornei di Seven in estate agganciando fette di popolazione che non conoscono appieno il rugby a 7 e di questo potrebbe giovarne anche il rugby a 15”.
Dal Rugby Union al Seven e viceversa
Un giocatore di rugby a 15 può giocare “facilmente” a rugby a 7? Matteo Mazzantini risponde così: “Un giocatore di rugby a 15 può giocare a sette se ha caratteristiche di velocità, il contrario sarebbe più faticoso. Il ritmo di gioco nel 15 è diverso: un giocatore in pochi secondi fa, per esempio, una corsa, poi va a contatto, un passaggio e poi un altro contatto. Nel seven c’è più spazio per decidere la scelta di gioco, è fisicamente più impegnativo e mentalmente ti costringe a pensare di più e c’è meno fase di lotta”.
Il rugby a 7 sta diventando sempre più disciplina attrattiva anche per i giocatori di rugby a 15 (vedi Dupont e la medaglia d’oro a Parigi 2024 ma anche Hugo Keenan con l’Irlanda e tanti altri) ma ha senso, in Italia, separare le due strade sportive?
L’ex mediano del Benetton la pensa così: “Dobbiamo fare le cose che fanno bene a noi: non credo che sia utile separare il seven dal rugby a 15 a meno che non si tratta di fare le World Series. Finché nel nostro movimento a 15 i giocatori sono semi-professionisti dividere le due strade non ha senso. Si potrebbe organizzare per esempio un torneo di rugby a 7 in Sicilia rivitalizzando i territori nel Centro-Sud. Inoltre dal punto di vista tecnico, se i giocatori della Serie A Elite partecipassero, durante la stagione, a 2-3 tornei di Seven potrebbero avrebbero un tornaconto tecnico e fisico molto importante”.
Le individualità in uno sport di squadra
Nelle recenti convocazioni di Matteo Mazzintini spiccava il nome di Simone Gesi: “E’ un giocatore incredibile che spesso è stato impegnato con la Nazionale Maggiore. Quando ho visto che non è stato convocato per il Nations Championship, con la collaborazione della nostra franchigia federale delle Zebre, abbiamo deciso di selezionarlo per la Nazionale 7s”.
Continuando sulle selezioni: “Da quando alleno la Nazionale di Seven mi sono sempre concentrato su convocare ragazzi giovani, abbiamo partecipato a tornei in cui la nostra età media era di circa 21 anni. Mi piace cercare dei ragazzi bravi e giovani che per vari motivi non hanno trovato la strada del professionismo e che magari nel Seven trovano una nuova collocazione sportiva”.
Infine una menzione speciale per Simone Brisighella: “E’ un giocatore di una nuova generazione di ragazzi, lo potremmo definire il tipico ‘Gen Z’. E’ sempre allegro ed estroverso con delle qualità tecniche fuori dal comune e quando c’è da giocare gioca veramente. Non so se sarà convocato con la Nazionale Maggiore ma se me lo lasciano per un paio di anni non sarebbe male (ride, ndr)”.