URC Awards: ecco i primi nomi dei premi individuali, dominano sudafricani e gallesi

Dal Golden Boot al Playmaker, ecco i protagonisti del primo blocco di riconoscimenti individuali URC: nomi, squadre, numeri chiave e impatto sulla stagione.

URC Awards: ecco i primi nomi dei premi individuali, dominano sudafricani e gallesi

Gli URC Awards hanno svelato il primo blocco di riconoscimenti individuali, tracciando il profilo della stagione oltre la semplice classifica. Cinque sono ufficiali e già confermati da comunicati e media di riferimento; il sesto tassello verrà reso noto a stretto giro nel pacchetto “players’ categories” ancora in uscita. Nel frattempo, ecco chi c’è già in bacheca e cosa raccontano i numeri.

URC Awards – Gilbert Golden Boot: Chris Smith (Fidelity SecureDrive Lions)

Precisione al piede da manuale: Smith conquista la Golden Boot per la seconda volta, confermandosi il punto di riferimento dei Lions nelle gare punto a punto. La sua affidabilità dalla piazzola ha trasformato possesso e disciplina in punti pesanti, incidendo direttamente sull’inerzia dei finali serrati. 149 i punti a sua firma, tra 17 punizioni e 49 trasformazioni.

URC Awards – IPVanish Tackle Machine: Ben Carter (Dragons RFC)

Metronomo difensivo: Carter svetta per percentuale di placcaggi completati su alti volumi, simbolo di una solidità senza fronzoli. La sua costanza ha dato piattaforma e fiducia alla linea dei Dragons, limitando metri concessi e ribaltando il momentum in zone critiche di campo. A far impressione non è tanto il dato del totale dei placcaggi (205), quanto l’accuratezza: 97,6% di successo.

URC Awards – Ironman: Quan Horn (Fidelity SecureDrive Lions)

Continuità e impatto: Horn incarna l’“uomo di ferro” dell’URC, con minutaggio e disponibilità costante su più ruoli. La sua presenza eleva l’intensità collettiva dei Lions, garantendo qualità nelle transizioni e copertura affidabile nei momenti ad alta pressione. In questa stagione ha garantito 1440 minuti in 18 presenze.

URC Awards – OFX Top Try Scorer: Evan Roos (DHL Stormers)

Killer instinct: Roos chiude la regular season in testa con 12 mete, una in più di Zac Ward e davanti a Werner Kok e Sean Jansen. Un No 8 “old school” che converte avanzamento e presenza nei 22 in produttività pura, determinante per gli Stormers nei momenti chiave. 12 mete in 16 presenza, media invidiabile.

URC Awards – Playmaker: Jack Walsh (Ospreys)

Regia che fa la differenza: gestione del territorio, letture pulite e timing nelle scelte offensive. Walsh ha prevalso su candidature di peso (tra cui Jacob Stockdale e lo stesso Horn) grazie a una conduzione capace di aprire il campo e valorizzare il sistema degli Ospreys. 40 i difensori battuti in stagione, ben 24 gli offloads e 4 assist. Numeri da playmaker di livello.

URC Awards: Next Gen Player of the Season: Tom Bowen (Cardiff)

Vent’anni e già impatto da senior: Bowen si prende il premio Next‑Gen grazie a progressioni esplosive sull’esterno, finalizzazione pulita nei 22 e freddezza nei finali caldi. L’ala di Cardiff ha legato continuità e picchi prestazionali, diventando minaccia costante nell’uno contro uno e valore aggiunto sul gioco al piede. Investitura URC che certifica un profilo pronto per palcoscenici pesanti.

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