Il bonus salva una giornataccia, si salva Ostuni Minuzzi ma c’è tanto da lavorare: 5 riflessioni su Irlanda-Italia
Un primo tempo da dimenticare, una reazione che muove la classifica ma non basta a rendere positivo un pomeriggio dove ha girato tutto storto
Il bonus salva una giornataccia, si salva Ostuni Minuzzi ma c'è tanto da lavorare: 5 riflessioni su Irlanda-Italia (ph. Federugby)
Il punto di bonus offensivo salva una giornata che altrimenti sarebbe stata da dimenticare: il 57-20 subito a Galway dall’Irlanda mette l’Italia in una posizione scomoda, perché con la Scozia non si potrà più sbagliare. Che l’Irlanda fosse in questo momento superiore alle Azzurre (e potrebbe davvero giocarsela con la Francia) si sapeva, considerando il percorso di crescita delle Verdi e l’inizio del nuovo ciclo dell’Italia, ma quanto visto nella seconda giornata del Sei Nazioni fa capire quanto ci sia ancora da lavorare per ritrovare i livelli che hanno portato tante gioie negli ultimi anni.
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Sei Nazioni femminile: 5 riflessioni su Irlanda-Italia
Piede – Il rugby femminile è in una fase di limbo in questo senso. Il gioco al piede sta diventando un aspetto fondamentale, ma non ancora tutte le nazionali sono pronte a sostenerlo: l’Irlanda lo è, e contro una squadra come l’Italia che ha nel piede il suo punto debole questo ha fatto la differenza. I calci di Dannah O’Brien hanno messo in crisi la squadra di Roselli per tutto il primo tempo, costringendola a giocare costantemente nella propria metà campo e sotto una grandissima pressione: l’Italia non è riuscita mai a trovare le contromisure adatte, dando l’impressione di aver provato una risposta ma di non essere riuscita ad applicarla.
Continuità – Contro la Francia c’erano state alcune scelte sbagliate, ma l’Italia aveva mostrato un gran bel ritmo. Complice anche il poco possesso, le Azzurre non sono riuscite a ripetersi a Galway. Tanti problemi nel dare continuità alle azioni d’attacco, anche perché la squadra di Roselli è parsa anche mal posizionata in alcuni frangenti: la scelta di giocare prima molto profonde e poi di lasciare 3 o 4 giocatrici “piatte” e sulla stessa linea ha reso molto difficile muovere il pallone al largo. Questo problema di posizionamento, sommato ai tanti errori di esecuzione, ha reso particolarmente sterile l’attacco italiano, tenuto in piedi soprattutto dalle abilità individuali di Ostuni Minuzzi – la migliore delle azzurre nonostante le grandi difficoltà nell’avere possessi di qualità – e dai calcetti di Sofia Stefan.
Fasi statiche – La mischia è stata forse la cosa migliore della partita: una sola volta in difficoltà, alla fine di un primo tempo durissimo, ma per il resto il pacchetto azzurro è sempre stato competitivo, sia con Maris e Pilani sia con Turani e Zanette. In ottica Scozia è un segnale importante. Bene anche la meta di Vecchini da drive. Tanti problemi invece in touche, soprattutto nel secondo tempo con Cheli che ha fatto più fatica al lancio: Giordano e Fedrighi hanno salvato tanti lanci complicati, ma in vista della Scozia serviranno più possessi di qualità.
La prestazione di Ostuni Minuzzi – Una delle poche cose da salvare. Al di là della meta – strepitosa – la numero 15 azzurra è stata l’unica a rendersi pericolosa in maniera costante, e l’Italia di fatto si è affidata alle sue iniziative per scuotere un attacco per il resto troppo sterile, con poca precisione nei passaggi e difficoltà a vincere la collisione. Ostuni Minuzzi chiude con 172 metri guadagnati e tanto lavoro anche in fase di copertura, dove è stata messa spesso sotto pressione, tanto da essere candidata per il premio player of the match (poi vinto da Parsons) nonostante la netta sconfitta.
Testa – Al di là degli errori di esecuzione, del piano di gioco, delle fasi statiche e di tutti gli aspetti tecnici migliorabili, la cosa più preoccupante riguarda il totale black out che si è visto nel primo tempo. Per quanto l’Irlanda fosse atleticamente superiore, raramente si è vista l’Italia così in difficoltà nei placcaggi e nel breakdown, due fondamentali dove le Azzurre – anche nelle partite più difficili – sono sempre riuscite a farsi sentire. A Galway si sono visti tantissimi errori, e soprattutto si è vista una squadra che non è riuscita a stare mentalmente dentro la partita. Lo dimostra anche la reazione nella ripresa: con un quarto d’ora per riassestarsi e complica anche un’Irlanda che ha tolto il piede dall’acceleratore, nel secondo tempo le Azzurre hanno dimostrato di esserci, pur commettendo troppi errori, e alla fine è arrivato un bonus conquistato con la volontà e la cattiveria, e da quello bisognerà ripartire.
Francesco Palma