Dagli Wasps ai Moana Pasifika: l’agitatissimo oceano (economico) del rugby

Lo stop per motivi finanziari della franchigia isolana è solo l'ultimo caso di una lunga serie che tocca anche Prem e Top 14. E non solo

(ph. Moana Pasifika)

Dagli Wasps ai Moana Pasifika: l'agitatissimo oceano (economico) del rugby

Wasps, Worcester Warriors, London Irish, Cardiff e Tarbes per stare in Europa. Negli Stati Uniti la Major League Rugby tra il 2025 e il 2026 è passata da 11 a 6 squadre, e ultime a uscire dalla lega statunitense sono state Utah Warriors, Miami Sharks, Houston SaberCats e i NOLA Gold di New Orleans.
Poi c’è il Super Rugby, prima con i Melbourne Rebels e ora con i Moana Pasifika. In Italia gli ultimi casi sono Noceto, Colorno e Verona.
Le squadre qui sopra elencate sono fallite o entrate in amministrazione controllata negli ultimi anni o costrette a lasciare i tornei a cui partecipavano per motivi economici.

Casi isolati? Non proprio, anzi, in genere sono “solo” (si fa per dire) i più gravi. Casi che comunque si muovevano/muovono in movimenti comunque in difficoltà.
Quello dell’Inghilterra è esemplare: secondo il report della compagnia indipendente Leonard Curtis (una delle principali società britanniche di risanamento aziendale e insolvenza) pubblicato lo scorso autunno, nella stagione 2023/2024 sei club su 10 di Prem erano insolventi e nessuno ha potuto registrare profitti per il terzo anno consecutivo: la perdita media per club è stata di 3,4 milioni di sterline, quasi 4 milioni di euro. Negli ultimi 10 anni le perdite accumulate complessive toccano quasi 177 milioni di sterline.
Vero, nella stagione 2022/2023 le squadre insolventi erano 7, una in più rispetto all’ultimo audit, ma questo perché i Saracens sono ricorsi a un pesante rifinanziamento, vale a dire un nuovo debito.

E il Top 14? Sta un po’ meglio, ma non troppo. Non ci sono casi clamorosi come in Inghilterra, ma il clima generale non può non destare preoccupazione, nonostante si stia parlando del campionato più ricco del mondo (Canal+ garantisce 130 milioni di euro di diritti televisivi a stagione, con contratto in scadenza nel 2027): nel 2025 10 dei 14 club hanno registrato perdite e la Lega transalpina ha annunciato una perdita operativa di 64,5 milioni di euro per la stagione 2023-2024, quasi il 10% in più rispetto a quella precedente.
Difficoltà finanziarie che riguardano anche diverse federazioni Tier One, Galles e Australia su tutte, con quest’ultima però che inizia a vedere la luce in fondo al tunnel.

Numeri che stanno a indicare un mondo che ha bisogno di strade e soluzioni nuove, non solo difficili da trovare, ma che hanno bisogno anche di tempi medi per dare risultati concreti.
Un report di Oliver & Ohlbaum Associates dello scorso settembre sottolineava l’obsolescenza delle strutture finanziare e di governance del rugby mondiale, a dispetto di discipline più dinamiche: gli esempi positivi fatti erano quello del cricket e della Formula Uno.
James Haskell nella presentazione del report di Leonard Curtis è ricorso a una metafora efficace, con il rugby inglese descritto come un’automobile “che va a tutto gas, ridendo e con gli occhi sbarrati, verso il precipizio.”
Tipo la famosa scena di Thelma e Louise. Forse però il tempo per frenare c’è, e non solo al di là della Manica.

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