Italia, Gonzalo Quesada: “Tutti sono parte del progetto, sanno che tipo di rugby vogliamo fare e come migliorarlo”
Le parole del ct degli Azzurri dopo il Sei Nazioni 2026 proiettando il tutto verso l'estate
Italia, Gonzalo Quesada: "Tutti sono parte del progetto, sanno che tipo di rugby vogliamo fare e come migliorarlo" (Ph. Sebastiano Pessina)
Il Sei Nazioni 2026 è stato definitivamente archiviato, ora è tempo di guardare avanti, in una lunga volata verso la Rugby World Cup 2027, passando da altri appuntamenti importanti: Gonzalo Quesada è pronto a vivere questa sfida insieme ai suoi Azzurri.
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Italia, Gonzalo Quesada: “Tutti sono parte del progetto, sanno che tipo di rugby vogliamo fare e come migliorarlo”
Il ct intanto, intervistato da La Repubblica, ha ripercorso un po’ quello che è stato nella prima parte del suo mandato, inizio 2024 (posto Mondiale 2023): “Niente rugby. Per due giorni abbiamo solo parlato. A quel Mondiale li avevo visti sfiduciati. Volevo sapere cosa significasse per loro essere italiani: quali fossero le cose che li rendevano orgogliosi. Intorno a questa identità è cominciato un lavoro profondo, una visione: definire i nostri comportamenti, la nostra cultura, il senso di appartenenza. Il nostro gioco [ …]”.
Sul presente invece ha detto: “A ogni raduno tutti arrivano consapevoli del lavoro fatto e delle responsabilità che hanno. Identità, proposito, cultura: chi siamo, dove vogliamo andare e come arrivarci. Tutti sono parte del progetto, sanno che tipo di rugby vogliamo fare e come migliorarlo, giorno dopo giorno. Qualità, etica del lavoro. Senza l’ossessione del successo, ma inseguendo qualcosa di più trascendentale: ispirare tutti quelli che ci seguono”.
Gonzalo Quesada inoltre ha detto di voler coinvolgere sempre di più quei giocatori che hanno fatto la storia dell’Italia in passato provando a trasferire qualcosa al gruppo odierno, cosa che è avvenuta ad esempio con Diego Dominguez in occasione di Italia-Inghilterra, gara che ha registrato la storica affermazione di Lamaro e compagni: “Ho telefonato a Diego Dominguez per chiedergli di venire: “Sono a Milano per lavoro, poi Treviso, arriverò a Roma sabato mattina”. Peccato. Un’ora dopo aveva annullato i suoi impegni e siamo andati a prenderlo alla stazione. È arrivato in tempo. Commovente. In quel momento ho capito che il giorno dopo avremmo vinto. Sì: l’identità, il senso di appartenenza”.