Un gran breakdown, troppi errori e una cilindrata diversa: 5 riflessioni su Francia-Italia

Spunti positivi nonostante tutto, ma la decisione di giocare a viso aperto alla fine non ha pagato, almeno in ottica risultato. Da rivedere anche la mischia

Un gran breakdown, troppi errori e una cilindrata troppo diversa: 5 riflessioni su Francia-Italia

Un gran breakdown, troppi errori e una cilindrata troppo diversa: 5 riflessioni su Francia-Italia (ph. Federugby)

L’Italia ha retto un tempo, e lo ha fatto anche bene e col rimpianto di non aver ottenuto qualcosa di più. Poi però la Francia è venuta fuori di prepotenza stravincendo 40-7, un punteggio che non rende merito alle cose buone fatte vedere dalle Azzurre, seppur nell’arco di una prestazione alla fine non sufficiente. Dall’altra parte, però, il crollo nel secondo tempo è ascrivibile a una cilindrata diversa, della quale di certo non si può dare la colpa a qualcuno al momento. Certo è che forse con un po’ più di precisione nel primo tempo, quando l’Italia è stata ampiamente competitiva, la partita avrebbe potuto prendere una piega diversa.

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Sei Nazioni: 5 riflessioni su Francia-Italia

Momenti – L’Italia ha giocato un bel primo tempo di fronte a una Francia forse sorpresa, forse un po’ presuntuosa, o forse semplicemente in difficoltà di fronte alla furia azzurra nei punti d’incontro. I primi 40 minuti di Grenoble sono sembrati la classica partita che poteva finire con la tipica crisi di nervi francese: per farlo, però, serviva marcare punti. Le tante occasioni sprecate nei 22 hanno permesso alla Francia di chiudere non solo in vantaggio (con una meta segnata nell’unica vera azione pericolosa del primo tempo) ma anche e soprattutto con 0 punti subito, guadagnando fiducia. Se la squadra di Roselli fosse riuscita a marcare – e avrebbe potuto farlo – la partita avrebbe potuto prendere una piega totalmente diversa, perché a quel punto la Francia (già in difficoltà) sarebbe andata nel pallone più di quanto non lo fosse. Tornare all’intervallo in vantaggio e con la sicurezza che difficilmente avrebbe potuto subire punti ha permesso alle ragazze di Ratier di guadagnare quella fiducia necessaria per far vedere la “vera” Francia nella ripresa, e a quel punto non c’è stato nulla da fare, vista la differenza di cilindrata tra le due squadre.

Attacco sterile – Del resto, Roselli alla vigilia aveva già detto che la priorità sarebbe stata data alla difesa. E infatti l’attacco azzurro è parso ancora un cantiere aperto: buono il ritmo imposto da Bitonci (non male anche al piede, forse la sua miglior partita finora) ma il pallone raramente è arrivato alle giocatrici del triangolo allargato, in particolare Muzzo che nei pochi possessi avuti aveva dato l’impressione di poter fare bene. Tante volta l’Italia si è affidata alle cariche di Mannini, che come sempre ha dimostrato grande talento ma ha spesso sbagliato la scelta decisiva: sanguinosissimo l’in avanti a pochi metri dalla linea nella miglior occasione avuta dall’Italia nel primo tempo. È mancato anche un altro caposaldo dell’attacco italiano: la capacità di attaccare la linea e creare spazi in mezzo al campo, soprattutto in una partita dove vincere la collisione era quasi impossibile. Le Azzurre, invece, hanno chiuso il match di Grenoble con un solo linebreak contro i 13 francesi, troppo poco.

Breakdown e difesa – Sicuramente l’aspetto migliore della partita. Lavoro mostruoso nel punto d’incontro da parte di Alyssa D’Incà, diventata ormai un valore aggiunto anche in difesa (17 i placcaggi riusciti) così come quello fatto da Sara Mannini (18 placcaggi) e dalle solite Sgorbini e Fedrighi davanti, brave a sporcare tanti possessi nel punto d’incontro e di conseguenza costringere Bourdon-Sansus a giocare dei palloni poco puliti, aumentando a dismisura i tanti errori francesi. Solita partita di grande sostanza difensiva anche per Giordana Duca, che i suoi 15 placcaggi li porta sempre a casa, e vanno registrati anche dei miglioramenti importanti da parte di Ostuni Minuzzi, che ha piazzato una serie di placcaggi niente male, anche se deve ancora migliorare nelle letture difensive. Difficile poi giudicare l’ultima mezz’ora con le Azzurre in chiaro debito d’ossigeno, ma in ottica futura con match difficili ma sicuramente un minimo più abbordabili di questo l’Italia deve ripartire proprio da qui.

Mischia – L’Italia stava reggendo bene, anche quando è stata costretta subito al cambio temporaneo di Pilani (giallo) con Maris costretta ad entrare subito. Poi l’uscita di Turani per HIA è stata catastrofica: fuori la prima linea delle Harlequins l’Italia ha progressivamente ceduto, fino alla sofferenza totale del secondo tempo. Anche con i cambi la situazione non è cambiata, se non nel finale di partita quando ormai il punteggio era fuori portata, e questo è un punto su cui bisognerà lavorare molto per evitare anche tutto il Sei Nazioni azzurro si trasformi in una sofferenza in mischia.

Futuro – La squadra di Roselli ha fatto una scelta precisa: giocare a viso aperto, imponendo un ritmo alto in attacco con Bitonci e Madia (scelte proprio per questo al posto delle più conservative Stefan e Stevanin) e provando a rispondere colpo su colpo. Una scelta che ci stava, sia nell’ottica della singola partita (come detto, se le Azzurre avessero marcato la Francia avrebbe potuto andare seriamente in difficoltà) sia nell’ottica di (ri)costruire quella che è sempre stata l’identità dell’Italia femminile, con l’intendo di arrivare – in futuro – a poter giocare così un’intera partita. D’altro canto, è chiaro che l’Italia non è ancora pronta a reggere un ritmo del genere per 80 minuti, e in altre partite più alla portata bisognerà decidere se continuare a prendersi questo rischio o approcciare gli incontri in maniera diversa.

Francesco Palma


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