Tommaso Menoncello a “Verissimo”: “Dall’infortunio prima del Mondiale ho imparato tanto. Sono ciò che sono grazie ai miei genitori”

Ospite alla nota trasmissione di Canale 5, il centro azzurro si è raccontato a tutto tondo, tra le difficoltà del passato e le gioie del presente

Sei Nazioni 2026: Tommaso Menoncello è il

Tommaso Menoncello a "Verissimo": "Dall'infortunio prima del Mondiale ho imparato tanto. Sono ciò che sono grazie ai miei" (ph. Sebastiano Pessina)

Tommaso Menoncello, centro dell’Italia, protagonista del Sei Nazioni 2026 ed MVP della storica sfida vinta con l’Inghilterra, è stato ospite alla trasmissione di Canale 5 “Verissimo”, dove oltre all’aspetto sportivo ha parlato di tanti aspetti della sua vita e della sua personalità che spesso non vengono fuori durante i momenti puramente sportivi.

“Prima delle partite l’adrenalina sane, ma questo mi carica, è un’emozione difficile da descrivere. Mi carico e quando scendo in campo si libera tutto” ha raccontato Menoncello: “Ho iniziato a giocare a 11-12 anni, prima ho fatto tre anni di calcio, poi la società fallì e mio padre trovo questo volantino che promuoveva il rugby a Paese, ho iniziato ed è stato amore prima vista. Ormai sono quasi 12 anni che gioco, è la mia vita e mi ha portato qui dove sono ora, e ne sono molto fiero”.

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“È stato necessario fare tanti sacrifici, non è sempre stato tutto facile da gestire, ma se si vuole arrivare in alto sono sacrifici che ti fanno stare bene e ti fanno vivere ogni giorno col sorriso. A scuola? Me la cavavo, non sono mai stato bocciato (ride, ndr)”.

Menoncello è poi ritornato sul brutto infortunio alla spalla che lo costrinse a saltare la Rugby World Cup 2023, fermandosi a un passo dal sogno: “È stato l’infortunio più grave della mia carriera. È successo durante una partita di preparazione al Mondiale, l’evento che tutti sognano fin da bambini. È stato doloroso perché vedevo i miei compagni giocavano il Mondiale, ma è stata anche un’occasione di crescita: mi ha fatto capire quanto ancora posso crescere, quanto posso migliorare anche quando non gioco a rugby e non sono sul campo. La mia famiglia e la mia ragazza mi sono stati molto vicini, così come i miei compagni di squadra che mi sono stati sempre vicini, soprattutto nella prima fase dell’infortunio, che mi aveva buttato molto giù. Grazie a questa vicinanza è stato molto più facile superare tutto”.

Sulla sua vita privata: “Sono molto legato alla mia famiglia, e infatti sono andato a vivere a 500 metri di distanza dai miei (ride, ndr). Ho comprato casa quest’anno per poter vivere una vita di coppia con la mia ragazza ma senza spostarmi dal paese in cui sono nato, porto ancora a casa la roba da lavare (ride, ndr). La mia famiglia è fondamentale, anche se non ci diciamo ‘ti voglio bene’ ogni giorno sono orgoglioso delle persone che sono e della persona che mi hanno fatto diventare perché è grazie a loro se ho questa grinta e questo spirito dentro. Spero che sappiano che gli voglio un bene dell’anima. Mi hanno insegnato il valore del sacrificio, della passione per quello che si fa anche quando non si hanno tutti i mezzi per andare avanti. Vengono sempre alle mie partite, all’inizio quando magari tornavo a casa con un dente rotto o con un po’ di graffi mia mamma si spaventava, ma ormai si sono abituati”.

Sul petto, Menoncello ha un tatuaggio con la scritta VI-II-MMXXII, 6 febbraio 2022, la data dell’esordio in Nazionale e della meta al Sei Nazioni contro la Francia, quella del record: quel giorno, Tommaso divenne il giocatore più giovane si sempre a firmare una marcatura nel torneo. “Quella meta alla Francia è uno dei momenti più belli della mia carriera, ce l’ho tatuato anche sul petto” ha raccontato.

Tanti videomessaggi, sia da parte dei genitori che della fidanzata Anna, a chiudere un’intervista che ha toccato diversi temi, compresi gli obiettivi per il futuro: “Il sogno è chiaramente quello di vincere il Sei Nazioni, un giorno. Alla fine è quello che ci fa allenare tutti i giorni con questa intensità, con la speranza che ci faccia arrivare il più in alto possibile. E poi gli All Blacks sono una delle squadre più blasonate al mondo, a volte si conoscono di più loro che il rugby stesso: spero un giorno di far avverare il sogno che ho di batterli”.


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