World Rugby ammette: “Il calendario attuale non è sostenibile”
Il direttore esecutivo Alain Gilpin parla del caso limite del Sudafrica, e spiega come si stia lavorando per arrivare a un "calendario globale" che aiuti tutti i movimenti
World Rugby ammette: "Il calendario attuale non è sostenibile" (ph. AFP)
Il rugby ha un problema con la salute e l’affaticamento dei giocatori. Non lo ha ammesso una persona qualunque, ma il direttore esecutivo di World Rugby, Alain Gilpin, che ha affrontato il problema del movimento rugbistico più impegnato tra club e nazionale, quello sudafricano.
Da quando le franchigie sudafricane si sono spostate in URC, lasciando il Super Rugby, i giocatori sudafricani seguono la canonica stagione di club europea, poi però dopo i test estivi ripartono subito col Rugby Championship (o quest’anno, in sostituzione, con la super-serie di 4 partite con gli All Blacks) per poi ritornare ai club e ricominciare il giro. Un calendario “non sostenibile” secondo lo stesso Gilpin.
Una possibile risoluzione del problema poteva arrivare dallo spostamento a febbraio del Rugby Championship (che non ci sarà quest’anno ma dovrebbe poi ritornare dal 2027) rendendolo contemporaneo al Sei Nazioni e uniformando quindi le finestre internazionali, ma come riporta Planet Rugby la riluttanza della Nuova Zelanda ha fatto saltare i piani. Questo spostamento avrebbe permesso di avvicinarsi al “calendario globale” auspicato da World Rugby
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“Nella discussione su un calendario globale non siamo riusciti ad arrivare ad un allineamento completo, in cui le finestre internazionali coincidano in tutto il mondo” ha spiegato Gilpin al podcast Rugby Unity: “È complicato perché ci sono condizioni diverse nelle varie parti del mondo. Esistono competizioni professionistiche nazionali differenti, che hanno costruito i loro modelli economici attorno al calendario attuale. Spostare un elemento richiede compromessi in altri ambiti, ed è questo il nodo del dibattito”.
“Quello che posso dire, ed è molto positivo, è che c’è un vero allineamento su ciò che serve per migliorare il benessere dei giocatori. I giocatori sono al centro di tutto. Se sei un giocatore sudafricano che gioca nei club europei e per gli Springboks nelle competizioni internazionali, incluso il Rugby Championship, significa affrontare una stagione di 11 mesi, e non è sostenibile ai livelli a cui si gioca oggi”.
Gilpin insiste sulla volontà da parte di World Rugby di allineare il calendario, ma ammette che si tratta di un processo lungo: “Dobbiamo trovare soluzioni, e c’è una forte consapevolezza di questo. Ma dobbiamo anche chiederci cosa vogliono i tifosi, e loro vogliono maggiore coerenza e un calendario globale più armonizzato”.
“Ci sono state buone discussioni, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Noi come World Rugby vogliamo svolgere un ruolo di facilitatore e forza trainante, come abbiamo fatto negli anni, continuando a riunire le parti coinvolte. Quando sarà possibile avere un calendario globale? Spero non molto tempo, ma sicuramente non sarà possibile prima del 2028, perché i diritti televisivi delle competizioni sono stati venduti per diversi anni e questo rende difficile apportare modifiche”.
Gilpin però rimane positivo: “Se riuscissimo a concordare entro il 2026 quali potrebbero essere i prossimi cambiamenti in questo percorso, sarebbe un ottimo risultato. Il calendario globale è uno dei più grandi rompicapo del rugby moderno. Abbiamo lavorato molto su questo tema negli ultimi anni, arrivando ai cambiamenti che hanno reso possibile il lancio del Nations Championship: trasformare le partite internazionali di luglio e novembre in una competizione significativa, e speriamo che i tifosi siano entusiasti”.