Benetton Rugby, Antonio Pavanello fa il punto: “Pivac figura di esperienza, Marcato scelta maturata nel tempo”
Dalla panchina al recruitment, il Presidente biancoverde spiega le mosse per la prossima stagione e riflette sul rendimento tra Challenge Cup e URC
Benetton Rugby, Antonio Pavanello fa il punto: “Pivac figura di esperienza, Marcato scelta maturata nel tempo”
Il Presidente del Benetton Rugby, Antonio Pavanello, traccia la linea del presente e del futuro del club trevigiano. Nel corso di un appuntamento con la stampa, il dirigente biancoverde ha toccato i temi più rilevanti in vista della prossima stagione, dalla scelta di Wayne Pivac come nuovo allenatore al ruolo di Andrea Marcato, passando per il rapporto con la Nazionale, la gestione dei tanti internazionali in rosa e il doppio binario tra coppa e URC.
Il primo passaggio forte riguarda proprio il nuovo capo allenatore. Pavanello ha spiegato che la scelta di Pivac è arrivata al termine di un processo approfondito: “La notizia dell’addio di McCrae è arrivata a gennaio e mi sono mosso subito. Lo dico anche con un certo orgoglio: ho avuto la possibilità di parlare con 18 profili, tutti molto interessanti. Da lì siamo passati a una prima selezione di sei nomi, fino ad arrivare agli ultimi due. Per ragioni di riservatezza non posso fare altri nomi, anche perché c’erano professionisti sotto contratto, e non sarebbe corretto. Siamo arrivati a Pivac perché è una figura di grande esperienza, capace di incidere sia sul campo sia a livello manageriale. In questo momento avevamo bisogno anche di questo: io oggi sono più orientato verso una direzione generale, Andrea Marcato inizia un nuovo percorso e avere una figura di riferimento solida in quel ruolo era fondamentale.”
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Antonio Pavanello: “In dieci anni abbiamo portato in Nazionale 76 giocatori”
L’approdo di Pivac dunque aggiunge un tassello ulteriore, necessario per rilanciare le ambizioni della squadra: “Era importante sia fuori dal campo sia in campo. La volontà di dare ai giocatori una guida di esperienza è stata uno degli elementi centrali della scelta. Parliamo di un allenatore che ha vinto con gli Scarlets in URC, che li ha portati altre due volte in finale, che ha allenato il Galles e che ha accumulato tantissima esperienza. Conosce già il rugby europeo e ha anche una buona sensibilità verso l’area del Pacifico. Considerando che abbiamo diversi giocatori provenienti da quella parte del mondo, è un aspetto importante: avere una figura capace di comprendere anche le diverse sfaccettature culturali presenti all’interno della squadra.”
Altro snodo centrale è quello legato ad Andrea Marcato, scelto come nuova figura di riferimento per il recruitment. Pavanello ha chiarito che si tratta di una decisione nata da lontano: “Era già da tempo che ci pensavo. Dentro di me c’era la volontà di individuare una figura che potesse aiutarmi e completare l’area sportiva del club”. Il presidente ha poi sottolineato le qualità che lo hanno portato a puntare sull’ex tecnico: “Con il passare del tempo mi sono reso conto sempre di più di quanto fosse una figura capace, organizzata, efficace nelle relazioni personali. In più ha anche un ottimo occhio nel riconoscere le qualità dei giocatori”.
Sul rapporto con la Nazionale, Pavanello ha ribadito la volontà di proseguire sulla strada della collaborazione con la FIR, rivendicando però anche il peso del lavoro svolto da Treviso nello sviluppo del movimento: “In dieci anni abbiamo portato in Nazionale 76 giocatori. Significa una media di sette giocatori e mezzo all’anno: sono numeri importanti e testimoniano il valore del lavoro fatto per il movimento”.
Non solo. Il presidente ha anche evidenziato come il club debba continuare a sostenere l’Italia, pur dovendo trovare un equilibrio più sostenibile nella costruzione della rosa: “Non si può continuare con 27 nazionali in rosa se, allo stesso tempo, si vogliono ottenere risultati di alto livello”. Un passaggio che fotografa bene una delle sfide strutturali del Benetton degli ultimi anni: mantenere alta la competitività del club, pur alimentando in modo costante il serbatoio azzurro.
Proprio sui giocatori reduci dagli impegni internazionali, Pavanello ha offerto un segnale significativo anche sul piano dell’appartenenza: “Diversi giocatori, appena finito il Sei Nazioni, ci hanno contattato subito perché volevano tornare a giocare con noi”. Il club, ha spiegato, ha dovuto frenare i rientri immediati per una questione di gestione fisica, ma il messaggio resta chiaro: “Il fatto che tanti di loro abbiano chiesto di rientrare immediatamente è un segnale molto positivo: significa che sono attaccati alla maglia e al club”.
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URC e Challenge, una doppia sfida con il focus preciso
Sul piano sportivo, il Presidente ha distinto nettamente il rendimento europeo da quello in campionato. In Challenge Cup, ha spiegato, il Benetton è riuscito a trovare una concentrazione diversa: “Ogni gara è stata preparata come una finale e credo che il gruppo lo abbia fatto molto bene”. In URC, invece, qualcosa si è inceppato: “Diverso, invece, il discorso in campionato, dove la strategia si sviluppa su un arco di tempo molto più lungo e diluito. In quel contesto, mi sento di dire che qualcosa non ha funzionato. Non ha funzionato sotto il profilo del gioco, non ha funzionato nella gestione del turnover e non siamo riusciti a cogliere alcune occasioni che avevamo a disposizione.”
Una lettura che porta anche a una riflessione prospettica. Per Pavanello la corsa playoff in campionato è ancora aperta sul piano matematico, ma la classifica impone realismo: “In questo momento risalire la classifica e arrivare ai playoff sarebbe un’impresa molto complicata”. Da qui l’idea di tenere insieme presente e futuro, continuare a competere, iniziando anche a dare spazio a chi potrà avere un ruolo più importante nella prossima stagione. “Personalmente mi farebbe piacere vedere, in ogni lista dei 23 del sabato, l’inserimento di due o tre giovani in prospettiva”.
Resta invece chiarissimo il peso assegnato alla coppa all’interno dell’annata biancoverde. Pavanello non l’ha nascosto: “La scorsa estate ci eravamo detti internamente che uno degli obiettivi più importanti della stagione sarebbe stato conquistare i playoff di coppa da giocare in casa”. Un obiettivo considerato strategico non soltanto sul piano tecnico, ma anche per l’impatto sull’ambiente e sulla crescita del club. E anche guardando avanti, il messaggio è netto: “Mi piacerebbe vedere la miglior formazione possibile in Challenge Cup, perché dobbiamo cercare di andare avanti il più possibile. Sappiamo anche di avere tutte le carte per provare ad arrivare fino in fondo e, perché no, magari giocarci una possibile finale a Bilbao.”