“Forza Azzurri”: le belle parole di RugbyPass sul Sei Nazioni dell’Italia
"Una comunità che si sentiva dire che non c'entrava niente, che doveva lasciare il posto alla Georgia. Ormai nessuno dice più queste cose sull'Italia"
"Forza Azzurri": le belle parole di RugbyPass sul Sei Nazioni dell'Italia - ph. Sebastiano Pessina
Tante volte la stampa estera è stata, e non sempre a torto, molto dura con l’Italia del rugby. E in un certo senso le critiche, anche quelle aspre, possono servire molto di più che tante parole gentili ma dette per pietismo.
In un lungo articolo del portale internazionale RugbyPass, redatto dai giornalisti Bryn Palmer e Jamie Lyall, che comprende i più grandi momenti/protagonisti del Sei Nazioni individuati dalla loro redazione, oltre alla formazione ideale (clicca qui per vedere il XV selezionato da noi di OnRugby), c’è un paragrafo dedicato all’Italia che vale la pena di leggere.
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L’Italia vince, all’interno del loro “Six Nations 2026 Awards”, il premio per aver “Fatto la storia”, con l’aggiunta “Forza Azzurri”. Il merito è in primis per la giornata del successo sull’Inghilterra ma, più in generale, per aver superato tanti anni di critiche e aver portato la nazionale italiana verso un nuovo livello di riconoscimento all’interno del panorama ovale. Di seguito c’è riportato il paragrafo citato, oltre al link per vedere gli altri “premi” assegnati e il dream team selezionato, con due Azzurri inseriti.
“Forza Azzurri”: le belle parole di RugbyPass sul Sei Nazioni dell’Italia
“Nelle tribune stampa, scrutando lo Stadio Olimpico mentre si consumavano i frenetici momenti finali tra Italia e Inghilterra, la gente stava perdendo la testa. Il tecnico del suono che aveva collegato i cavi alla nostra cabina di commento si stringeva le mani come in preghiera, con gli occhi sgranati. Alcuni giornalisti erano in lacrime. Molti tremavano. L’ora dell’Italia era finalmente giunta.
Le scene sugli spalti contrastavano nettamente con le dichiarazioni degli Azzurri al termine della partita. I giocatori italiani hanno saputo gestire la pressione, riponendo fiducia in sé stessi e nella coesione e convinzione che hanno sviluppato negli ultimi sei anni.
In realtà gli Azzurri non hanno giocato particolarmente bene. Escluso il tracollo alla disperazione gallese di sabato (la sconfitta all’ultimo turno del Sei Nazioni 2026, ndr), questa è stata la loro peggiore prestazione nel torneo. L’entrata alta di Sam Underhill – mentre l’Italia era a più di un break di distanza e con un uomo in meno, pronta a sacrificare Louis Lynagh per formare una prima linea completa – ha cambiato radicalmente l’inerzia della partita.
È stata la giornata più catartica per una comunità rugbistica che a volte si è sentita come la pecora nera del gruppo. In cui si sentiva dire che non c’entrava niente. Che doveva lasciare il posto alla Georgia. Che non offriva credibilità né interesse e che era perlopiù solo una trasferta sensazionale per il pubblico.
Ormai nessuno dice più queste cose sull’Italia. Questo gruppo ha spazzato via i falsi miti e stappato scalpi, spinto dalla tenacia di Michele Lamaro e dai suoi avanti instancabili, come gli immensi Simone Ferrari e Danilo Fischetti in prima linea, dalla regia intelligente di Paolo Garbisi e Nacho Brex e, naturalmente, dalla magnificenza spacca-partita di Tommaso Menoncello, che sarà presto un Galactico del Tolosa.
Menoncello ha segnato una meta spettacolare nel primo tempo, per poi servire l’assist per la meta decisiva al 74′ con una carica fragorosa sulla sinistra e un passaggio interno per Leo Marin. Questo era lo stato delle due squadre in miniatura. Due amici d’infanzia e compagni di squadra da sempre, che smantellavano le nuove combinazioni dell’Inghilterra, il piano di gioco incerto, le decisioni confuse e una difesa raffazzonata.
In un Sei Nazioni davvero grandioso, questo è stato il momento di gloria dell’Italia”.
Qui il link per l’articolo integrale di RugbyPass