Nuova Zelanda, inizia l’era Dave Rennie: cosa cambia adesso per gli All Blacks

L'ex allenatore dei Wallabies dovrà prendere decisioni importanti in vista del Nations Championship e della Coppa del Mondo

Nuova Zelanda, inizia l’era Dave Rennie: cosa cambia adesso per gli All Blacks

La Nuova Zelanda ha scelto di ripartire da Dave Rennie. A tre anni e mezzo dalla fine della sua esperienza sulla panchina dell’Australia, il tecnico neozelandese è stato nominato nuovo allenatore degli All Blacks, raccogliendo l’eredità di Scott Robertson e riportando subito al centro una serie di temi caldi e molto dibattuti: identità, gestione del gruppo, scelta dello staff e costruzione della squadra in vista della prossima Rugby World Cup 2027.

La prima conseguenza della nomina riguarda i tempi. Rennie non inizierà subito a tempo pieno il suo nuovo lavoro, perché è ancora impegnato in Giappone alla guida dei Kobelco Kobe Steelers nella League One.

Questo significa che il suo approdo effettivo nel nuovo ruolo coinciderà con la conclusione della stagione giapponese e con il finale di Super Rugby Pacific. Il calendario, insomma, gli lascia poco margine: dopo la finale del Super Rugby, la federazione neozelandese ufficializzerà i nomi dei convocati per il Nations Championship e Rennie avrà poco tempo per preparare l’esordio contro la Francia, prima delle successive sfide con Italia e Irlanda.

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Staff, clima interno e nuovi allenatori

Il nodo più delicato, però, non è solo tecnico. Secondo quanto emerso nelle ricostruzioni seguite all’uscita di Robertson, uno dei problemi principali dell’ultimo ciclo sarebbe stato il rapporto tra guida tecnica e giocatori, con una comunicazione interna ritenuta poco efficace. Proprio qui Rennie potrebbe intervenire con maggiore decisione: i feedback di chi lo ha avuto ai Wallabies parlano di un allenatore molto forte nella gestione delle relazioni, capace di essere diretto, chiaro e credibile sia nei momenti positivi sia in quelli complicati. Per questo uno dei suoi primi compiti sarà probabilmente quello di ricostruire un’atmosfera positiva e ridefinire alcuni equilibri.

Da capire anche che cosa succederà nello staff tecnico. Gli assistenti del ciclo precedente sono ancora sotto contratto (Scott Hansen, Bryn Evans, Jason Ryan e Tamaiti Ellison), ma un cambio di head coach porta quasi sempre con sé una revisione almeno parziale del gruppo di lavoro. Rennie ha già fatto sapere di voler essere affiancato da “persone di qualità”, formula che lascia intuire la possibilità di nuovi ingressi. Tra i nomi circolati c’è quello di Mike Blair, ex capitano della Scozia e oggi suo assistente a Kobe.

All Blacks: possibile reintegro di Brodie Retallick?

Poi c’è il capitolo giocatori, che sarà inevitabilmente centrale. Rennie ha lasciato intendere che ripartirà quasi da zero: nessuna titolarità garantita, nessuna fedeltà pregressa, spazio a chi dimostrerà di meritare la maglia. È un messaggio cruciale, perché può riaprire la competizione interna in diversi ruoli e cambiare anche la percezione del gruppo dopo una fase in cui alcuni assetti sembravano piuttosto cristallizzati.

In questo quadro rientra anche il tema del capitano. Scott Barrett resta il riferimento più accreditato, ma Rennie non ha escluso una riflessione più ampia. Se decidesse di aprire un nuovo corso anche sotto questo profilo, il nome più forte sarebbe quello di Ardie Savea, che gode di grande peso tecnico e simbolico e che già lavora con lui in Giappone.

Infine, resta sullo sfondo la questione dei possibili rientri dall’estero. La policy neozelandese non cambia, almeno per ora, ma l’arrivo di Rennie potrebbe riaccendere il dibattito su profili come Richie Mo’unga e Brodie Retallick, con quest’ultimo che è stato definito dallo stesso coach Rennie come in forma smagliante e pronto a un ritorno in maglia nera.

Più che una rivoluzione immediata, però, la sensazione è che la vera priorità della nuova gestione di Dave Rennie sia un’altra: restituire agli All Blacks la coerenza di cui hanno bisogno e riccreare una certa dimestichezza con le vittorie.

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