Lorenzo Pani, il lungo rientro: “Ho avuto paura di dover smettere”

Dalla rottura del crociato alla frattura allo scafoide, passando per i momenti più difficili fuori dal campo: l’estremo azzurro racconta il lungo percorso che lo ha riportato in nazionale

Italia Lorenzo Pani

Lorenzo Pani, il lungo rientro: "Ho avuto paura di dover smettere"

Dopo quasi due anni di ostacoli, Lorenzo Pani è tornato protagonista come giocatore dell’Italia. Il percorso dell’estremo delle Zebre e della nazionale è passato da una salita durissima, iniziata nel momento migliore: dopo il Sei Nazioni 2024, chiuso con la splendida meta al Galles, arrivò la rottura del crociato. Un infortunio beffardo, quasi senza segnali immediati: “È stato stranissimo. Ho fatto una finta e ho sentito qualcosa di strano al ginocchio, ma nessun dolore, zero”.

Da lì è cominciata una lunga riabilitazione, fatta di dolore, lavoro e pazienza. Pani, in una lunga intervista realizzata dalla Gazzetta dello Sport, racconta che “Il primo mese è stato il più importante, ma anche il più doloroso”, in un recupero vissuto come una sfida personale anche grazie al sostegno dello staff delle Zebre. Quando il peggio sembrava alle spalle, però, è arrivata un’altra mazzata: la frattura allo scafoide nel gennaio 2025, proprio mentre si preparava a rientrare. “Lì è stata dura soprattutto a livello di testa, è stato il momento più complicato”, spiega.

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Il recupero e la svolta contro Cardiff

È stato quello il passaggio più delicato, anche sul piano emotivo. Pani ammette di aver attraversato settimane molto pesanti: “Quando mi sono rotto il polso invece ho pensato le cose peggiori, che stava andando tutto storto, ho avuto paura di dover smettere di giocare”. In quella fase, racconta, il supporto dei compagni, della famiglia e delle persone più vicine è stato decisivo.

Il ritorno in campo, all’inizio della stagione 2025-26, non è stato subito semplice. Le gambe non giravano come prima, la testa nemmeno. Lo staff guidato da Gonzalo Quesada gli dà comunque fiducia e lo coinvolge nei test match di novembre, pur senza impiegarlo in nessuna delle tre partite. Al ritorno in URC, dopo una brutta prestazione contro Cardiff, però, è arrivata la svolta, anche mentale: “Lì ho capito tante cose: che la pressione vera non è giocare, ma stare fuori. Giocare è un privilegio”. Da quel momento Pani ha cambiato approccio, anche aprendosi a un lavoro psicologico che gli ha permesso di ritrovare leggerezza.

Il vero segnale della rinasciata è arrivato in azzurro, a Dublino, nel Sei Nazioni 2026, alla sua prima da titolare dopo tantissimo tempo. Una partita che gli ha lasciato dentro una certezza: “Sono tornato davvero”. E ora il messaggio è chiaro: “Ora mi sento più forte di prima”.


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