Se fossi francese… pensieri dopo Italia-Francia
Vittoria e bonus per i galletti, partita mai davvero in discussione. Però...
Se fossi francese... pensieri dopo Italia-Francia (ph. Federugby)
Diciamo che sono francese, e che sto per scrivere un articolo per il sito OnRugby, da leggere con l’accento sulla ipsilon. Cosa metterei nero su bianco dopo aver visto Francia-Italia?
Direi, pardon, scriverei che alla fine il XV bleus ha portato a casa quello che doveva portare a casa: vittoria e punto di bonus. E già questo brutto non è, anche perché il rischio è di dare scontate cose che non lo sono affatto.
Che Antoine Dupont è rugbisticamente un mostro, ma sai la novità, e che Emmanuel Meafou è un gigante della seconda linea, fisicamente ed “ovalmente”.
Poi probabilmente sottolineerei la bontà e la profondità delle scelte a disposizione di Galthié, alle quali se aggiungiamo i giocatori nemmeno convocati nel gruppone che prepara le partite diventano un mezzo esercito.
Tirando le somme: nulla di particolarmente originale e/o brillante.
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Poi però un paio di cose andrebbero aggiunte: che sì, insomma, missione compita e squadra fortissima eccetera eccetera, certo che però le pratiche Irlanda e Galles erano state chiuse molto più velocemente e agevolmente: il primo tempo di Parigi con la nazionale in maglia verde era finito sul 22 a 0, quello a Cardiff sul 26 a 7.
A Lille invece si è andati al riposo sul 19 a 8 e il tabellone non si è mosso fino alla meta – decisiva – di Drean, minuto 72. E ok, vero che l’Italia non ha mai dato l’impressione di poter vincere davvero la partita, ma la Francia non è nemmeno riuscita a scrollarsela di dosso fino a 8 minuti dalla fine, e non è che non ci abbia provato: più banalmente, non ci è riuscita. Infine, ad essere intellettualmente onesti, quel 33 a 8 finale non dice davvero come è stata la partita, è quantomeno ingeneroso nei confronti della squadra di Quesada.
Avrà pesato il nuovo formato del torneo con tre gare una dopo l’altra e non più due e quindi una settimana di riposo? Sì, può essere, ma il formato è uguale per tutti, anche per l’Italia, che però non ha certo quella profondità e quella bontà di alternative di cui si parlava poco fa. Quindi quella fatica, che sicuramente c’è, conta solo fino a un certo punto. No, dai, siamo onesti fino in fondo: conta davvero poco.
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Quello che conta è che l’Italia è diventata una signora squadra, anche nelle giornate meno brillanti e imprecise, come a Lille. E che gli uomini che per l’occasione indossavano una maglia rossa hanno tanti meriti per come è andata la partita. E che se non avessero commesso alcuni errori evitabili, beh, un punto di bonus difensivo se lo sarebbero portato via.
Che chiusa scriverei per quell’ipotetico articolo?
Che tra un paio di settimane scarse gli azzurri ospitano a Roma les mauvais anglais, ed è vero che l’Italia non ha mai battuto l’Inghilterra, ma una prima volta c’è sempre…
Il Grillotalpa