Sei Nazioni: le dichiarazioni di Gonzalo Quesada dopo Francia-Italia
Le difficoltà nel concretizzare, l'abnegazione degli Azzurri e alcuni episodi che hanno inciso sulle dimensioni del punteggio: le parole del capo allenatore in conferenza stampa
Sei Nazioni: le dichiarazioni di Gonzalo Quesada dopo Francia-Italia
Francia-Italia lascia in eredità un punteggio severo, ma anche una lettura lucida di ciò che è accaduto dentro la partita. Nel post-gara del confronto di Lille, Gonzalo Quesada ha ricostruito i momenti chiave del match, tra episodi sfruttati dai Bleus nel primo tempo, le difficoltà azzurre nel produrre palloni d’attacco nella ripresa e il rammarico per un bonus che era tra gli obiettivi di giornata, purtroppo non arrivato. Al centro dell’analisi del CT anche la gestione dei cambi e una fase concitata che, secondo Quesada, ha inciso sull’inerzia negli ultimi minuti.
Gonzalo Quesada: “Abbiamo segnato 8 punti che forse non fotografano del tutto quello che abbiamo prodotto”
Il primo focus di Gonzalo Quesada è sull’equilibrio durato per gran parte della gara: «Al 70’ eravamo sotto 19-8. I loro 19 punti sono arrivati tutti nel primo tempo, sfruttando episodi. Una meta nasce da un nostro calcio alto: dopo il rimbalzo riportiamo la palla verso l’interno e loro sono opportunisti, la recuperano e vanno a segnare. Un’altra arriva da una nostra touche un po’ lunga: la palla rimbalza, la prendono loro un paio di volte e finiscono in meta. Non sono state azioni lunghissime e costruite, ma situazioni sfruttate con l’opportunismo che conosciamo bene. Noi, invece, nel primo tempo siamo riusciti ad attaccarli in contrattacco e anche da rimessa laterale, creando diverse situazioni di “break”. Abbiamo segnato 8 punti che forse non fotografano del tutto quello che abbiamo prodotto, ma stavamo giocando contro una grande squadra e siamo rimasti in partita fino al 70’.»
Durante la ripresa è emersa qualche sbavatura in rimessa laterale: «Nel secondo tempo, però, abbiamo faticato a ottenere palloni di qualità: la loro difesa sulla touche ci ha messo molto in difficoltà. È stata una gara chiusa, sul 19-8, e la realtà è che non ci hanno dominati: non c’è stato un vero dominio da parte di nessuno. Per quello che siamo, abbiamo difeso benissimo, con tanto cuore, e abbiamo recuperato tanti palloni a terra. Ho parlato anche con abien (Galthié, ndr), che è rimasto impressionato: in generale i calci di punizione arrivano più quando difendi che quando attacchi, e noi in quel senso abbiamo fatto un lavoro importante.»
Alla fine degli 80 minuti di Lille, l’Italia ha messo a segno una meta, raccogliendo forse meno di quanto ha prodotto: «Quello che ci è mancato, invece, è stata qualche palla d’attacco di qualità, come quelle avute nel primo tempo: due o tre touche buone, palloni che ci permettono di sviluppare il nostro gioco. Credo che oggi avremmo potuto portare a casa almeno un punto di bonus: con una meta in più avremmo preso il bonus, e la partita era costruita per poterlo ottenere. I ragazzi, per come hanno giocato, secondo me lo meritavano.»
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Gonzalo Quesada: “Quando poi abbiamo provato a effettuare la sostituzione, l’arbitro non ci ha permesso di farla”
Sugli attimi concitati che hanno portato alla meta di Drean, Quesada ha spiagato cosa è successo: «Sono sceso in campo di corsa perché in quel momento la gestione dei cambi non mi è sembrata chiara e stavamo rischiando di restare scoperti. Ange è uscito dal campo e, per qualche secondo, non è entrato nessuno: c’era ancora la possibilità di far entrare David Odiase al suo posto e dovevamo farlo nel modo corretto. Io ho accelerato perché vedevo che la sostituzione non si stava completando e, in una partita così tirata, basta un dettaglio per pagare subito. Infatti poi abbiamo preso una meta su un calcio nello spazio proprio dove mancava un trequarti: in quel frangente eravamo sbilanciati e questo ci ha fatto perdere terreno. È una situazione che non abbiamo letto benissimo e che andrà rivista con lucidità. In più c’era anche un altro elemento: il medico stava valutando Ange e c’era il dubbio di una possibile concussion. Se fosse stata confermata, avremmo potuto far rientrare Monty; se invece non lo era, mi sarebbe rimasto un solo cambio e dovevamo organizzarci subito. Quando poi abbiamo provato a effettuare la sostituzione, l’arbitro non ci ha permesso di farla immediatamente prima della ripresa del gioco. Peccato, perché in una gara chiusa questi episodi incidono tantissimo. E alla fine, al di là del punteggio, sono proprio queste piccole gestioni che possono cambiare l’inerzia della partita.»
Infine le parole di Michele Lamaro, che ha ribadito un concetto chiaro: «Sinceramente sono stanco dell’orgoglio fine a se stesso. Capisco il senso del ragionamento, ma queste cose non succedono solo contro la Francia: succedono anche con altre squadre. E la lezione è sempre la stessa: una touche sbagliata, un pallone che va un metro oltre, una situazione che ti ribalta il campo; nel rugby di oggi si tratta di sfruttare al massimo gli errori degli avversari e di costruire la partita su quei dettagli. Non servono ottanta minuti di dominio, bastano quattro situazioni gestite bene per spostare una gara.»
L’agonismo non basta e il capitano guarda già avanti: «Soddisfatto? No, di 33-8 non si può essere soddisfatti. Possiamo esserlo dell’impegno dei ragazzi, quello sì, sempre al cento per cento. Però la partita, per come si era messa e per i momenti in cui siamo stati dentro la gara, ci lascia la sensazione di aver lasciato qualcosa per strada. In tredici, poi, la coperta non è lunghissima: difendi anche molto bene, ma se c’è spazio all’esterno diventa complicato contenerli. Resta la consapevolezza che siamo competitivi, ma dobbiamo essere più precisi e più efficaci quando le occasioni arrivano.»