Paolo Odogwu tra moda e campo: “L’Italia è cresciuta, ma contro la Francia serve il massimo”
Il trequarti centro/ala degli Azzurri ha parlato di vari argomenti, dalla libertà di espressione nel rugby moderno alla sfida più impegnativa del Sei Nazioni
Paolo Odogwu tra moda e campo: "L'Italia è cresciuta, ma contro la Francia serve il massimo"
Creatività e fantasia non sono parole che tradizionalmente si associano al rugby, ma Paolo Odogwu sta provando a cambiarne la percezione. Mentre il trequarti centro/ala dell’Italia è impegnato a preparare la partita con la Francia, ha concesso un’intervista a RugbyPass, parlando a 360 gradi della sua vita dentro e fuori dal campo.
Scarpe personalizzate, capelli colorati, esultanze da wrestling: Odogwu incarna un modo diverso di stare in campo. Ama arte, fumetti, anime. Ha fondato una linea di abbigliamento con Jacob Umaga prima del trasferimento al Benetton, e oggi vuole spingersi oltre. «Voglio colmare il divario tra moda e sport. In Italia la moda è ovunque, è naturale pensare che anche il rugby possa esprimere stile e personalità. Non c’è niente di peggio che viaggiare con la squadra sentendoti a disagio nei vestiti che indossi. Rappresentiamo il club e la Nazionale ovunque andiamo».
Accanto all’istinto per la moda, c’è però un tema più profondo: la libertà di esprimersi nel rugby moderno. Odogwu non nasconde di amare i personaggi capaci di catalizzare l’attenzione sui media: «Le Red Roses inglesi hanno mostrato che puoi essere te stesso anche in un contesto tradizionale. Noi uomini siamo ancora un po’ indietro. Henry Pollock è già tra i più seguiti dopo due anni: nel football americano guardi le partite anche per i personaggi. Perché dovremmo nasconderli? Più crescono le individualità, più cresce il movimento».
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Paolo Odogwu: “Parlo italiano con mia nonna, i miei fratelli mi invidiano”
Non mancano, purtroppo, ombre. Odogwu ha commentato con amarezza gli insulti razzisti rivolti a Edwin Edogbo dopo il suo debutto con l’Irlanda. «È cresciuto lì, è irlandese quanto chiunque altro. Non capisco come si possa rovinare così uno dei giorni più belli della vita di un giocatore». Odogwu, come Edogbo, è di origine nigeriana: «Ho pensato: che bello vedere quattro giocatori di origine nigeriana in Irlanda-Italia, io, David Odiase, Edwin e Cormac Izuchukwu. È la dimostrazione di come la diversità stia crescendo anche in Paesi che non lo erano molto. È il mondo di oggi, è normale. E poi: non vuoi forse che i migliori giocatori siano nella tua squadra?»
Ripensando alla sua carriera, Odogwu parla di una nuova Italia. «Un tempo tutto era guidato dalla passione. Lo dice anche l’inno: “Siam pronti alla morte”. Oggi c’è ancora quella passione, ma abbiamo aggiunto precisione e dettaglio.» Cresciuto tra Bologna e Birmingham, con esperienze a Leicester, Sale, Wasps e Stade Français, ha trovato a Treviso una dimensione ideale. «Parlo italiano con mia nonna, i miei fratelli mi invidiano. Amo Treviso: è elegante, rilassata. Potrei viverci dopo la carriera. Non pensavo che l’Italia sarebbe diventata casa mia, ma ora è così».
Domenica contro la Francia sarà un banco di prova durissimo. «Dobbiamo mantenere la partita strutturata, non concedere spazi agli offload. Lavorare come un blocco unico di 15 uomini». La sfida è enorme, ma anche la consapevolezza è cresciuta: “Abbiamo avuto un buon inizio, la mischia è andata forte, la difesa sta andando bene, ma riusciremo a dare il massimo? Questa è la sfida più grande che abbiamo dovuto affrontare finora e probabilmente la più grande che dovremo affrontare nel torneo.”