Il cambio di mentalità, le accademie e i giovani, il nuovo modo di giocare: l’intervista di Quesada al Midi Olympique

In una lunga intervista al Midi Olympique il tecnico ha toccato diversi punti dei suoi 2 anni di gestione

Gonzalo Quesada

Il cambio di mentalità, le accademie e i giovani, il nuovo modo di giocare: l'intervista di Quesada al Midi Olympique (ph. Sebastiano Pessina)

Come Gonzalo ha trasformato l’Italia? È una domanda che si sono posti in tanti. Non solo in Italia, ma anche in Europa. Non è un caso che siano andati a chiederglielo anche dal Midi Olympique, che racconta di un allenatore che ha deciso di approcciare la Nazionale in maniera diversa: è arrivato senza promettere miracoli, ma con un metodo paziente, umano, in controtendenza rispetto al rugby internazionale ossessionato dai risultati. E poi, quasi come una conseguenza, sono arrivati anche quelli.

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Il cambio di mentalità, le accademie e i giovani, il nuovo modo di giocare: l’intervista di Quesada al Midi Olympique

Come raccontato da Quesada, il tecnico inizia a lavorare con uno staff non scelto da lui, ma quello della Nazionale: “Era una condizione fin dall’inizio. Lo staff era sotto contratto e, dal punto di vista economico, per la Federazione era impossibile cambiare tutto”. Il tecnico ha una sola richiesta: una persona di fiducia, un argentino già coinvolto nella formazione federale: German Fernandez.

La vera svolta non avviene sul campo, ma nelle sale riunioni. Dove molti allenatori sfruttano i pochi giorni di raduno per accumulare allenamenti Quesada fa l’opposto. Sospende il rugby per parlare di rugby: “Abbiamo passato i primi due o tre raduni quasi solo su questo. Due giorni interi senza campo, con i giocatori in jeans e maglietta, immersi in un lavoro profondo su identità, valori, cultura e significato della maglia”.

La prima cosa che Quesada ha voluto far capire è il “perché”: l’obiettivo era “definire perché giochiamo e cosa vogliamo rappresentare”. Per Quesada, una performance duratura non può esistere senza una visione condivisa. “Una volta definito questo progetto di squadra, abbiamo potuto costruire il progetto di gioco in coerenza con questa identità”. Tutta questa prima fase del percorso si è svolta in italiano, come Quesada ha raccontato più volte: il tecnico ha voluto imparare la lingua prima ancora di arrivare e comunicare così anche nella quotidianità coi giocatori.

Sul piano del gioco, la trasformazione è altrettanto metodica. Quesada non ha mai rinnegato il suo amore per l’attacco, ma ha individuato subito il punto debole dell’Italia: “Se calci tutti i palloni sei prevedibile, ma lo sei anche se li giochi sempre. L’obiettivo non è limitare, ma equilibrare. Accettare a volte meno possesso, strutturare meglio le fasi di attacco, lavorare sull’alternanza, sulla pressione e soprattutto sulla difesa. Oggi subiamo meno punti ed è più difficile segnare contro l’Italia”. Quesada ha reso l’Italia una squadra più pragmatica e realista, senza rinunciare alla propria natura offensiva: “Abbiamo costruito un metodo adatto a loro, più che a me. Il gruppo è giovane, più leggero e con meno profondità rispetto alle grandi nazioni. Anche qui, la chiave è l’adattamento: Convinzioni forti, ma adattate culturalmente e umanamente a questo gruppo”.

Fin dall’inizio del suo incarico, Quesada ha mostrato la volontà di puntare sui giovani: “A ogni raduno convoco giocatori under 20 per inserirli mentalmente nel progetto”. Come spiega il Midi Olympique, inoltre, è lo stesso Quesada a spingere anche la Federazione a investire nella formazione, con la creazione di un’accademia a Parma e una politica più decisa per trattenere i talenti italiani, puntando su nomi nuovi  e fatti esordire già a novembre come Enoch Opoku-Gyamfi ed Edoardo Todaro (purtroppo infortunatosi poco prima del torneo, ndr).

La dimensione mentale è l’altro pilastro del metodo Quesada: “Se giochi solo per vincere e durante la partita capisci che non puoi farcela, non hai più motivi per continuare a lottare”. Il riferimento è alla Coppa del Mondo 2023, quando Quesada ha percepito questo tipo di dubbio all’interno del gruppo, rimettendo al centro la necessità di creare un forte legame con la maglia, rafforzare il gruppo e costruire una fiducia collettiva: “Oggi anche nelle difficoltà la squadra non molla più”.

Come spiega il Midi Olympique, tutto questo avviene in un contesto di risorse limitate. Quesada non si lamenta, ma integra questa realtà nel suo metodo: “Non ci concentriamo su ciò che ci manca, ma su ciò che possiamo controllare”. Meno staff, nessun centro dedicato, una profondità ridotta: l’Italia compensa con intelligenza collettiva e chiarezza di principi. “Allenare significa avere convinzioni, ma adattate a chi hai di fronte” spiegai l tecnico.

Alla domanda su cosa renderebbe il Sei Nazioni soddisfacente Quesada resta lucido e pragmatico. Come ogni allenatore, punta alle vittorie, consapevole che contano ben oltre il risultato sportivo: “Vincere significa anche alimentare la fiducia, unire attorno alla Nazionale e contribuire allo sviluppo del rugby italiano”.


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