Italia, Muhamed Hasa: “Standard altissimi”. La prima linea azzurra e quella voglia di non fermarsi più
Il pilone delle Zebre racconta le emozioni all’Olimpico, il turnover decisivo e l’attesa per l’Irlanda
Italia, Muhamed Hasa: “Standard altissimi”. La prima linea azzurra e quella voglia di non fermarsi più
Dopo il successo sulla Scozia, l’Italia vola a Dublino con una certezza ormai chiara: la mischia ordinata. Tra i protagonisti del primo turno c’è Muhamed Hasa, entrato nella ripresa e chiamato, insieme agli altri cambi, a mantenere alto il livello della prima linea.
Nell’appuntamento con la stampa che inaugura il primo giorno di raduno in vista della sfida di sabato 14 febbraio, il pilone delle Zebre ha sottolineato l’impatto emotivo dell’esordio nel torneo, ma anche la crescita generale di un reparto che, tra lavoro fisico e consapevolezza, ha imparato a misurarsi con le migliori.
«Innanzitutto faccio i complimenti alla prima linea che è partita titolare, Fischetti, Nicotera e Ferrari, perché ha messo standard altissimi. Noi che siamo entrati nel secondo tempo dovevamo rispettarli e, se possibile, alzarli. Per me è stata un’emozione enorme: era la prima volta al Sei Nazioni, e farlo all’Olimpico pieno, con la pioggia e tutto il resto, è stato davvero speciale».
Lo sguardo adesso va all’Aviva Stadium, dove l’Irlanda rappresenta un altro test di spessore sulla tenuta del pacchetto: «Mi aspetto che studieranno la nostra mischia, come noi faremo con la loro. Anche loro hanno una mischia molto forte e, come ogni squadra, cercheranno di metterci sotto pressione».
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Italia, Muhamed Hasa: “Renderti conto di poter competere con le migliori mischie al mondo ti fa capire che hai potenziale”
Per Hasa il salto avanti delle prestazioni in mischia ordinata nasce da un mix preciso: «Credo che ci siano due aspetti. Il primo è il lavoro fisico: sono anni di lavoro accumulato, tanta palestra e tanta preparazione. Ma credo che conti molto anche l’aspetto mentale: renderti conto di poter competere con le migliori mischie al mondo ti fa capire che hai potenziale, e che lavorando tutti insieme puoi davvero fare la differenza. Sabato si è visto. In autunno io non ho giocato contro Sudafrica e Australia, ma i ragazzi hanno dimostrato che possiamo mettere sotto anche i migliori. E poi, per noi giovani, è stato fondamentale il confronto in Sudafrica quest’estate: ci ha fatto capire dov’è l’asticella e quanto ci manca ancora. E questa consapevolezza ti motiva a lavorare sempre di più.»
E sulla partita di sabato, avverte: «Credo che loro arriveranno agguerriti: vengono da una sconfitta e vorranno reagire, anche in mischia. Noi dovremo concentrarci di nuovo sul lavorare bene, ma non bisogna sottovalutare nessuno». Infine, il simbolo della della vittoria resta quel pallone tenuto alto che ha fatto esplodere di gioia i tifosi: «A dire la verità non mi ricordo bene: ho in mente solo che stavamo difendendo da una trentina di fasi e, almeno io, ero un po’ in affanno. Ho visto l’opportunità: l’avversario è arrivato alto, io e Niccolò Cannone abbiamo raddoppiato e ho pensato solo a tenerlo su e a provocare il turnover. Poi, quando l’arbitro ha fischiato la fine, lì ti rendi conto di quanto sia bello vincere all’Olimpico, con lo stadio pieno così.»