Tra allerta meteo, infortuni e incognite: dove si vince Italia-Scozia?
Le criticatissime scelte di Townsend, l'incognita Russell e la coppia Zuliani-Lamaro: le chiavi del match dell'Olimpico
Un tempo Italia-Scozia era la partita del cucchiaio di legno tra una squadra che non riusciva a staccarsi di dosso il ruolo di Cenerentola e una che stava vivendo una profonda crisi sportiva. Oggi è la sfida tra due squadre che sanno ciò che vogliono, sanno chi sono e possono andare a prendersi qualcosa di più di una singola vittoria.
Intanto, è bene cominciare con un appunto. Fino a qualche anno che una squadra del Sei Nazioni escludesse qualche titolare dai 23 per giocare contro l’Italia era considerata prassi, nessuno avrebbe mai fatto titoloni per questo. Oggi ci ritroviamo con tutta la stampa anglosassone basita all’idea che Townsend contro gli Azzurri lasci fuori Kinghorn e Van der Merwe, relegando in panchina Graham per giocare con un mediano di mischia adattato all’ala (Dobie). È un segnale, piccolo, ma è un segnale. E soprattutto, nessuno ha parlato di turnover: quelle del tecnico scozzese sono scelte – per quanto criticabili – fatte con l’obiettivo di vincere la partita. E forse sono anche il manifesto di un ciclo tecnico che sembra vicino alla fine.
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Una Scozia imprevedibile
Ma come vuole vincerla Townsend? Mischiando le carte in tavola, anche a costo di prendersi qualche rischio. Più di Van der Merwe – su cui torneremo dopo – l’esclusione che fa più scalpore è quella di Kinghorn: banalmente perché contro l’Italia si esalta (nel 2023 firmò una tripletta e senza di lui gli Azzurri avrebbero probabilmente sbancato Edimburgo, e già nel 2019 ne aveva fatti altri tre) e perché per caratteristiche poteva effettivamente mettere in affanno la difesa dell’Italia, ripartendo palla in mano e sfruttando ogni errore avversario. Al suo posto c’è Tom Jordan, che è in forma strepitosa ma è un giocatore completamente diverso: gioca estremo, ma è più un centro-apertura. Garantisce sicuramente un’opzione in più in impostazione, e potrebbe sparigliare le carte anche al piede, soprattutto se il nubifragio che sta investendo Roma dovesse perdurare fino al calcio d’inizio. Sa fare tutto: imposta, calcia, attacca lo spazio, un po’ come Marin dall’altra parte, ma non è il classico estremo scozzese a cui speri che gli avversari regalino il pallone per farlo ripartire velocemente. Ed è un altro segnale che lascia presagire una Scozia un po’ diversa dal solito.
La squadra di Townsend ha sempre lavorato per innescare il più possibile le sue ali. L’imprevedibilità di Russell, la furia degli avanti e le continue percussioni dei due centri (Tuipulotu per linee dirette, Huw Jones più elusivo) avevano come scopo principale quello di far arrivare il pallone a Van der Merwe e Graham (o Steyn) e metterli nelle migliori condizioni possibile per giocare l’uno contro uno con l’avversario. Lo stesso Steyn ha caratteristiche simili ma non uguali agli altri due, è più solido ed equilibrato, ma soprattutto dall’altra parte c’è Jamie Dobie, sicuramente agile ma non un ala pura, anche se le sue mete le ha segnate (7 con Glasgow, più altre tre in uno Scozia-USA 85-0 difficile da prendere in considerazione dal punto di vista tecnico). Probabilmente, dopo la beffa di due anni fa, stavolta è Townsend che vuole sorprendere l’Italia, e non il contrario, e Graham dalla panchina ha tutta l’impressione di essere la dinamite da usare se il palazzo non vuole saperne di crollare. E considerando che non è così facile far cedere questa Italia, la scelta ha un suo senso.
A proposito di Van der Merwe. Il suo è un discorso diverso. Vero, se ha due metri di spazio diventa imprendibile e negli ultimi 5 metri è una sentenza, ma al di là del fisico sicuramente fuori categoria non è sempre efficace nelle letture difensive. Inoltre, due anni fa a Roma Lynagh e Capuozzo lo cancellarono dal campo. In questo senso, sorprende un po’ meno il non vederlo in campo rispetto a Kinghorn, anche perché il trequarti di origini sudafricane era stato già escluso contro gli All Blacks a novembre.
Quello che invece non cambia è il fulcro del gioco scozzese: Finn Russell. E qui passiamo a cosa deve fare l’Italia, e Louis Lynagh lo ha già preannunciato: non farlo giocare. In questo senso, i giocatori chiamati a tessergli una bella ragnatela intorno sono le terze linee e i centri, e in questo senso poter contare su due placcatori come Lamaro e Brex può fare la differenza. Se poi pensiamo che ogni tanto il buon Russell ci pensa da solo ad annullarsi (vedasi il disastro combinato con l’Argentina), è inevitabile che la strada per disinnescare la Scozia passi proprio dal suo numero 10, da sempre croce e delizia.
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Un’Italia rimaneggiata ma competitiva
Riccioni, Vintcent, Negri, Varney, Page-Relo, Capuozzo, Allan, Todaro, Lucchesi: 9 potenziali titolari, o quantomeno papabili ai 23 (Quesada a Sky ha detto che nei suoi piani Todaro doveva partire dalla panchina contro la Scozia), che diventano 10 se aggiungiamo Jacopo Trulla, uno che avrebbe fatto comodo in una rosa così piena di infortunato. Chiaramente non è l’Italia migliore possibile, soprattutto considerando che dall’altra parte la Scozia è al gran completo, praticamente l’unica a non avere l’infermeria piena. Dall’altra parte, nonostante tutte le difficoltà Quesada ha messo in campo comunque una squadra di tutto rispetto, segno che la profondità – seppur non ancora paragonabile alle altre contendenti – è effettivamente aumentata. Un tempo, con 9 titolari fuori l’idea di giocarsela non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione.
Nonostante Italia e Scozia siano due squadre che nel gioco aperto sanno esaltarsi, anche considerando l’allerta meteo è probabile che il match di Roma diventi più chiuso del previsto. E in questo senso potrebbe non essere del tutto uno svantaggio, sia considerando le assenze che comunque hanno indebolito il reparto trequarti azzurro, sia perché comunque davanti l’Italia può presentare un pacchetto di tutto rispetto: la prima e la seconda linea sono quelle titolari, in terza anche se mancano Negri e Vintcent (che in una partita del genere sarebbero stati fondamentali) di fatto il trio azzurro si può considerare titolarissimo a tutti gli effetti, con Lamaro e Zuliani insieme e Lorenzo Cannone numero 8. Anche in una possibile battaglia nel fango l’Italia non sarà impreparata, anzi, potrebbe anche fare la differenza.
Per quanto reduce da un 2025 sottotono, Lamaro è stato il miglior placcatore di due edizioni del Sei Nazioni (2022 e 2024) e la sua presenza in difesa può garantire a Zuliani ulteriore spazio per farsi sentire nel breakdown. Da un lato Quesada ha rinunciato a un ballcarrier “puro” nello slot di numero 6 (ma in panchina c’è Favretto) ma dall’altro ha scelto di schierare la terza linea più dinamica e tecnica: una scelta che magari non sarà replicabile contro squadre dal tonnellaggio superiore, ma che in una partita dove gli avanti possono fare la differenza più con l’intensità che con il contatto puro può fare la differenza. Poi l’Italia ha dimostrato di poter sorprendere anche sotto la pioggia, vedasi la bellissima meta segnata contro il Galles lo scorso anno con Capuozzo dopo una magia di Garbisi e una mischia avanzante.
Chiaro, se alla vigilia – considerando anche il fattore campo – questa partita poteva essere praticamente “50 e 50”, nella situazione attuale le possibilità della Scozia aumentano, ma non così tanto come le assenze potrebbero far pensare. Questa Italia ha il diritto e il dovere di giocarsela fino in fondo e di provare a vincere. Sarà un match che potrebbe decidersi sugli episodi e soprattutto sugli alti e i bassi che caratterizzano entrambe le squadre, che di partite negli ultimi anni ne hanno buttate via tante a causa di improvvisi blackout: è quasi pleonastico ricordare ancora una volta Scozia-Argentina, ma anche la stessa Italia lo scorso anno butto via la partita a Edimburgo nel giro di 10 minuti, e lo stesso fece a Twickenham con l’Inghilterra dopo un grande primo tempo. Dall’altro lato, anche se ci sono sicuramente tantissime aspettative in più nei confronti dell’Italia, la squadra di Quesada può e deve scaricare più pressione possibile su una Scozia che non può permettersi di sbagliare, se vuole provare a entrare in gara per il Sei Nazioni, soprattutto considerando che da questa gara l’Irlanda sembra essersi già tirata fuori.
Francesco Palma
Le formazioni di Italia-Scozia
Italia: 15 Leonardo Marin, 14 Louis Lynagh, 13 Juan Ignacio Brex, 12 Tommaso Menoncello, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Fusco, 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro (C), 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone, 3 Simone Ferrari, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti
A disposizione: 16 Tommaso Di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Federico Ruzza, 20 Riccardo Favretto, 21 Alessandro Garbisi, 22 Giacomo Da Re, 23 Lorenzo Pani
Scozia: 15 Tom Jordan, 14 Kyle Steyn, 13 Huw Jones, 12 Sione Tuipulotu (C), 11 Jamie Dobie, 10 Finn Russell, 9 Ben White, 8 Jack Dempsey, 7 Rory Darge, 6 Matt Fagerson, 5 Grant Gilchrist, 4 Scott Cummings, 3 Zander Fagerson, 2 Ewan Ashman, 1 Pierre Schoeman
A disposizione: 16 George Turner, 17 Nathan McBeth, 18 Elliot Millar Mills, 19 Max Williamson, 20 Gregor Brown, 21 George Horne, 22 Adam Hastings, 23 Darcy Graham