Sei Nazioni 2026, Italia-Scozia: la conferenza prepartita di Gonzalo Quesada
I temi toccati dall'head coach dell'Italia a due giorni dal debutto nel torneo contro i Braveheart
Sei Nazioni 2026, Italia-Scozia: la conferenza prepartita di Gonzalo Quesada
Verso Italia-Scozia con le parole di Gonzalo Quesada. Dopo aver annunciato la formazione, il ct degli Azzurri ha risposto alle domande dei giornalisti in videoconferenza, a meno di 48 ore dalla sfida che si giocherà allo stadio Olimpico di Roma e che aprirà il cammino nel torneo di entrambe le formazioni.
Leggi anche, Sei Nazioni 2026: la formazione dell’Italia che riceve la Scozia
Sei Nazioni 2026, Italia-Scozia: la conferenza prepartita di Gonzalo Quesada
Diversi i temi toccati dall’head coach, ecco le cose che sono emerse tra scelte di campo e visione degli avversari, ma non solo.
Sulle scelte di Marin da estremo e di Fusco da mediano di mischia, stanti anche gli infortuni: “Ogni volta che Leonardo Marin ha giocato o come estremo o come centro, ci è piaciuto. E’ un giocatore che lavora da tanto con noi e sa quello che vogliamo. In questo momento Pani ha avuto un rendimento un po’ più irregolare, anche se le ultime performance gli hanno permesso di essere convocato, come altra opzione in quello slot abbiamo Gallagher ma anche in base all’analisi sulla partita abbiamo scelto questo. Durante la gara non è escluso che Pani possa entrare e che Marin possa cambiare ruolo. Gli allenamenti ci hanno detto che sono tutti pronti. Pensiamo a una partita con della pioggia e con delle exit strategy da usare: avere un piede sinistro come Garbisi e un destro come Marin ci potrebbe aiutare in questo dettaglio non da poco”.
“Le scelte per la maglia numero 9? Abbiamo rispettato la scelta inziale sui 33 convocati. Alessandro Fusco era con noi, ad Alessandro Garbisi abbiamo comunque detto che anche lui era molto vicino alla convocazione, ma per me e per lo staff in questo momento Fusco è un po’ davanti nelle gerarchie, anche se il livello dei due è molto simile”.
Sulla configurazione di panchina con 5 avanti e 3 trequarti: “Stare sul 6+2 ci piace molto, anche perché il rugby di oggi va in quella direzione. Di solito avendo Page-Relo e Allan andiamo verso quella strada, anche perché sono comunque tutti piazzatori. Ecco questo è un qualcosa da non sottovalutare: i piazzatori servono sempre, sono partite del Sei Nazioni, e soprattutto in questo caso si potrebbero giocare su pochi punti, quindi abbiamo deciso di portare Giacomo Da Re, che lo sa fare, e che può coprire più di un ruolo. Vedendo come siamo messi e tutti gli elementi che la partita potrebbe portaci a utilizzare e a interpretare abbiamo pensato che il 5+3 fosse la cosa migliore: non vogliamo prendere rischi anche sui ruoli. Federico Ruzza e Favretto ci daranno duttilità in seconda e terza linea e nella linea arretrata abbiamo giocatori che sanno ricoprire diverse posizioni. Dobbiamo essere una squadra organizzata in tutte le circostanze, eventualmente anche per infortuni, cartellini o altro. Non vogliamo fare troppi adattamenti, ma avere soluzioni”.
Come stanno Page-Relo e Varney e il punto sugli altri infortunati: “Marco Riccioni ha una piccola piccola possibilità di poter affrontare le ultime due partite del torneo. Gianmarco Lucchesi ha disputato col suo club alcuni minuti, non è escluso che possa tornare disponibile. Ross Vintcent e Sebastian Negri non hanno nessuna possibilità di giocare in questo Sei Nazioni, perché i loro infortuni hanno una prognosi più lunga rispetto al torneo. Martin Page-Relo ha una piccola frattura alla cartilagine della spalla e fra qualche giorno avremo una call con lo staff di Bordeaux per capire gli sviluppi: questa settimana si è totalmente riposato e deve riaffrontare una rieducazione speciale. Varney, se tutto ok, la prossima settimana dovrebbe essere disponibile. Tommaso Allan e Ange Capuozzo hanno chance di tornare a giocare nei prossimi giorni. Chiudo con Jacopo Trulla: al momento non è in condizione per giocare”.
Giocare in un Olimpico pieno: “Giocheremo davanti alle nostre famiglie, in uno stadio pieno: sarà qualcosa di incredibile. Sappiamo che ci saranno anche tanti scozzesi, sarà una partita importante. Speriamo di essere di ispirazione per i giovani, che è uno dei nostri obiettivi. Sentiamo che i tifosi ci supportano: è una bella responsabilità, ma anche un’enorme gioia e motivazione”
Sulla Scozia e sul fatto che in Francia vedano l’Italia favorita contro la Scozia: “Se penso alla partita contro l’Inghilterra di due anni, che abbiamo perso di pochi punti: mi ha fatto impazzire. C’erano tantissime cose positive in quella partita, ma si poteva vincere e non abbiamo vinto, anche se l’ambiente in generale era contento della gara disputata. Adesso arriviamo a giocare contro la Scozia, che ha dichiarato più volte di puntare al Sei Nazioni, in una maniera differente, vista dagli altri. Oggi possiamo pensare di giocarcela davvero contro di loro, senza sorprese. E’ strano pensare che per qualcuno la vittoria della Scozia sarebbe una sorpresa”.
Poi aggiunge: “Ci aspettavamo una scozia con Kinghorn e Graham. Tom Jordan ultimamente ha fatto bellissime partite ma più da 10 o 12 che da 15, ma lui è un giocatore che ha duttilità: un po’ come Leo Marin. Graham sarà in panchina, è successo anche ha novembre: Dobie è cresciuto ed è stato bravo a guadagnarsi spazio con un rendimento altissimo. In generale Tom Jordan mi sorprende più delle scelte fatte alle ali (dove Duhan van Der Merve non figura nemmeno nei 23, ndr).
La Scozia che ha giocato e perso contro l’Argentina a novembre: “Ci aggiungo anche la gara contro gli All Blacks. Abbiamo visto le partite e le abbiamo analizzate: la Scozia ha fatto cose importanti per 55-60 minuti col pallone in mano. Con l’Argentina erano 21-0, poi l’Argentina è stata brava a rimanere in partita e a trovare con la panchina la forza di ribaltare l’incontro, soprattutto grazie alla prestazione di Santiago Carreras: sono andati all’arrembaggio non avendo più nulla da perdere e l’hanno ribaltata. Non dimentichiamo però che anche noi siamo stati capaci negli ultimi anni di rimontare: a Roma due anni fa perdevamo 3-14, l’anno scorso a Murrayfield 14-0, in entrambe le circostanze dopo pochi minuti. In un caso abbiamo vinto e in un caso abbiamo perso, abbiamo analizzato le situazioni con attenzione: sappiamo che per certi versi saranno una squadra in missione, in un pomeriggio dove anche il meteo potrebbe dire la sua”.
Uno sguardo sull’Italia XV: “Insieme a Massimo Brunello e anche a Franco Ascione abbiamo lavorato in condivisione sulla lista di giocatori presenti e a disposizione. Sul tema mi sono confrontato anche con Townsend che mi ha spiegato che loro in pratica hanno lavorato con un gruppo di 50 giocatori complessivi fra Scozia e Scozia A in queste settimane. Noi abbiamo avuto un avvicinamento diverso alle partite, perché un gruppo era Verona e uno a Rieti, ma questo non ci ha impedito di rimanere in contatto e confrontarci sulle situazioni, soprattutto a livello di staff tecnico. La partita sarà un’occasione: per vedere giocatori che seguivamo con attenzione e che avranno una possibilità in questo contesto, per qualche giocatore infortunato che potrà così tornare a giocare. Vedremo chi sarà pronto poi a fare uno step in più”.
Il meteo potrebbe influenzare la gara, magari un analogia con la pioggia abbondante del match di Roma contro il Galles nel 2025: “Stiamo monitorando la cosa. E’ chiaro che generalmente, un po’ come la Scozia, noi siamo una squadra che prepara un game plan più con la palla in mano e la volontà di esplorare la larghezza del campo. La pioggia potrebbe influenzare la gara, non come l’anno scorso come è successo col Galles, dove c’è stata una tempesta costante per 80 minuti, però a tratti è possibile che succeda. Dovremo costruire una strategia mista, qualcosa su cui abbiamo lavorato e abbiamo nelle nostre possibilità: un po’ di gioco alla mano e un po’ di gioco al piede. Sappiamo che anche la Scozia sarà in grado di adattarsi, noi abbiamo giocatori che lo possono fare. Poi – ride – se dovesse finire come è finita contro il Galles l’anno scorso…”.