Sei Nazioni, come stanno le avversarie dell’Italia? Le possibilità degli Azzurri nelle 5 partite del torneo

Sarà un torneo difficile per la squadra di Quesada: ricco di aspettative ma anche di incognite, e con un calendario non facile

Sei Nazioni, come stanno le avversarie dell'Italia? Le possibilità degli Azzurri nelle 5 partite del torneo (ph. Sebastiano Pessina)

Sei Nazioni, come stanno le avversarie dell'Italia? Le possibilità degli Azzurri nelle 5 partite del torneo (ph. Sebastiano Pessina)

Non bisogna nascondersi: sarà un Sei Nazioni difficile. Le aspettative nei confronti dell’Italia, mai come quest’anno, sono altissime: ci sono addetti ai lavori – compreso il c.t. del Sudafrica Rassie Erasmus – che hanno parlato addirittura di podio, ma gli Azzurri non devono farsi condizionare dalle voci. Bisogna lavorare partita dopo partita, come sempre fatto, e i calcoli si faranno solo alla fine. Anche perché il calendario è tutt’altro che facile: le gare più importanti sono nei momenti peggiori, con la Scozia alla prima giornata e il Galles – in trasferta – all’ultima, e in mezzo ci sono tre partite (Irlanda e Francia in trasferta, Inghilterra in casa) in cui gli Azzurri partono sfavoriti. La squadra di Quesada non deve porsi limiti, ma è importante non alzare l’asticella più del necessario, almeno non prima di scendere in campo. Anche perché l’ordine delle partite può mettere gli Azzurri in una posizione difficile: una sconfitta con la Scozia rischia di infilare l’Italia in una sorta di sfida a distanza col Galles fino all’ultima giornata, col rischio di arrivare a Cardiff troppo condizionati dal punto di vista mentale. In questo senso sarà importantissimo il lavoro dello staff e dello spogliatoio: isolarsi dalle voci, pensare solo alla singola partita e lasciar perdere tutto il resto. Molto dipenderà anche da quanti infortunati riuscirà a recuperare l’Italia: Page-Relo è già tornato in gruppo, e si spera di ritrovare per la seconda metà anche Allan, Capuozzo e forse Lucchesi. Ecco come arrivano le cinque avversarie dell’Italia al Sei Nazioni 2026.

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Scozia

Strana storia, quella scozzese. L’impressione è che il bel ciclo di Gregor Townsend, che ha riportato la Scozia ai piani alti del rugby mondiale dopo anni di magra, sia vicino alla fine. Nonostante le tante vittorie di prestigio il tecnico non è mai riuscito a dare alla Scozia quella continuità che serviva per raggiungere il grande obiettivo: vincere il Sei Nazioni. Le ultime Quilter Nations Series ne sono l’evidente dimostrazione: la schizofrenica partita contro gli All Blacks e poi l’inspiegabile black-out contro l’Argentina parlano da soli. Dall’altra parte, però, la Scozia è una delle Nazionali meno martoriate dagli infortuni, e non è poco considerando che l’elenco di assenti delle altre cinque (Italia compresa) si allunga ogni giorno che passa. Le stelle ci sono tutte: dalla croce e delizia Russell agli implacabili Van der Merwe e Graham. È tornato anche Tuipulotu per ricostruire la coppia con Huw Jones. E davanti c’è tanta esperienza: Ritchie, Cummings, i due Fagerson, Schoeman, Gray. Insomma, non manca nessuno. Attenzione però. Tutti parlando di un’Irlanda “vecchia”, ma in realtà l’età media più alta del Sei Nazioni è della Scozia: 28,4 anni.

Le possibilità dell’Italia
La prima giornata è sicuramente il momento peggiore in assoluto per trovare la Scozia, a maggior ragione se al gran completo come in questa occasione: gli scozzesi partono ogni anno per provare a vincere il Sei Nazioni, e chiaramente confidano nel match con gli Azzurri per portare a casa punti importanti. Dall’altra parte, la Scozia è una squadra che per caratteristiche può essere messa in difficoltà dall’Italia, e molto probabilmente è alla fine del suo ciclo tecnico. E poi Quesada è stato chiaro, bisogna sognare e bisogna crederci, perché è una partita che gli Azzurri possono giocarsi alla pari. Insomma: si può fare. E poi, come detto, c’è da affrontare il problema del calendario: l’Italia ha bisogno di questa vittoria, altrimenti il Sei Nazioni rischia di trasformarsi in un Everest fino a Cardiff.

Irlanda

Guai a farli passare come una banda di vecchietti. Certo, l’età media (27,9) non aiuta e il loro 2025 è stato tutt’altro che brillante, ma è pur sempre l’Irlanda. Certamente l’avvicinamento degli irlandesi al Sei Nazioni non è stato dei più agevoli: l’allucinante vicenda Aki ha aggiunto un altro nome di peso alla già lunga lista degli assenti, e paradossalmente proprio gli infortuni rappresentano l’unico modo per vedere qualche nome nuovo in una lista dei convocati che altrimenti sembrerebbe copincollata da quella di 2-3 anni fa. Il problema sarà vederli in campo, questi nuovi: le possibilità di Boham, Ichuzukwu, Edogbo, Doak (peraltro giovani ma non giovanissimi, a parte il primo) di scalzare la solita concorrenza non paiono altissime. D’altro canto, nelle gerarchie l’Irlanda parte dietro alla Francia e all’Inghilterra, ma il podio sembra comunque il piazzamento minimo per una rosa di questa qualità, pur con qualche acciacco in più.

Le possibilità dell’Italia
Bisogna partire da un presupposto: per ritrovare una partita davvero competitiva dell’Italia a Dublino tocca tornare al 2008 (16-11 per i Verdi, match deciso dal piede del solito O’Gara). Per il resto, gli ultimi 20 anni di trasferte azzurre in Irlanda passano dal senza infamia e senza lode al tragico. Anche se di fronte ci sarà una squadra in difficoltà rispetto la recente passato, l’Italia avrà bisogno di andare ben oltre i propri limiti – soprattutto mentali, perché a Dublino l’impressione è che gli Azzurri soffrano particolarmente – per cercare l’impresa. Molto dipenderà anche dalla prima giornata: se agli Azzurri riuscisse il colpo con la Scozia e gli irlandesi palesassero più limiti del previsto con la Francia, magari si potrebbe parlare di una storia diversa.

Francia

Vallo a capire, quel volpone di Galthié. Dopo un novembre sottotono (ma a marzo aveva vinto il Sei Nazioni, pur senza lo Slam) ha deciso di tagliare 3 nomi che hanno fatto la storia recente della Francia: Penaud, Alldritt e Fickou. Se per l’ultimo si poteva anche immaginare una possibile esclusione – l’età e gli acciacchi avanzano – vedere fuori gli altri due è stata una sorpresa per gli stessi addetti ai lavori francesi. Certo, con tutto quel ben di Dio a disposizione il tecnico francese può anche permettersi delle scelte coraggiose: “Devo dare la possibilità agli altri di crescere, e anche di sbagliare” ha detto spiegando la sua decisione. Fatto sta che assenti eccellenti o meno (manca anche Ntamack per infortunio) la Francia è il solito squadrone, e la formula del torneo con una pausa in meno può ulteriormente aiutarla, considerando che al di là dei quei 3-4 nomi chiave (Dupont, Ramos, Bielle-Biarrey, forse Ollivon) Galthié potrebbe cambiarne 11 a partita senza perdere un briciolo di qualità, cosa che le altre squadre (forse un po’ l’Inghilterra) non possono permettersi.

Le possibilità dell’Italia
Proprio per questo discorso sulla profondità la partita con la Francia arriva nel momento peggiore: è alla terza giornata, quella che per la prima volta si giocherà subito dopo le prime due, senza pausa. Dei cinque weekend, il terzo è quello in cui la profondità farà la maggiore differenza. Di conseguenza una partita che già sembrava sulla carta difficilissima assume i contorni dell’impresa. Va detto che di fronte c’è sempre la Francia, e contro di loro non si sa mai come si mettono le cose (la partita di due anni fa, proprio a Lille, lo dimostra), ma sulla carta è senza ombra di dubbio la partita più difficile del torneo dell’Italia, per qualità dell’avversario e contesto.

Inghilterra

L’Inghilterra sta bene, e dopo tanti anni si presenta ai nastri di partenza con concrete possibilità di vincere un torneo che manca dal 2026. E sei anni, per una squadra come l’Inghilterra, sono veramente tanti. Steve Borthwick è riuscito negli anni a costruire un gruppo solido e a instillare un mentalità vincente che per tanto tempo è mancata – vedasi la clamorosa sfilza di sconfitte di misura nel 2024 – e adesso si ritrova con una squadra in piena maturazione. In autunno gli inglesi hanno fatto 4 su 4 battendo Australia, Fiji, All Blacks e Argentina. E hanno l’opportunità di ripetersi: saranno il principale spauracchio della Francia campione in carica, ed è possibile che l’ultima partita del Sei Nazioni (Francia-Inghilterra) diventi una vera e propria finale.

Le possibilità dell’Italia
L’ultima volta, all’Olimpico, gli inglesi presero uno spavento non da poco. L’Inghilterra però è da sempre la bestia nera degli Azzurri – unica europea mai battuta nella storia – e si presenta a questo Sei Nazioni da co-favorita insieme alla Francia. Obiettivamente difficile pensare a un successo, il match con gli inglesi sarà importante soprattutto dal punto di vista della prestazione, come viatico verso la fondamentale sfida con il Galles dell’ultima giornata.

Galles

Qualche segnale di ripresa c’è stato: sprazzi di partita convincenti a novembre (ma che fatica col Giappone) pur senza cogliere risultati di rilievo, e poi sono arrivate vittorie importanti da parte delle franchigie gallesi, con Cardiff addirittura 4° in URC. Al di là di questi sprazzi di qualità, però, il Galles è ancora molto lontano dai fasti del passato: di campioni all’orizzonte ce ne sono pochi e l’assenza di Jac Morgan (un fenomeno, lui si) è pesantissima, anche se il ritorno di Rees-Zammit dopo la surreale esperienza in NFL può dare una grandissima mano.

Le possibilità dell’Italia
Sulla carta l’Italia ha maggiore qualità, ma bisognerà valutare soprattutto come le due squadre arriveranno alla sfida finale di Cardiff: se i ragazzi di Quesada dovessero arrivare all’ultima giornata già davanti in classifica potrebbero affrontare il match con maggiore tranquillità e con meno pressione, mentre una possibile “finale” per il cucchiaio di legno potrebbe logorare gli Azzurri dal punto di vista mentale, così come un’eventuale rincorsa azzurra nel caso il Galles riuscisse a portare a casa una delle quattro precedenti partite. Sul campo, però, l’Italia può dimostrarsi superiore, come già fatto negli ultimi anni con 3 vittorie nelle ultime 4 partite.

Francesco Palma

OnRugby.it © Riproduzione riservata

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