All Blacks: per Sonny Bill Williams l’addio a Robertson non basta, ci vuole un nuovo capitano

Mentre proseguono le indiscrezioni sul prossimo allenatore, l'ex stella della nazionale neozelandese fa emergere il dibattito sulla leadership all'interno della squadra

Sonny Bill Williams

All Blacks: per Sonny Bill Williams l'addio a Robertson non basta, ci vuole un nuovo capitano

Il cambio di guida tecnica degli All Blacks ha fatto molto rumore. Era inevitabile che l’esonero di Scott Robertson provocasse una serie di reazioni a livello globale, visto l’interesse che tradizionalmente ruota intorno alla squadra neozelandese.

Tra i tanti ex giocatori e opinionisti che stanno sponsorizzando Jamie Joseph come nuovo coach, si distingue Sonny Bill Williams, che ha parlato di un tema centrale per gli equilibri dello spogliatoio: il cambio del capitano.

Secondo Williams, 58 test con gli All Blacks e una carriera di grido tra Rugby League e pugilato, oltre a Joseph, anche Tony Brown, Dave Rennie e Tana Umaga sono tutti potenziali eredi di Robertson. Ma la “rivoluzione” non dovrebbe limitarsi al cambio del coach, anzi, dovrebbe toccare soprattutto chi è chiamato a esprimere la leadership in campo.

“Adoro Scott Barrett. È uno dei migliori giocatori al mondo, ma credo che dovremmo dare la fascia di capitano ad Ardie Savea”, ha detto Sonny Bill Williams. “È il nostro uomo per il futuro, semplicemente per l’energia che porta con sé. Ha le carte in regola, guarda cosa ha fatto con Moana Pasifika quest’anno.”

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Sonny Bill Williams: “Abbiamo bisogno di un gruppo di allenatori che sappia come creare sintonia”

Il nome di Ardie Savea non è banale in questo momento: il forte numero 8 è stato indicato dalla stampa come uno dei maggiori detrattori di Scott Robertson.

Gli equilibri tra il tecnico e i giocatori sembravano essere diventati troppo precari, così Sonny Bill Williams ha espresso la convinzione che questa fase transitoria sia necessaria per riportare gli All Blacks nella posizione che meritano. Prima di tutto, però, va ricreata una cultura di squadra.

“Queste sono solo le mie opinioni, ma credo che abbiamo bisogno di un gruppo di allenatori che sappia come creare sintonia prima di correggere. Perché questi giocatori sanno come giocare, sanno calciare, placcare, passare. Ma ciò che mi ha spinto a dare tutto è stato credere nei sistemi, credere negli allenatori, voler scendere in campo e sfondare un muro di mattoni. “

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