Ackermann e il rosso a Smith: cosa sarebbe successo se…
Il tecnico Lions riconosce la vittoria dei Crusaders. Ma contesta la decisione di Peyper
ph. Reuters
“Non credo che più di 60.000 persone abbiano pagato il biglietto per vedere una partita in 15 contro 14”. Si potrebbe riassumere così la dura presa di posizione di Johan Ackermann, coach dei Lions, dopo la sconfitta contro i Crusaders nella finale di Super Rugby. Un match in cui un peso importante lo ha avuto l’espulsione di Kwagga Smith, reo di aver travolto in aria David Havili. Un cartellino rosso incontestabile: il giocatore Lions non guarda la palla e tocca in aria l’avversario che cade malissimo. L’intento di far male non sembra certo esserci, ma prendersi cura dell’incolumità dei giocatori rientra tra i doveri del rugbista: chi sgarra va incontro ad una sanzione dal cartellino rosso in giù. Ma Ackermann, che lascerà il Sudafrica per la panchina di Gloucester, non ci sta.
“Anche per i neozelandesi Jaco Peyper sarà diventato un buon arbitro ora. La settimana scorsa non lo era (giallo a Barrett in semifinale, ndr)”. Il tecnico si è comunque congratulato coi suoi. “All’intervallo ho chiesto solo di non mollare e di combattere. Sono davvero fiero di come siamo tornati in partita con l’uomo in meno. Questa rimonta, dal 25-3 al 25-17, resterà con me“. La vittoria Crusaders è comunque meritata: “Hanno giocato bene durante tutto l’anno, preparato benissimo la partita e contestato bene le nostre touche e fermato i drive”. Resta però un punto: “Cosa sarebbe successo se…”. Ma no, non poteva non succedere. Quel cartellino rosso era sacrosanto.